Cristante centrale, Mancini mediano e la difesa a tre: ecco Fonseca il trasformista

Cristante centrale, Mancini mediano e la difesa a tre: ecco Fonseca il trasformista

L’allenatore, arrivato con l’etichetta di integralista, si è adattato quasi subito al calcio italiano. Ieri contro il Parma l’ultima invenzione

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

Chi l’aveva accolto sguainando la spada dell’integralismo, ha dovuto riporla quasi subito nel fodero. Perché “mister 4-2-3-1” Paulo Fonseca ci ha messo poche settimane per capire che il suo modo di intendere il calcio doveva venire incontro alle esigenze di un campionato complicato come la Serie A. Ieri l’ultima invenzione contro il Parma: Cristante a fare il difensore centrale aggiunto alla De Rossi, in fase di possesso ma anche senza palla per togliere profondità a Cornelius e compagni. Fonseca legge le partite, impara dagli errori e si adatta ai calciatori che ha (o non ha) a disposizione.

CAMALEONTE – Ma quella in Coppa Italia è solo l’ultima di una serie di cambiamenti che Fonseca ha scelto per modellare la Roma. Dopo la partita contro la Lazio ha capito di non poter contare in contemporanea sulla spinta di entrambi i terzini, lasciandone uno più bloccato per le partite successive, come lui stesso ha confessato: “Il derby mi ha insegnato che in Italia bisogna adattarsi”. Da quel momento, per necessità o per sorprendere l’avversario, si è spostato più di una volta dal suo spartito classico.

PASSO AVANTI – Nel momento di forma di Veretout, il francese giocava qualche metro più avanti rispetto a Diawara, quasi accanto a Lorenzo Pellegrini in un 4-1-4-1. Nella fase più buia dell’emergenza infortuni ha spostato Mancini davanti alla difesa con grandi risposte, con l’Atalanta in casa ha scelto tre centrali per non soffrire gli esterni di Gasperini. E con l’Inter vista l’assenza di Dzeko e le condizioni ancora non ottimali di Kalinic ha scelto Zaniolo da finto centravanti, uscendo con un pareggio da San Siro. Chi è in grado di fare un passo indietro non è debole, ma in realtà è un passo avanti. Lo diceva Giallini in “Perfetti sconosciuti” ma Paulo l’ha imparato quasi subito. Saper disinnescare qualche convinzione è stata la sua forza.

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