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Dalle nottate insieme a Spalletti al rapporto con Monchi: Nainggolan dice tutto

Redazione
L'ex centrocampista giallorosso senza filtri: "Il genio di Siviglia pensava di poter fare una squadra come voleva lui in Italia. Luciano? Mi ha fatto dormire a Trigoria per controllarmi"

Radja Nainggolan è tornato a parlare ai microfoni di Sportium.fun. Il belga si è raccontato in una lunghissima intervista tra aneddoti e rivelazioni extra campo. Queste le sue parole:

E' vero che Spalletti ti ha fatto dormire a Trigoria? "Sì, mi aveva tenuto lì. Non mi ricordo esattamente il motivo, forse una partita importante o una punizione. Mi disse: “Adesso tu questa settimana dormi qui perché non voglio che esci”. Lui dormiva nella camera accanto e ogni sera, fino alle dieci e mezza, veniva a controllare che fossi in camera perché aveva paura che scappassi. Poi però ho giocato male".

Da grande che vuoi fare? "In questo momento sto ancora giocando ma sto pensando di prendere il patentino da allenatore. Vedere quello che c'è in giro credo di poter fare l'allenatore.

Quali sono stati i tre gol più belli? "Quello col Cagliari contro la Spal di controbalzo, quello con la nazionale contro il Galles all’Europeo e una semirovesciata contro il Genoa".

Nel periodo della doppietta all'Inter eri il più forte del campionato? "Mi ritenevo uno dei più forti. Ancora oggi quando gioco con i ragazzini di 20 anni penso di essere più forte nonostante corrono più veloci di me".

Chi era più forte di te ai tempi della Roma? "Non lo so. L’unico giocatore che in quell’epoca era fortissimo era Vidal alla Juve. Erano belle partite, belle sfide con lui. Eravamo i migliori del campionato".

Pogba era più forte di te? "Ero più forte di Pogba, non perché non lo fosse ma perché ha fatto tre anni buoni di carriera".

A quali ex compagni sei più affezionato? "Parlo con tanti del Piacenza. Parlo con Daniele Conti, lo sento spesso lo vedo spesso. De Rossi è stato importante, Totti è stato importante. Francesco non lo vedevi mai fuori dal campo ma avevamo un bellissimo rapporto".

Perché hai smesso a 31 anni di giocare in Italia? "Non lo so. Sono andato ad Anversa perché ho due figlie là. Ho firmato due anni, sono andato alla Spal, poi in Indonesia. Ho fatto un percorso che faceva parte della mia vita ma che non avevo mai fatto".

Dopo la morte di tua madre hai segnato uno dei gol più importanti della tua carriera. Cosa hai provato? "È stata la prima volta che mi sono commosso in campo. Il mio sogno era vederla soddisfatta per tutti gli sforzi che ha fatto per farmi arrivare così lontano e non l’ha mai potuto vivere, ma so che sarebbe stata fiera dell’uomo prima ancora che del calciatore".

Perché hai lasciato la Roma? "Come uomo sono uno che deve stare bene con sé stesso tutti i giorni. Non ho mai avuto problemi a dire quello che penso. Potevo rimanere ma poi è arrivato il direttore Monchi, che voleva fare la sua squadra, perché il genio di Siviglia pensava di poter costruire in Italia una squadra come voleva lui. Voleva vendere tutti i giocatori di Sabatini. Quando l'ho saputo gli ho detto che avrei deciso io dove andare. Sarei potuto rimanere ma gli ho detto che non sarei riuscito a salutarlo tutti i giorni. Sento ancora tanto affetto dai tifosi della Roma. L'Inter era una squadra dove ho sempre voluto giocare. Quando mi hanno chiesto se fossi contento di essere all'Inter ho risposto che ero più triste di essere andato via dalla Roma".

Su De Rossi. "E' stato uno dei più forti con cui ho giocato. Formavamo un centrocampo completo. Con lui ho avuto un bel rapporto. Io sono andato alla Spal quando lui era lì, che poi non è stata la storia che volevamo, perché lui dopo dieci giorni è stato esonerato e io sono rimasto là da solo. Daniele è una persona che mi ha dato tanto e quindi, quando ho potuto dargli qualcosa, l’ho fatto. Fa parte di me. Con la gente che mi dà tanto cercherò di ricambiare sempre. Ho avuto la possibilità di andare alla Spal per lui, non perché volessi scendere di categoria. Per lui e per Sabatini che è una persona eccezionale. Mi ha detto di andare a dargli una mano. A Sabatini voglio veramente bene".

I migliori allenatori che hai avuto? "Medaglia d’oro a Spalletti, secondo Pioli perché mi ha lanciato a Piacenza. Con lui ho ancora oggi un bellissimo rapporto. Terzo, metto Mario Somma. Era preparatissimo. Anche Di Francesco è stato un bravo allenatore. Con Garcia ho un bellissimo rapporto. Lui è un gentiluomo e adesso allena la nazionale belga. Secondo me è il commissario tecnico è il ruolo giusto per lui".

Hai detto che vale più uno scudetto alla Roma che dieci alla Juve. Perché? "A me piaceva Football Manager e io non prendevo mai la squadra più forte. Sono andato in una società come la Roma, che per me è stata la storia più bella della mia carriera. Volevo battermi contro la Juve e comunque, nei cinque anni che ci sono stato ce la siamo giocata. Poi, ovviamente, guardando la storia, la Roma ha fatto 87 punti, la Juve 92; l’anno dopo noi 82, loro 103… insomma, mancava sempre qualcosina, perché la Juve era troppo superiore in tutto. Quando una società come la Roma vince lo scudetto sarà festa per vent’anni, mentre alla Juve lo devi vincere ogni anno. È diverso come sentimento".

Sugli episodi favorevoli nei confronti della Juventus. "L'ho provato sulla mia pelle. Quando hanno inaugurato la Juventus Stadium, col Cagliari ci ho giocato e ricordo una partita che pareggiammo 1-1 con un rigore inesistente a favore della Juve. Poi arrivo alla Roma: prima partita allo Juventus Stadium, perdiamo 3-2 con due rigori fuori area, e c'è stata la stessa storia con la Roma. Lo hanno visto tutti, è la verità solo che non tutti riescono a dirlo. Ed è da lì che mi nasce questa sensazione".

Come la vedi la situazione arbitri? "Penso che il calcio deve essere come una volta. Se si fanno gli errori con il Var allora è giusto toglierlo e far sbagliare gli arbitri normalmente. Il vero calcio è un altro, non è questo. Il calcio è uno sport di contatto. Non c'è più furbizia. Il Var ha cambiato e sta limitando il calcio".