DECENNALE SCUDETTO 2001, Juve-Roma: dalla paura all'insana gioia (VIDEO)

di finconsadmin

(di Tommaso Gregorio Cavalllaro)Sempre la solita maledetta storia, accidenti! Ce la facciamo sotto a un passo dalla meta. Ma è mai possibile prendere due gol in appena sei minuti e, per giunta, nella partita più importante della stagione?

Non facciamo illusioni di rimonta; e’ finita.” Di questo tenore, edulcorati ovviamente del talvolta volgare vernacolo nostrano, erano i commenti del popolo giallorosso verso le ore 20.36 del 6 maggio 2001.

In tale data, infatti, era in programma la dodicesima giornata di ritorno del campionato 2000/01 e la Roma era di scena al “fu” Delle Alpi di Torino contro la Juventus dell’allora tecnico Ancelotti. In quei 90’ minuti di “singolar tenzone”, in pratica, si sarebbe deciso il nome del futuro assegnatario dello scudetto.

La banda Capello si presentò, in quel della ridente Torino, con sei punti di vantaggio sulla Vecchia Signora e con la tranquillità, quindi, di poter fare affidamento su due risultati su tre. Come, invece, troppo spesso è capitato nella storia della Magica, la tranquillità – vedasi l’infausto Roma Lecce di erikssoniana memoria – si tramutò subito in paura, tanto che gli undici lupi giallorossi sembrarono tramutarsi in imbelli agnelli di fronte le sanguinarie zebre bianconere.

Tali quadrupedi, ovviamente, non mostrarono pietà alcuna nei riguardi della capolista e, nel volgere di appena 360 secondi, bucarono due volte la porta del buon Antonioli. Sembrava l’inizio della fine, anche perché la Roma non diede mai l’impressione di aver la giusta forza per reagire. Almeno fino al minuto 33 del secondo tempo; allorquando il samurai Nakata, subentrato un quarto d’ora prima al posto del Capitano, s’impossesso del pallone a centrocampo e, dopo aver percorso una decina di metri, lasciò partire uno SCUD terra-aria che s’infilò nel sette alla destra di un vanamente protese Van Der Saar.

Madama fobia, al quel punto, s’impossessò sia dei giocatori che del pubblico bianconero, mentre ripresero coraggio gli oltre ventimila – ma forse di più – tifosi giallorossi presenti ad Augusta Taurinorum. Cominciò, infatti, un assedio incessante da parte delle rinvigorite fiere romaniste, accompagnate dall’incessante canto di un popolo speranzoso. L’assalto a Fort-Juventus, però, pareva non dare esito alcuno; ma, verso il crepuscolo della sfida quando anche i più fiduciosi avevano abbandonato ogni speranza, Candela raccolse la sfera al vertice destro dell’area di rigore juventina, lo passò al solito Samurai che, senza batter ciglio, calciò con decisione verso la porta difesa dal grande e grosso olandese, che, tuffatosi lentamente e piuttosto goffamente, respinse male il pallone, sul quale planò un leggiadro aeroplanino, che, acrobaticamente, appoggiò la pelota in fondo al sacco.

Non mi dilungo oltre, ma concluderò con una parola che, ritengo, descriva al meglio ciò che, tra il settore ospiti dello stadio torinese e la Capitale, avvenne: IL DELIRIO. Non ci credete?

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