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RASSEGNA STAMPA

D’Agostino: “Con la Roma ho realizzato un sogno. E una volta affrontai Delneri…”

Redazione
L'ex centrocampista ha poi aggiunto: "Aldair mi ha impressionato. Gli bastava uno sguardo per farti rigare dritto"

Gaetano D’Agostino è uno di quei calciatori che, guardandosi indietro, porta con sé qualche rimpianto legato alla propria carriera. Soprattutto alla Roma, il club con cui ha esordito tra i professionisti e al quale è rimasto profondamente legato, tanto da collaborare ancora oggi con il settore giovanile dell’Under 18. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, D’Agostino è tornato a parlare del suo percorso in giallorosso, rievocando l’emozione del debutto sotto la guida di Fabio Capello e soffermandosi anche sui rapporti complicati con Gigi Delneri, durante la sua esperienza sulla panchina della Roma.

D'Agostino, partiamo dall'inizio. A 12 anni passò alla Roma, un bel salto. Ricordi dei primi giorni?

"Fu un trauma. Trigoria è una città e a me sembrava tutto enorme. A un certo punto scappai, volevo mollare tutto. Chiamai Bruno Conti e gli dissi 'non ce la faccio, voglio andare via'.

E lui?

"Lui mi prese e mi portò a casa sua. Sono stato otto mesi lì. Vivevo con i suoi figli, Andrea e Daniele, anche loro giocavano alla Roma. È stato come un padre. Gli devo veramente tutto".

In giallorosso fece tutta la trafila, fino all'esordio con Capello.

"Un'emozione unica. Ho realizzato il sogno di quel bambino partito da Palermo con uno zaino e tante aspettative. Capello era un sergente di ferro: parlava pochissimo ma guardava tutto".

Quello era uno spogliatoio di campioni. Chi la impressionò di più?

"Su tutti dico Aldair, era incredibile. Gli bastava uno sguardo per farti rigare dritto. Glielo dico ancora oggi quando lo vedo: Pluto, sei il mio idolo'. Lo rispetto tantissimo, una volta in allenamento gli feci un tunnel con un velo e quasi mi sentivo in colpa».

Nel 2004 una stagione tribolata. Quattro allenatori, tra cui Gigi Delneri...

"Discutemmo, perché non mi sentivo capito. lo presi i fischi dell'Olimpico e mi fecero male. Il pubblico era arrabbiato con la squadra. Io dopo una sconfitta andai da Delneri e lo affrontai: 'Mister, io non sono un esterno. Non riesco a esprimermi. Ma lui non cambiò la sua idea e io chiesi la cessione".