De Rossi e una vita senza finzioni: verso Torino con la biografia di Edward Bunker

Sull’aereo per il Piemonte Daniele legge “Educazione di una canaglia”, la storia dello scrittore statunitense dal passato criminale. Quella del 16 è una vera e propria passione per la lettura: “Shantaram”, “Open” e “Il potere del cane” i suoi preferiti

di Melania Giovannetti, @MelaniaGvn

Ancora una volta, Daniele De Rossi si distingue dalla folla. Neanche troppo tempo fa, bastava salire su treni, aerei o autobus e guardarsi attorno per vedere tante persone con qualcosa da leggere in mano. Ora, nel 2017, la situazione si è letteralmente stravolta: tutti sono lì, risucchiati dal proprio smartphone o dal tablet, lì a far scorrere le dita sulle varie bacheche dei social o a giocare all’ultimo videogame del momento. Nel mondo del calcio le cose non sono certamente diverse, anzi, le foto dei giocatori in viaggio verso le trasferte ne sono il perfetto esempio. Tutti tranne pochi, e tra questi pochi non poteva non esserci lui: Daniele De Rossi.

VERSO TORINO CON BUNKER – In diversi scatti del viaggio in aereo tra Roma e Torino di ieri, mentre gli altri compagni – ad eccezione di Strootman – stringono tra le mani il proprio smartphone, il capitano giallorosso è letteralmente piegato sulle pagine di “Educazione di una canaglia”, l’autobiografia in cui lo scrittore statunitense Edward Bunker racconta i primi quarant’anni della sua esistenza da criminale, dentro e fuori le peggiori prigioni californiane, testa e cuore divisi fra crimine e scrittura, rovina e salvezza. Un libro forte, crudo, che permette al lettore di entrare nel mondo ben poco edulcorato di Bunker, il racconto di un’esistenza vissuta sempre borderline. Senza mai dimenticare l’amore per la letteratura, ovvero il suo riscatto e la sua vera e propria destinazione finale.

LA PASSIONE PER LA LETTURA – Poco più di un anno fa De Rossi ha parlato delle sue passioni al sito del club giallorosso e, ovviamente, non poteva mancare la lettura e la top 3 dei suoi 3 libri preferiti. In rigoroso ordine: “Shantaram” di Gregory David Roberts, “Open” di Andre Agassi e “Il potere del cane” di Don Winslow. Il primo è un romanzo autobiografico “che ti fa venire voglia di andare in India il giorno dopo”, il secondo il racconto della vita del campione di tennis. “Lo scrittore, Moehringer, è un fenomeno. Già dopo due righe si capisce che si sta leggendo un capolavoro”, parola di Daniele. Un capolavoro in cui appaiono tre semplici parole che inizialmente spiazzano chiunque le legga: “Odio il tennis”. “Un’espressione geniale – ha raccontato De Rossi – Un atleta che ama lo sport e che legge queste parole capisce subito perché Agassi parla in quel modo. Anche noi, in una determinata circostanza o per un solo secondo, odiamo il calcio per qualche motivo”. D’altronde lo diceva un certo Marcel Proust: ogni lettore, quando legge, legge se stesso. E Daniele, come chiunque divori pagine su pagine, non fa eccezione. Anche in un mondo del calcio in cui chi legge libri è una vera e propria mosca bianca.

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