De Rossi da Vieri: “Folle discutere Fonseca, ma non ci si può accontentare di vincere con le piccole”

Daniele capitano ospite della Bobo Tv sul canale Twitch dell’ex attaccante: “Pellegrini sta facendo il salto di qualità che gli si chiedeva, da quando fa il centrocampista è cambiato”

di Redazione, @forzaroma

Una trasmissione che farebbe concorrenza ai grandi programmi in prima serata. Christian Vieri nella sua Bobo TV, il canale su Twitch in cui parla di calcio con amici ed ex colleghi, ha ospitato stasera Daniele De Rossi. In diretta con l’ex capitano della Roma anche Antonio Cassano, Ventola e Lele Adani.

State bene?
Si, stiamo tutti bene. Qualche mese fa sono andato a Propaganda a parlare di vaccini, di cose importanti… Ho più paura adesso.

Come va il corso allenatori?
Bene, siamo online e davanti a uno schermo come in qualsiasi scuola. Qualche lezione è più divertente, qualche materia ti contagia di più, altre di meno. Si è creato un gruppo Whatsapp della classe che dà grandi soddisfazioni (ride, ndc). Da scienziati nucleari.

La Fiorentina? È vero che potevi andare ad allenare lì? Saresti stato già pronto?
Gattuso non pensavo potesse diventare così forte, invece mi piace tantissimo. Fino a quando inizi non lo sai se sei pronto. Per la Fiorentina non ero pronto a livello legale, i discorsi si concludono lì. Ho detto lo stesso quando ho parlato di Pirlo: già uno che ha il coraggio, che si prende una responsabilità, in cuor suo è pronto. Poi c’è da vincere le partite. Roma è sempre stata una città molto opprimente, mio papà quando perde una partita è infastidito e vive un calcio che non ti mette questa pressione di risultati. Questo lavoro potrebbe metterci di fronte alla realtà in cui vai, prepari gli allenamenti e dopo un mese stai a casa. Sono elettrizzato dall’idea di iniziare. Farlo in una piazza bella carica e grande mi sarebbe piaciuto tantissimo e mi piacerebbe.

Hai un’idea di calcio?
Ce l’abbiamo tutti quanti. Non c’è un “mio calcio”, non dobbiamo inventare la bicicletta con gli sportelli, il calcio è stato inventato da gente più brava di me. C’è da prendere spunti, poi quando inizi ti relazioni con i più bravi. Per me il migliore è Guardiola, il problema è che tutti capiscono ciò che fa ma quasi nessuno riesce a rifarlo. Se devo iniziare, mi piacerebbe farlo con quella filosofia lì. Ha cambiato il calcio, l’ha capovolto. Avrebbe vinto meno senza Messi, Iniesta, ecc. Ma nell’ultima fase della carriera l’abbiamo vissuto, faceva il possesso palla a zero tocchi: vedeva e aveva studiato un calcio diverso dal nostro.

Spalletti è vero che è quello che ti ha influenzato di più? Il primo Spalletti.
Al di là dei problemi ambientali che si sono creati, anche nella seconda esperienza ho trovato un altro allenatore fortissimo. È nettamente uno dei più forti che abbia avuto, non è facile caratterialmente, a volte è troppo schietto e diretto, anche troppo. Però è uno che a livello di campo, di idee, è molto forte. Mi dispiace non abbia avuto una consacrazione, avrebbe potuto avere un’opportunità in una big. Ne ho avuti tanti che mi hanno influenzato. Io ho avuto anche Capello, Lippi, che hanno fatto un calcio di un’altra generazione, ma che hanno fatto la storia del calcio. Erano completamente diversi come approccio. Spalletti l’ho avuto per più anni di altri, ma ci sono anche Simeone o Klopp che hanno usato altre filosofie rispetto a Guardiola ma di rispettare.

Avevi visto bene su Luis Enrique.
Aveva una squadra buona, non tra le più forti che ho avuto alla Roma. Quando si parte con un progetto, non gli puoi dare dieci mesi. È andato via lui, non glielo perdonerò mai. Ha subito critiche eccessive, se hai idee come le sue un anno è poco. La sua idea di calcio ci era sconosciuto: il primo giorno ha preso un pallone, ha tirato in mezzo al campo e ha detto “giocate”. Abbiamo pensato: “Questo è matto”. Doveva capire come noi interpretavamo il calcio. Pur non avendo risultati incredibili, ci ha cambiato modo di giocare. Era scattato qualcosa: non credo che avremmo vinto quello che ha vinto col Barcellona, ma ci saremmo divertiti tanto.

LaPresse

Su Fonseca.
È quarto in classifica, ora la Roma ha Udinese e Benevento, magari tra due settimane non sarà neanche più quarto. Mettere in discussione Fonseca è follia. Ha vissuto alti e bassi, è innegabile che contro le squadre più forti la Roma stia facendo più fatica. Ma c’è da scindere: la società è dalla sua parte giustamente, la squadra sa quello che deve fare. Non ci si deve accontentare di vincere con le piccole e perdere dignitosamente con le grandi, bisogna ambire a qualcosa di più. Ma per il gioco e per i risultati, è in piena linea se non qualcosa in più. Non sono d’accordo con chi metteva la Roma settima o ottava, la Roma è forte e non è inferiore a Milan, Napoli, Lazio o Atalanta. Ma sta rispettando le aspettative. Poi c’è il discorso di ambizione: noi eravamo arrivati a pensare in una maniera che quando arrivavamo secondi ci dava fastidio. L’anno scorso parlavo con un dirigente della Roma che mi diceva che tutto filava liscio ed erano contentissimi: era quinta dietro al Cagliari. Dire che andasse tutto bene da quinti in classifica non era giusto, ma dire che andava tutto male quando era a quattro punti dalla prima, è follia.

Cassano: “Se togli Dzeko, Mkhitaryan, Pedro… la squadra non la vedo eccezionale o in grado di arrivare tra le prime quattro”
Allora togli Luis Alberto o Immobile alla Lazio… Ci sono due squadre che hanno dieci campioni, l’Inter e la Juve.

Cassano: “Noi avevamo squadre super, ma la piazza è difficile”. 
Sono d’accordo con te, ma quella squadra che ti ha visto brillare ed esordire, ha dovuto vendere Chivu, Emerson, Mancini… La differenza. Devo cambiare testa: ho sempre pensato che potesse essere colpa delle radio, i giornali… Ora devo pensare a chi va in campo. Se quelle squadre non avessero venduto Samuel, Mexes, Vucinic. O tre anni fa Salah, Alisson, Nainggolan, Pjanic, Strootman: le altre squadre non sono obbligate, oppure se ne vendono uno lo rimpiazzano. Questa è una potenza di fuoco importante poter migliorare sempre la squadra. Il Napoli è arrivato a due punti dalla Juve e hanno comprato Higuain.

Cassano: “Bisogna capire nelle piazze di Roma e Napoli che non partiranno mai coi favori del pronostico. La piazza deve tranquillizzarsi. Stiamo criticando un allenatore come Fonseca che sta facendo benissimo. Ogni volta bisogna cambiar tutto e buttare tutto a mare. Quando ci criticavano ai miei tempi io andavo avanti. Bisogna trovare giocatori con personalità forti, dei leader, e io non li vedo né nella Roma né nel Napoli”. 

Villar com’è?
Forte, mi è subito sembrato uno che sapeva cosa fare con la palla. Sbagliò un gol davanti alla porta, ricevette parecchie critiche. Mi piace guardare i giocatori beccati, come Ibanez che è un buon giocatore, avrà un ottimo futuro Villar. Pellegrini sta facendo quel salto di qualità che gli si chiedeva. Da quando ha iniziato a fare il centrocampista sta facendo partite meno appariscenti ma più concrete, si sta ritagliando uno spazio da leader.

Il derby. 
È ingigantita sta storia dell’ambiente romano, la domenica dopo il derby nessuno uccide nessuno. Cassano si esaltava, si divertiva a essere bersagliato. Gli piaceva farsi insultare. Non tutti sono come lui. Poi la partita dopo entri in campo e giochi. Adesso l’ambiente è tosto ma è vivibile, non ci sono cose folli.

Cassano: “De Rossi ha una grandissima personalità, si sa confrontare. Ha due palle grandi. Ci vogliono personaggi come te, io non li vedo: Dzeko, Pellegrini, hanno personalità. Ma in quelle piazze lì devi avere due cog**** così”. 
Francesco (Totti, ndc) aveva una personalità grandissima in campo. È importante anche chi si fa dare la palla e non si nasconde mai. Non l’ho mai visto nascondersi, la palla scottava eppure lo trovavi sempre. Pirlo pure parlava con me perché eravamo in stanza insieme, ma era la stessa cosa, in campo si faceva vedere.

Cassano: “Non posso immaginare che quando le cose non vanno un Pellegrini o uno Dzeko attaccano al muro qualcuno”.
Dico che ci sono dei ragazzi che hanno più personalità di quanta ne dimostrino fuori. Pellegrini sta facendo un cambio, sia da come cambia che da come gioca. Prima era più bello a vedersi, ora è ancora più utile. Come leadership? È un ragazzo che lo sta facendo, dopo il 3-0 nel derby si è messo la fascia di capitano, è entrato in campo e ha fatto partite buone. Non è un ca**sotto, poi ognuno sviluppa le proprie skill.

daniele de rossi boca juniors
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Com’è giocare col Boca? 
Avevo una passione, ma dopo essere andato non pensavo mi prendesse così brutta. Il telegiornale subito dopo la cronaca parla del Boca. Mi sono innamorato però anche del River, poteva dar fastidio a tanti in Europa. Se la metti in Italia sta nella parte sinistra della classifica con la sigaretta. La gente era di estrazione sociale diversa, hanno un approccio simile ma è sempre l’uno contro l’altro. C’è grande contrapposizione, l’ho vissuto in maniera pura. Vivevo nel palazzo del presidente del River, non ho mai fatto fatica a riconoscere la grandezza del River. Però il Boca è una cosa enorme, bisognerebbe vivere lì per capire cos’è. Il presidente del Boca poi è diventato presidente della Repubblica. Basta dire questo. Ci sono tifoserie incredibili in Argentina, ci sono emozioni e colori che in Italia un po’ si sono persi. Nella Bombonera c’è qualcosa di diverso, riconosco la grandezza del River ma quando entri in quello stadio riconosci che la gente del Boca è diversa, sono un gradino sopra a tutti. La sera del Clasico è stata una delle emozioni più grandi della mia carriera: è da stupidi negare che è stata una sconfitta tosta a Madrid, io sono arrivato gli ultimi sei mesi e avevano nuovo staff e giocatori, hanno rimesso il Boca in piedi perché hanno un orgoglio, qualcosa di diverso dentro. Sento parlare di maglia, rispetto, amore, dei tifosi: lì ci credono. Sono una grande squadra, dal primo all’ultimo si buttavano su tutte le palle. Facevano la guerra in campo e i tifosi fuori. Quella partita l’abbiamo vinta 1-0 dopo l’andata persa 2-0, ma lo spettacolo è stato incredibile e indimenticabile. Ma meno importante di quello che è successo dopo il fischio finale: quello che fanno loro non lo fa nessuno. A Roma-Slavia Praga ero allo stadio con mio padre, era Coppa Uefa… I tifosi del Boca battevano le mani con gli occhi lucidi. Non ho sentito un fischio, un insulto. Se leggi i social si scatenano, tutto il mondo è paese, ma poi conta lo stadio, chi viene a sostenerti. E dobbiamo valutare quello anche quando si parla di ambiente in Italia. Sui social siamo tutti ultras, poi non sono gli stessi che scrivono che vanno in trasferta a sostenerti. Una volta abbiamo incontrato i tifosi prima del Clasico: sono venuti, delle facce anche particolari, ci hanno chiesto di fare una partita degna e con orgoglio. Ci hanno detto che erano una famiglia, pensavo a qualche intimidazione. Non erano ragazzini, hanno un modo diverso di fare le cose. Racconto un aneddono: mi chiedono più maglie del Boca che della Roma. Ho chiamato un dirigente del Boca chiedendo di comprare 60 magliette: ho chiesto di mandarmi l’Iban e avrei pagato. Mi ha detto che il presidente, con cui ho vissuto dieci giorni, che le avrebbe regalate lui. Mi hanno detto che ero un orgoglio del Boca, eppure sapevano che potevo permettermele 60 maglie. Sono gesti piccoli che ti fanno capire che lì è una famiglia. Lì non c’è Pallotta che vende a Friedkin, ci sono le elezioni e c’è un potere clamoroso. In quei giorni si parlava solo di elezioni. Non faccio campanilismo, il River lo stimo, il Superclasico al Monumental è stato clamoroso. Ma quelli del Boca sono diversi.

Quando sento parlare del Boca, vedo qualcosa di diverso. 
Io sono stato uno di passaggio, un testimone. Ma sono romano e romanista, il brivido che mi dà la Roma non me lo darà nessun’altra squadra al mondo. Ho fatto la scelta del Boca perché li rispetto e perché era un desiderio. Se mio figlio giocasse e mi dicesse di un’offerta del Boca gli direi subito “vai”. Non so quando tornerò, ho libertà di poter dire quello che penso, e sono pazzeschi in tutto. Spettacoli, rumori, colori, cose che non abbiamo in Italia. Anche per una questione di leggi: qui non si possono portare tamburi, migliaia di palloncini, qui è un po’ più ghettizzata la cosa.

E il calcio non è così male in Argentina, no? 
Gli argentini stessi pensano che il loro calcio faccia schifo, ma non è vero che è sempre così. Ci sono anche stadi molto brutti e squadre che giocano male, ma loro sono i primi che pensano di essere inferiori come calcio. E invece hanno strutture impressionanti, vere. Sono andato lì con un po’ di pregiudizio, dentro al campo non succede nulla. I giocatori hanno un calcio incredibile, alcune squadre sono più organizzate di altre ma come in Italia o in Inghilterra. Loro sono i primi che devono rendersi in conto che non c’è questo divario, ma lì c’è un calcio rispettabilissimo, non parliamo di terzo mondo.

Hai dovuto cambiare il tuo modo di giocare.
Ho fatto un mese in cui andavo da solo, facevo dei super tempi. Pensavo di andare lì e ribaltarli tutti. Poi vai in campo e si muove il pallone, mi hanno ribaltato, mi hanno mangiato i primi due allenamenti. Fai una partitella contro la Primavera, lì ti fanno saltare per aria con un veleno allucinante. Se non cambiavo qualcosina in allenamento anche, era un bagno di sangue. Era inverno, scivolate, botte, bellissimo ma anche stancante.

Come settore giovanile? Sono strutturati?
Al Boca dai più piccoli ai più grandi, giocano tutti Boca-River a tutti i livelli. A 12 anni non dico che è come i grandi ma si prendono, si attaccano, c’è grande sportività. Il Boca ha un centro sportivo all’inglese, quindici campi, palestre, piscine, e il settore giovanile si allena lì. Poi c’è il centro sportivo dietro la Bombonera che profumava di storia, ma i ragazzi li vedi tutti i giorni.

Come ti ha preso il padel? E cosa ammiri di Conte allenatore?
Qualche anno fa prendevo in giro Francesco (Totti, ndc), adesso vedo palline ovunque. Mia moglie mi ha visto che facevo eccentrica per i polpacci. Questa cosa me la faccio passare, guardo tre ore di calcio al giorno, e sceglierò il calcio. Qui a Roma ha preso tanto come sport. Giochi con ex calciatori, poi ti trovi quattro minuti di audio di disamina tattica. Io gioco, male, a sinistra. Conte? Mi è entrato dentro, l’esperienza insieme è finita con 50 persone a piangere in una stanza. Tutti a piangere per quanto ci eravamo uniti e per quanto ci dispiacque uscire con quell’avversaria. Ha trasmesso qualcosa di diverso, la gente l’ha capito, ed era tutto figlio dell’allenatore. Credo abbia continuato a farlo, alla Juve, al Chelsea. Quest’anno rischia di vincere all’Inter, lo stimo tanto a livello umano non solo per le vittorie e per il calcio che fa. Anche tatticamente lui è diverso da Guardiola, ma bisogna apprezzare chi arriva ai risultati in maniera diversa. Ho conosciuto l’uomo, particolare eh, sbrocca e fa casino quando perde ma è un uomo leale. Difficilissimo essere un suo giocatore ma è molto bello. Ti chiede il massimo, ti succhia le energie, ma è appagante. Mi ha sempre detto in faccia le cose, mi disse che se avessi continuato a giocare così non mi avrebbe portato agli Europei.

Cassano era pazzo?
Pazzo e così forte, è stato un privilegio. Oltre alle gioie, i soldi, ti restano gli aneddoti: lui dopo un po’ diventava pesante, la sua voce me la sognavo la notte. Ma le risate che mi ha fatto fare lui, sono irripetibili. Cose che non dirò mai.

Conte quest’anno è obbligato a vincere, altrimenti diventa fallimentare.
Non è sbagliato. Ci sono tante squadre forti, la Juve ogni volta che fa le sostituzioni mi viene da pensare: “Come fanno a non vincere loro?”. Credo che dentro parli solo di vincere, lo chiedeva a noi di vincere anche se non eravamo fortissimi. Sa che si vince attraverso un tipo di atteggiamento. Lui ha vinto quando prima la Juve arrivava undicesima. Sa come si vince, ci sono gli avversari, ma per come si è messa la stagione è importante che riesca a vincere lo scudetto.

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