Da Agostino a DDR passando per Totti. La storia d’amore degli addii giallorossi

Da Agostino a DDR passando per Totti. La storia d’amore degli addii giallorossi

Non solo i capitani, ma anche gli ‘stranieri’ che nella Capitale hanno vissuto anni speciali. Un saluto, quello del popolo romanista, sempre diviso tra gioia e tristezza

di Gianluca Viscogliosi
Lacrime e sangue. Quelle, le prime, che solcheranno i volti di molti romanisti domenica al fischio finale del match contro il Parma; quello, il secondo, che scorrerà per sempre a forti tinte giallorosse nel suo corpo. Pulserà la vena di Daniele De Rossi, come ha fatto per circa 18 anni e per più di 600 presenze nella Capitale. Pulserà riducendo lo spazio tra il campo e la curva, dilatando però il tempo dell’emozione dell’ultimo saluto. Un commiato diventato ormai una struggente e passionale consuetudine, non soltanto degli ultimi anni, ma anche della storia della Roma.
DAL 10 AL 16 – Il Parma nel giorno del 26 maggio. Lo scherzo del destino: l’avversario dell’ultimo scudetto il giorno della disfatta forse più cocente. Un ambiente incandescente – probabilmente in forte contestazione con la società – simile per calore a quello del 28 maggio 2017. Francesco Totti colpì al cuore ogni singolo giallorosso, con le frecce d’amore scoccate con il messaggio letto dopo il match con il Genoa. Una partita che consegnò la Champions alla Roma, l’Europa che conta difficilmente raggiungibile al termine dei 90 minuti di domenica.
BANDIERE – Anni di vessilli ammainati e fasce da capitano passate di braccio in braccio. E a ogni passaggio un addio doloroso. Alle porte del 30 maggio il pensiero non può non andare ad Agostino Di Bartolomei e al suo ballo finale prima dell’esperienza con il Milan. Nonostante la vittoria sul campo della Coppa Italia nel 1984 la Curva esultò forse un po’ a denti stretti, urlando sotto il cielo di Roma il nome di Ago e srotolando il celebre striscione: “Ti hanno tolto la Roma, non la tua curva“. Un’amarezza simile, più sportiva forse, accompagnò invece la serata del 23 maggio 1991. A poche ore dalla sconfitta in finale di Coppa Uefa con l’Inter il popolo romanista vinse quella delusione e tributò a Bruno Conti una delle più belle dimostrazioni di affetto mai viste all’Olimpico. Fu proprio Marazico, anni dopo, ad abbracciare invece Giuseppe Giannini, il 17 maggio del 2000 davanti a uno stadio in lacrime. Perché il suo Principe aveva lasciato il giallorosso in una trasferta al Franchi, un saluto troppo distante per non potersi replicare nella sua Roma.
ROMANISTI ACQUISITI – C’è chi invece il giallorosso se lo è tatuato sotto pelle con il tempo, a suon di gol, presenze e giocate importanti. Quelli che Roma, ad esempio, l’hanno scelta come quartier generale della propria vita extra calcistica. Uno come Vincent Candela. Il 30 giugno del 2009 nella Capitale l’esterno festeggiò con una sfida stellare tra la Roma Campione d’Italia del 2001 e la sua Francia Campione del Mondo del ’98. Una partita e un omaggio ricevuto anche da Pluto Aldair: l’ultima in giallorosso è contro l’Atalanta nel maggio del 2003, ma l’abbraccio ufficiale arriverà qualche giorno più tardi, il 3 giugno, anche qui con l’invito speciale del Brasile Mondiale dell’94. Una storia, quella giallorossa, di emozioni importanti. Come quelle che vivrà intensamente il popolo romanista domenica sera.
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