Cristante nel cuore della tempesta. Ogni pallone perso, ogni indecisione, pesa come un macigno sulla Roma. La squadra giallorossa, sempre più fragile e smarrita, sembra navigare senza bussola tra errori e rimpianti, e il numero 4 si ritrova al centro del vortice. Dal rigore fallito contro la Bosnia al pallone sanguinoso che ha spalancato la porta all’Inter, Cristante diventa il simbolo di una Roma incapace di trovare equilibrio: non è solo una questione fisica, ma di guida e sicurezza in mezzo al campo, qualità che oggi mancano drammaticamente. In un momento in cui la squadra ha bisogno di certezze, il suo ruolo di punto di riferimento appare incrinato, e la pressione che gravita attorno al centrocampista pesa quanto la classifica e le speranze di Champions.

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Cristante, sotto il segno della tempesta: una Roma travolta dalle sue incertezze
Una settimana da brividi
—Non tutte le colpe possono cadere sulle spalle di Cristante. Ma quando indossi la fascia che prima hanno portato leggende come Totti e De Rossi, le responsabilità non sono più opzionali: diventano un macigno da sopportare. Quel peso si è fatto sentire sul secondo gol dell’Inter, forse la vera sliding door della partita. Poco prima dell’intervallo, con il risultato in parità, sarebbe bastato controllare un pallone, chiudere gli occhi un istante e andare negli spogliatoi senza traumi. Invece no: Cristante perde un pallone sanguinoso, e Calhanoglu ne approfitta per firmare il raddoppio. Un errore da matita rossa che non fa che incorniciare un quadro già noto: il centrocampista appare smarrito in mezzo al campo, incapace di ritrovare la bussola che lo guidava. I numeri raccontano un’altra storia: è il più instancabile della Roma, oltre 10 km a partita. Ma la corsa da sola non basta; conta il modo in cui corri e, soprattutto, cosa pensi mentre lo fai. Il fantasma del rigore sbagliato contro la Bosnia pesa ancora, e a volte la testa prende il sopravvento sul corpo. L’errore di ieri, la scarsa incisività, sono solo sintomi di un problema più profondo: Cristante deve ritrovare sé stesso, per sé e per la Roma. Gasperini ha bisogno dei suoi uomini al massimo, e in questo momento il numero 4 è chiamato a trasformare la tempesta in controllo.
Gasperini e le scelte obbligate: reinventare o cambiare pagina
—Cristante resta uno dei simboli di questa Roma, ma purtroppo non sempre in senso positivo. In una squadra spesso abbacchiata, che si arrende a se stessa e con la sindrome da sesto posto, il numero 4 è diventato il bersaglio principale delle critiche: ogni pallone perso, ogni errore viene amplificato, e lui paga da solo le fratture di un centrocampo incapace di reggere la pressione. Il rinnovo è vicino, ma non basta una firma sul contratto per zittire lo scetticismo dei tifosi: ora i giudizi si misurano sul campo. E lì, Cristante deve dimostrare di meritare la fiducia che Gasperini continua a riporgli. Ma la realtà è chiara: nelle ultime partite, senza un partner come Manu Koné al suo fianco, ha spesso faticato a dettare i tempi, a incidere e a dare equilibrio alla squadra. Il tecnico piemontese dovrà fare scelte precise: reinventarlo in un ruolo più offensivo, dare spazio a El Aynaoui, o forse prepararsi a dover cambiare pagina se le risposte non arrivano. Le ultime sette partite diventano il termometro della sua stagione: non più simbolo da proteggere, ma uomo chiamato a farsi carico delle responsabilità. La Roma non aspetta, e Cristante nemmeno potrà più nascondersi dietro il passato o il prestigio della fascia.
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