Da Foschi a Cappelli: tanti presidenti più o meno amati

di Redazione, @forzaroma

(di Luca Parmigiani) Come preannunciato dagli organi di informazioni, è Roberto Cappelli il presidente ad interim che succede a Rosella Sensi, dimessosi nel Consiglio d’Amministrazione dello scorso 28 giugno, in attesa che sul posto di comando salga l’americano Thomas DiBenedetto.

Cappelli, legale di Unicredit, la banca che ha gestito la cessione della Roma dal luglio 2010, faceva parte del Consiglio d’Amministrazione della società giallorossa sin dal novembre del 2008, piazzato proprio dall’istituto di Piazza Cordusio ai tempi del contenzioso tra Unicredit e Italpetroli per il debito che l’azienda della Famiglia Sensi aveva contratto con la banca.

 

Quindi per la storia e nell’albo dei ricordi, Cappelli entra nella lista dei presidenti dell’A.S.Roma.

I PRESIDENTI PIU’ AMATI Senza dubbio i presidenti più amati della storia della Roma fin dalla sua nascita sono stati Dino Viola e Franco Sensi.

Dino Viola divenne presidente della Roma nella stagione 79/80 dopo essere stato dirigente della società negli anni precedenti. L’Ingegnere ebbe il grande merito di trasformare la Rometta in una squadra competitiva, vincente e in grado di combattere contro le squadre del Nord.

Negli anni Ottanta la rivalità con la Juventus fu molto più sentita rispetto a quella con i cugini della Lazio(che passarono diversi anni in Serie B in quel decennio), con le due squadre a giocarsi ogni anno lo scudetto. Epiche furono anche le diatribe tra i due massimi dirigenti, Viola e Boniperti, come per esempio nella stagione 1980/81 con il famoso gol di Turone annullato a Torino che fece imbestialire il presidente giallorosso.

La Roma degli anni Ottanta, grazie a Dino Viola, con Liedholm in panchina e con campioni come Bruno Conti, Falcao, Ancelotti, Di Bartolomei e Pruzzo(solo per citarne alcuni) divenne Campione d’Italia nel 1983 e andò a un passo dal salire sul tetto d’Europa con la maledetta finale di Coppa dei Campioni persa l’anno dopo con il Liverpool, in mezzo ai pianti e alle lacrime dei tifosi che videro sfuggire la Coppa a un passo dalla gloria.

Dino Viola morì il 19 gennaio 1991 e ancora oggi i tifosi lo ricordano come un baluardo di un calcio che non c’è più, provando verso lui un profondo senso di nostalgia.

L’altro grande Presidente, che per certi versi ha una storia simile a quella di Dino Viola, è Franco Sensi. Sensi prese la Roma sull’orlo del fallimento nel 1993 portandola a suon di miliardi a essere costantemente una squadra in lotta per il vertice. A cavallo degli anni Duemila, grazie agli acquisti faraonici di Batistuta, Emerson, Samuel e  Montella, il club di Trigoria si inserì prepotentemente nella lotta per lo scudetto, che arrivò il 17 giugno 2001 in un tripudio di bandiere giallorosse con un milione di persone a festeggiare il tricolore atteso diciotto anni.

Era soprattutto la vittoria di Franco Sensi, che volle quello scudetto a tutti i costi, impegnando ingenti risorse sul mercato per consegnare a Capello una squadra che poi ammazzò il campionato rimanendo prima per tutto l’arco della stagione.

Come Viola, anche Sensi lottò contro i poteri forti e le grandi del Nord; indimenticabili le liti contro il Palazzo, Moggi, Galliani e tutto quel sistema marcio che lo scandalo di Calciopoli del 2006 portò alla luce.

E come Viola, anche Sensi morì da presidente della Roma, in un caldo giorno d’agosto del 2008, lasciando il club alla figlia Rosella che già formalmente lo guidava da quando il padre iniziò la sua lotta contro il male nel 2004.

 

I PRESIDENTI MENO AMATI La storia della Roma ovviamente annovera anche presidenti che hanno lasciato un segno negativo nella mente dei tifosi giallorossi.

Si può partire dal conte Francesco Marini Dettina, a capo della società dal 1962 al 1965. Durante questo periodo, celebre fu la colletta del Sistina, uno degli eventi più duri e traumatici della storia del club. Giacomo Losi, Core de Roma, così ricorda quell’episodio: Io fui obbligato ad andare alla famosa colletta del Sistina perché ero il capitano della squadra. Solo due-tre giocatori furono dispensati (tra di essi c’era Manfredini). In cinque-sei salimmo sul palcoscenico del Sistina e uno di noi si levò il cappello, cominciando a passare tra il pubblico ed a fare la colletta. Al teatro era già tutto preparato, era una messa in scena. C’era la televisione pronta a girare. Nella colletta si raccolsero circa 600mila lire, che noi giocatori devolvemmo per le vittime del disastro del Vajont. La colletta del Sistina fu una farsa. Fu una messa in scena per rovinare l’immagine della squadra e di Roma, che dava fastidio a molta gente”.

Presidente assai contestato fu Alvaro Marchini, al timone del club dal 1969 al 1971. Probabilmente fu il massimo dirigente più contestato dalla tifoseria, con un episodio che segnò indissolubilmente il suo rapporto con la gente. E’ l’estate del 1971 e Marchini decide di vendere i tre gioielli Spinosi, Capello e Landini all’odiata Juventus, scatenando le ire dei tifosi; di lì a poco Marchini dovette lasciare la guida del club a Gaetano Anzalone.

Giuseppe Ciarrapico divenne Presidente dopo l’era Viola, rimanendo a capo della società per due anni(dal 1991 al 1993), durante i quali portò la Roma sull’orlo del fallimento, travolto dalle inchieste giudiziarie a suo carico.

Il nome di Ciarrapico ha lasciato grandi ferite nei cuori dei tifosi giallorossi, tanto che durante il recente processo di vendita del club l’augurio era “speriamo che non venga un altro Ciarrapico”.

PRESIDENTI PASSIONALI Proprio Anzalone, alla guida della Roma per quasi tutti gli Anni Settanta, può essere considerato uno dei presidenti più passionali della storia della società.

Vinse poco o nulla (i massimi traguardi raggiunti sotto la sua presidenza sono il trofeo Anglo-Italiano nel ’72 ed il terzo posto, con Liedholm in panchina, del ’75) ma non nascondeva le sue emozioni, come quando lasciò la Roma nel 1979 piangendo: “Ho lasciato il pacchetto di maggioranza ad una finanziaria che ha delegato tutti i poteri all’ingegner Dino Viola. Chiedo scusa per quanto speravo di donare e non sono riuscito a dare. Esce Anzalone ma la Roma resta”.

Da ricordare anche Renato Sacerdoti, presidente in due periodi differenti(dal 1928 al 1934 e dal 1952 al 1958 per un totale di 12 anni): le sue parole alla fine del suo secondo interregno possono essere ancora contestualizzabili alla realtà odierna anche se sono passati più di cinquant’anni: “Per noi vecchi presidenti lo sport è stato romanticismo, passione schietta, e oggi non possiamo accettarlo come affare e come veicolo pubblicitario. Ben vengano gli altri presidenti, noi ce ne andiamo”.

Merita una menzione anche Edgardo Bazzini, presidente del primo storico scudetto giallorosso, anno 1941-42. Accolto con una certa diffidenza, grazie ad acquisti azzeccati e sotto la guida di mister Schaffer, i capitolini conquistarono il loro primo tricolore il 14 giugno 1942 davanti al Torino.

Per ultimo citiamo Italo Foschi, il primo presidente della storia della Magica; fu lui infatti a far nascere l’A.S. Roma nel 1927 attraverso la fusione di tre club, l’Alba, la Fortutudo e la Roman. Nella sua abitazione di via Forlì 16 al Nomentano, fu ratificato l’accordo che diede vita all’Associazione Sportiva Roma di cui venne nominato primo presidente.

RIEPILOGO

1927

Italo Foschi

 

 

1928

Renato Sacerdoti

 

 

1934

Vittorio Scialoja

 

 

1935

Igino Betti

 

 

 

1941

Edgardo Bazzini

 

 

1943

Pietro Baldassarre

 

 

1949

Pier Carlo Restagno

 

 

1950

Pier Carlo Restagno. Poi, Romolo Vaselli

1951

Renato Sacerdoti

 

 

1958

Anacleto Gianni

 

 

1962

Francesco Marini-Dettina

 

1965

Franco Evangelisti

 

 

1968

Francesco Ranucci

 

 

1969

Alvaro Marchini

 

 

1971

Gaetano Anzalone

 

 

1979

Dino Viola

 

 

 

1991

Giuseppe Ciarrapico

 

 

1993

Ciro Di Martino(sino al 9 novembre)

1994

Franco Sensi

 

 

sett.2008

Rosella Sensi

 

 

lug.2011

Roberto Cappelli

 

 

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