Stadio della Roma, Caudo: “Serve più chiarezza”. Civita: “Senza infrastrutture diremo no” – FOTO

L’ex assessore all’Urbanistica torna a parlare: “L’aver inviato alla Regione un progetto che non si condivide, trasforma la Conferenza dei Servizi da un qualcosa di tecnico a un qualcosa di politico. È un disastro, sono danni per tutti”

di Jacopo Aliprandi, @JacopoAliprandi

Oggi pomeriggio il professor Giovanni Caudo, assessore all’Urbanistica della giunta Marino, aprirà l’evento “Dallo stadio della Roma ad una romanella di stadio” per parlare del futuro stadio della Roma di Tor di Valle. L’appuntamento è stato fissato per le 17.30 alla facoltà di Architettura di Roma Tre a Monti, solo poche ore dopo la seconda seduta della Conferenza di servizi regionale. Oltre a Caudo, sono presenti anche Fernando Magliaro, giornalista de Il Tempo, e Michele Civita, assessore all’urbanistica e all’ambiente della Regione Lazio. In programma gli interventi di Caudo, De Blasio (del Comitato di Decima), Magliaro e Civita sul come è difficile investire a Roma, di cosa significa la regia pubblica nelle scelte di governo della città, partendo ovviamente dalla vicenda del futuro stadio della Roma.

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Ore 19.55 – Termina qui la conferenza.

Ore 19.35 – Interviene anche Michele Civita, assessore all’urbanistica e all’ambiente della Regione Lazio: “La Regione ha una funzione descritta non benissimo nella legge che contiene le norme sugli stadi. Il progetto arriva in Regione e la regione è competente sull’indizione della conferenza dei servizi poiché conteneva una variante urbanistica. La legge prevede che prima sia dato l’interesse pubblico, però non deroga le stesse norme dalle procedure urbanistiche. La delibera di variante va fatta in base a queste procedure. Alla Raggi abbiamo detto: se pensi sia uno scempio, vai in consiglio comunale e chiudi la partita. Questo non è stato fatto, su altre questioni sono state fatte delle modifiche, sullo stadio della Roma no. Di conseguenza, è partita la Conferenza dei Servizi. Ora serve la delibera del Comune. Ovviamente questa delibera deve essere coerente con quello di cui si è discusso. Se si pensa che il progetto sia uno scempio il Comune di Roma ha il dovere di fermare questo iter. Se invece pensa che si possa migliorare il progetto allora deve lavorare nella Conferenza dei Servizi, che sta lavorando abbastanza bene. Cosa succederà? Vediamo, dipende molto dalla volontà politica del Comune. Noi dobbiamo dare certezza dei sì e dei no a chi vuole investire a Roma. Seconda cosa, solo lo stadio lì non va bene. Il nostro interesse è portare strade e infrastrutture dove prima non c’erano. Lo stadio da solo non conviene farlo. O si fanno i servizi o saremo noi a dire che lo stadio non si può fare”.

Ore 18.50 – Parola a Francesco de Blasio, avvocato e rappresentante del Comitato di Decima: “Esiste un importante mercato di capitali provenienti da paesi extra europei che negli ultimi anni ricercano investimenti per collocare masse di denaro significative. Intercettare questi flussi è fondamentale per la pianificazione di opportunità utili alla collettività”.

Ore 18.40 – Termina l’intervento di Caudo. Prende la parola Marco Castagna per illustrare la situazione relativa agli altri stadi europei.

Ore 17.55 – Prende la parola Giovanni Caudo, che usa delle slide per spiegare il progetto: “Servirebbe più chiarezza per trattare un progetto come quello di Tor di Valle, perché altrimenti si rischia di danneggiare la città. Noi vorremmo che si dicesse sì con trasparenza, o altrimenti no ma con coerenza di ciò che si scrive e si dice, ovvero la voglia di chi governa di bloccare tutto. Ci saremmo aspettati che si prendesse una decisione chiara al momento del cambio dell’amministrazione. Il rischio è di percorrere una strada che porta a problematiche. L’aver inviato alla Regione un progetto che non si condivide, trasforma la Conferenza dei Servizi da un qualcosa di tecnico a un qualcosa di politico, con trattative. È un disastro, sono danni per tutti. Se è sì e siamo rigorosi, se è no diciamo no e siamo altrettanto rigorosi. Lo stadio sono 60mila spettatori per cui servirebbero 160mila metri cubi, cosa che rientra nel piano regolatore. 160 mila metri cubi equivalgono a 1403 baitanti. A parità di cubi lo stadio ha un carico urbanistico di circa 50 volte superiore. La prima proposta presentata con lo studio di Fattibilità prevedeva: 270 milioni di opere di urbanizzazione, il 76% sono per strade e parcheggi. Solo 10 milioni sono per infrastrutture di trasporto su ferro (contributo per il prolungamento della metro B a Tor di Valle). Dei 60 mila utenti dello stadio solo 15400, il 25%, utilizzerà il TPL su ferro. La proposta modificata invece prevede: 319,4 milioni di opere di urbanizzazione, il 62% sono per strade e parcheggi. 57 milioni di euro sono per infrastrutture di trasporto su ferro, il 47% rispetto alla proposta presentata. Dei 60 mila utenti dello stadio circa il 50% utilizzerà il TPL su ferro. Non ne posso più della vicenda “non facciamo la metropolitana”. A Tor di Valle devono essereci 16 treni l’ora. Nella delibera non c’è scritto che deve essere obbligatorio il prolungamento della Metro B. Per arrivare a Tor di Valle servono 16 treni l’ora, possono essere 8 via metro e 8 via Roma-Lido o anche 16 tramite la Roma-Lido. Deciderà la conferenza dei servizi. Il bacino di utenti che andrà allo stadio è concentrato nel centro città, mentre la Roma-Lido si concentra sulle aree esterne. Per questo si preferiva la soluzione della metro B, si erano fatte considerazione di carattere trasportistico.

E’ uno stadio che ha tre uscite pedonali, è stata una cosa imposta anche dal Prefetto. Non so su quale carta si dice che l’area dello stadio è esondabile, non lo dice nessuno. Ma qualcuno usa ancora questa parola ‘esondazione’ per l’area… Sono stati previsti 10 milioni di euro per la messa in sicurezza del Fosso di Vallerano. La cui area è esterna a quella dove sorgerà lo stadio. Le opere pubbliche sono obbligatorie, quindi da realizzarsi anche se crescono i costi. E’ previsto nella delibera che si può ridurre la SUL. Se un’opera pubblica la fa il pubblico automaticamente si riduce la SUL. Se il Comune metti i soldi fa le opere pubbliche e quindi non ci sono i grattacieli. Le opere pubbliche valgono 195 milioni di euro. La patrimonializzazione pubblica è di 363 milioni totali ed era di 270 milioni quando ci è arrivata la proposta iniziale. Un’incidenza del 25% sul totale dell’intervento sullo Stadio della Roma (totale 1,5 miliardi di euro). Il privato si assume il rischio di impresa della realizzazione degli uffici (le torri), ma restituisce il 100% (calcolata in 805 euro/mq) al Comune.

Il pubblico porta a casa 281 € al metro cubo in questa operazione. Vediamo alcuni esempi: Porta di Roma porta 41 €/mc, Ponte di Nona 51 €/mc. Noi volevamo che lo stadio fosse la prima opera per dare vita ad un rapporto pubblico-privato come nelle altre grandi città europee. Noi volevamo fare il contrario rispetto a quanto fatto fino ad oggi con le grandi operazioni, a Porta di Roma non ci sono neanche i soldi per tenere le luci accese”.

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