Conti: “Francesco Totti è la Roma in tutto e per tutto”

Il neo 60enne poi continua su De Rossi: “So in che modo Daniele tiene a questa maglia e questi colori, gli voglio un bene matto”

di Redazione, @forzaroma

Giornata importante in casa giallorossa. Oggi 13 marzo, infatti, Bruno Conti, il MaraZico giallorosso, compie 60 anni. Nel giorno del suo compleanno, ha rilasciato un’intervista a Sky Sport.

Queste le sue parole:

Sono riuscito a selezionare Daniele (De Rossi), Aquilani e Bovo. So in che modo Daniele tiene a questa maglia e questi colori, gli voglio un bene matto. Parlare di Francesco è parlare della Roma. E’ la Roma in tutto e per tutto. Quello che sta facendo, gli infortuni, la sua grande umiltà: guai a chi me lo tocca. E’ un piacere vedere così tanti ragazzi usciti da qui, tutti questi ragazzi mi mandano gli auguri, anche a Natale. Sono contento per loro. La cosa più bella è non dimenticare ma i ragazzi sono intelligenti e hanno grandi famiglie alle spalle

 

Bruno Conti è intervenuto anche ai microfoni di Roma Radio nel pomeriggio. Ecco le sue parole nella lunga intervista:

IL BASEBALL
La fortuna era quella che ci giocavo solo in estate, mentre d’inverno giocavo a calcio. Mio padre mi spinse a seguire la strada del pallone, mentre sarei potuto finire a Santa Monica e avere una vita molto diversa. Non ti nascondo che mio padre era sempre stato tifoso della Roma: sono orgoglioso di quanto ha fatto per la mia famiglia e sono contento di avergli dato questa soddisfazione, vestire la maglia giallorossa.

GLI INIZI DELLA CARRIERA
Il primo anno con la Primavera esordii in Serie A, ma nel Genoa poi mi feci le ossa. Fu un anno importante, lì cominciarono a scoprire il vero Bruno Conti.

DINO VIOLA
Difficile dimenticarlo, come donna Flora. Lui fu l’artefice dello Scudetto 1982/83, non trascurò mai nulla e stava sempre con noi. Sapeva i risultati della Primavera, gestiva tutto e non gli sfuggiva niente.

LIEDHOLM
Lui mi ha voluto a tutti i costi, mi ha riportato alla Roma quando ero al Genoa. Gli devo molto ma non solo per quello: i suoi consigli erano preziosi, da tutti i punti di vista, calcistico e umano. Il rapporto con il gruppo era particolare. Una volta in ritiro ci disse che aveva chiuso la porta a chiave perché aveva paura che le donne entrassero anche in camera sua.

AGOSTINO DI BARTOLOMEI
Il mio grande capitano, lo conoscevo da quando ero più giovane. Mi ha dato tanti consigli, mi ha insegnato tantissime cose, il vero leader era lui, è sempre stato così. Oggi potrebbe fare di tutto, era sempre in prima linea come capitano. Quando arrivò la notizia della sua morte fu un colpo durissimo, inaspettato.

IL NIPOTE
Sì, promette bene il figlio di mio figlio Daniele: fa scuola calcio a Cagliari ed è stata una sorpresa la scelta di chiamarlo Bruno. Anche lui col destro non ci fa proprio nulla…

LA FINE DELLA CARRIERA
Quando ho smesso la scelta è stata quella di non abbandonare questi colori, forse altri due anni potevo ancora farli. Poi cominciai con i ragazzini, questo lavoro mi piaceva e mi piace davvero. Ho ancora un legame con i ragazzi che sono cresciuti qui e che sono andati in ottime squadre: sanno che possono contare sempre su di me.

SETTORE GIOVANILE
Trigoria è come una famiglia, soprattutto per i ragazzi che la famiglia ce l’hanno lontana. Io ringrazio davvero tanto la società, che ci mette a disposizione tutto questo. Bisogna saper organizzare le cose nel modo giusto, dagli istruttori agli studi, il calcio è esasperato e vorremmo dar loro altri valori in cui crediamo.

 

Le sue parole continuano anche su SportMediaset:

“Sono contento, orgoglioso, oltre quello che può essere stato il calcio perchè mi è sempre piaciuto lo sport in generale. Ho avuto la possibilità di divertirmi sempre, non mi sono mai posto obiettivi per arrivare chissà dove”.

La Roma e il rigore sbagliato nella finale di Coppa dei Campioni
“E’una sconfitta che brucia, è l’unica che è stata una grande amarezza. Fa parte del mio carattere non mollare mai nulla, ho cercato sempre di conquistarmi tutto quello che poi è stato il mio lavoro”.

La passione per il calcio trasmessa ai figli e ai nipoti
“Brunetto come Manuel, sembra di vedere Andrea e Daniele, i miei figli, sono cresciuti nel pallone. Non esistono giocattoli per loro, solo completini e pallone”.

 

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