Dalle lacrime alla crisi: i cinque mesi tormentati di Florenzi

Ad inizio ottobre contro il Milan il gol e il pianto liberatorio. Un girone dopo, tra rinnovo che non arriva e prestazioni insufficienti, la stagione si è complicata

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

Cinque mesi possono sembrare una uno schiocco di dita così come una distanza astronomica. Alessandro Florenzi si immaginava sicuramente un ritorno diverso in campo dopo il doppio infortunio al crociato che l’ha tenuto lontano dal campo per quasi 300 giorni. Domenica torna Roma-Milan e la gara d’andata rappresentò la serata del grande ritorno nel calcio dei grandi del numero 24 giallorosso: suo il gol del 2-0 che chiuse i conti a San Siro, confermando il grande inizio di stagione della squadra di Di Francesco, che proprio contro i rossoneri raggiunse il suo quinto successo consecutivo tra campionato e Champions.
Dopo aver trafitto Donnarumma arrivò un pianto liberatorio che racchiudeva la tensione, la rabbia, l’attesa e la speranza accumulati nei giorni più bui. Da quel momento sembrava iniziata la discesa. Sembrava, appunto, perché in realtà il picco in alto è stato proprio quello di San Siro: da quel momento tra equivoci tattici, stallo sul contratto e rapporto con i tifosi, la stagione di Florenzi si è impantanata.

TERZINO ADATTATOSabatini, dopo le sue prime esperienze da terzino, condite dallo storico gol da centrocampo contro il Barcellona, esagerò paragonandolo a Dani Alves. E Florenzi, nonostante il super inizio nel tridente d’attacco della prima Roma di Rudi Garcia insieme a Totti e Gervinho, si adattò ai nuovi compiti. La fase di spinta non è mai mancata, semmai ciò che ha sempre lasciato a desiderare è la tenuta difensiva. Per informazioni chiedere a Paulo Fonseca, che mercoledì ha impostato la partita del suo Shakhtar proprio sulla fascia di Florenzi, con Ismaily e Bernard che hanno costretto Di Francesco a riesumare lo spericolato Bruno Peres.
Da una parte la disponibilità di chi, a detta sua, “per la Roma giocherebbe anche in porta”; dall’altra un ruolo che comincia ad andargli stretto, esponendolo spesso a brutte figure alle quali non è mai stato abituato. In campionato, nonostante questa sia la stagione del rientro dal doppio infortunio, con 2048’ tra i calciatori di movimento è quello che ha giocato di più dopo Dzeko, Kolarov e Fazio. Per Di Francesco è irrinunciabile, la realtà è che le alternative latitano: Karsdorp ha dato seguito all’ecatombe destinata alle mani del prof. Mariani, Bruno Peres si è autoescluso con atteggiamenti irriverenti, in campo e fuori; l’alternativa poteva essere Emerson, ma è stato sacrificato in nome del Fair Play Finanziario e a Londra ha iniziato con un assist a Giroud al suo esordio.
Le statistiche non lo aiutano: dei 99 cross su azione in campionato, solo 23 sono andati a buon fine. Non esattamente numeri da Dani Alves.

CONTRAT-TIAMO? – Prosegue lo stallo sul rinnovo del contratto: arrivati quelli di Nainggolan, Manolas, Fazio e Perotti, il successivo era proprio quello di Florenzi. Tra richieste esose e prestazioni tutt’altro che esaltanti, la società sembra aver preso tempo. Come se non bastasse negli ultimi giorni è emerso anche un interesse della Juventus. Apriti cielo. Al momento sembra difficile immaginare un futuro del jolly di Vitinia in bianconero: sarebbe uno smacco troppo grande per un giovane romanista cresciuto all’ombra di due mostri sacri come Totti e De Rossi, che pur non rinunciando a stipendi invidiabili, hanno messo davanti a tutto l’amore per la Roma.
I tifosi vedrebbero di buon occhio il proseguo della “dinastia romana”, anche se qualcuno comincia ad avere qualche perplessità.

QUANTO PESA LA FASCIA – In stagione Florenzi ha indossato la fascia di capitano in otto occasioni, interpretando il ruolo che, contratto permettendo, sarà il suo nel prossimo futuro: quattro vittorie (con Fiorentina, Spal, Verona e Benevento), due pareggi (Inter e Samp) e due sconfitte (Atalanta e nel replay con la Samp). Il momento più basso è stato certamente all’Olimpico contro la squadra di Giampaolo: Florenzi si prende la responsabilità del calcio di rigore in un momento psicodrammatico e lo sbaglia. A fine partita la Sud invita la squadra ad andare sotto la curva a prendersi i fischi: Nainggolan tentenna, Florenzi lo spinge negli spogliatoi. I tifosi non gli perdonano non tanto il penalty parato da Viviano quanto quest’atteggiamento: la piazza si divide tra chi lo ritiene adatto per senso d’appartenenza al ruolo di capitano e chi invece proprio dal mancato senso d’appartenenza si sente deluso. “Togliti la fascia” e “capitano indegno” sono solo alcuni dei commenti più in voga sui social.
Tutto d’un colpo Florenzi ha visto scivolare via l’immunità che si era guadagnato.
Domenica però torna il Milan e cinque mesi dopo Florenzi cerca un nuovo inizio.

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