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Gasperini: “Mi auguro di essere qui a luglio. Migliorare la squadra è la priorità”

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L'allenatore giallorosso alla vigilia della sfida contro l'Inter: "Soulé ha recuperato, è di nuovo lui. Nazionale? In questo momento vengono fatti i nomi di tutti"
Redazione

Si avvicina il big match di San Siro tra Inter e Roma, sfida chiave per i discorsi Champions e scudetto. Come di consueto, il tecnico giallorosso Gian Piero Gasperini parla in conferenza stampa alla vigilia della partita in programma domenica sera con fischio d'inizio alle 20:45. Di seguito le sue dichiarazioni:

GASPERINI IN CONFERENZA STAMPA

Come arriva la Roma alla partita contro l'Inter, fronte infortunati? "Soulé ha recuperato, si è allenato queste due settimane con noi. La prima con un po' di difficoltà, quest'ultima molto meglio. E' stato fuori tanto tempo, ma questa settimana era di nuovo lui. Wesley e Koné sono rientrati dalle rispettive nazionali e sono ancora fermi, anche se entrambi sono più positivi rispetto alla diagnosi. Chiaramente non per domani".

Quale è la prima cosa che le viene in mente per contrastare la crisi del calcio italiano? "Sono tre volte di fila che non andiamo ai Mondiali, non esiste un problema unico che possa risolvere immediatamente la situazione. C'è un sistema che non funziona, ci sono tanti ragazzini che giocano a calcio fin da piccoli e quindi c'è una base enorme, molto più grande di tanti altri paesi che vanno ai Mondiali. Ci sono strutture e c'è da sempre storia di caclio. Sicuramente è un problema strutturale che va affrontato da parte di tutti, anche dei media, per cercare di ricreare un sistema convincente che possa produrre dei calciatori e delle Nazionali adeguate all'entusiasmo e al seguito che c'è per il calcio in tutto il paese. Andrà sicuramente affrontata la questione in modo più globale, anche perché non si tratta solo di uno sport ma di un aspetto sociale. E' qualcosa di più strutturale".

Considerando l'assenza di Wesley, Rensch può essere la soluzione giusta? Da che cosa dipende l'alternanza di rendimento dell'olandese? "E' vero, ha fatto alcune partite molto buone e altre in cui ha avuto improvvisi cali di attenzione e motivazione. E' un ragazzo molto positivo, si allena sempre molto bene. Per domani le soluzioni sono lui o Tsimikas, anche Angelino che cresce di volta in volta ma non mi sembra ancora prontissimo per giocare delle partite. Sicuramente ha fatto dei passi notevoli rispetto a qualche mese fa".

E' stato fatto anche il suo nome in ottica Nazionale. "In questo momento vengono fatti i nomi un po' di tutti. Penso che sia meglio il discorso fatto prima. Non riguarda semplicemente una posizione, il problema riguarda un riassetto e una visione di nuovo per riportare in alto il nostro calcio. Penso sia più importante del singolo allenatore. Magari anche sui campionati... ci sono tanti argomenti. Sono sparite tante squadre che erano un serbatoio molto importante. Non credo che all'improvviso si sia disimparato a giocare a calcio in Italia, abbiamo avuto un passato pazzesco. Anche l'altra sera i giocatori tutti hanno riconosciuto che hanno dato il massimo. Riguarda un po' tutto il sistema".

C'è ancora unità d'intenti tra allenatore e direzione sportiva nel percorso da fare insieme o è cambiato qualcosa in questi mesi? "Non abbiamo fatto di queste riunioni, se non saltuariamente. In questo momento siamo concentrati sul campionato, ci sono otto partite decisive e finali. Siamo alla volata e siamo lì, insieme alla Juventus. Questo è quello che impegna maggiormente tutti quanti, a me in modo totale: il finale di questo campionato".

L'Atalanta ha sempre chiuso in crescendo: come ha visto la squadra per questo finale? Ha fatto un lavoro specifico in questi giorni per arrivare più pronti a livello di intensità? "In queste settimane abbiamo fatto un buon lavoro, ma con 8-9 giocatori. Gli altri sono stati tutti impegnati con le Nazionali. La squadra sotto quest'aspetto non è mai mancata. Non lo penso assolutamente, l'ho già detto nelle ultime circostanze. Le ultime partite sono state giocate molto bene, con condizione e mentalità e con momenti con grande emozione ed entusiasmo che purtroppo non sono coincise con la vittoria. Ci sono stati momenti contro il Bologna di rimonta, contro la Juventus sul 3-1, col Napoli e col Milan. L'unica settimana brutta è stata quella delle sconfitte consecutive con Genoa e Como, ma lì mi fermo. Non sono state due partite proprio fortunate".

L'obiettivo amministrativo è quello della Champions League: quale è la prospettiva in vista dell'anno prossimo? "Questi sono i momenti in cui se ne parla, che sicuramente condizionano moltissimo la prossima stagione indipendentemente dal finale di quest'anno che tutti ci auguriamo possa portare alla Champions per un motivo soprattutto economico. E' l'unico motivo che aiuterebbe la società. Per il resto la società sta ragionando su quello che può e deve fare nella prossima stagione, è evidente che quello che ci si porta dietro dalle precedenti gestioni è arrivato al momento che pesa e che porterà la società a prendere decisioni importanti per affrontare il futuro".

Si sente di aver gettato delle basi importanti, come Gasperini e come società Roma? "Questi conti vanno fatti alla fine, sembra che la stagione sia finita ma siamo dentro a una volata. Fino ad adesso sono molto contento di questa scelta e dell'esperienza fin qui, come si è sviluppata. Sono contento per il rapporto e la fiducia che sono riuscito a conquistare con gran parte della tifoseria e soprattutto del rapporto che ho avuto con la squadra, che fino ad adesso è stata la vera parte forte della società e sarà così a prescindere dal risultato finale. Come è giusto che sia in una società, la squadra deve essere la cosa prioritaria su tutto quanto. Poi c'è la parte economica e gli altri aspetti di una società di calcio".

Quanto conterà l'aspetto mentale dei giocatori eliminati con la Nazionale? "In modo diverso riguarda un po' tutte le società che si ritrovano con giocatori che arrivano dalla Nazionale e vengono catapultati nuovamente nella realtà del campionato. Un conto è la Nazionale, un conto è il campionato. La forza di questi giocatori, di questi professionisti, è di guardare sempre avanti. Entrambe le squadre domani si giocano una giornata importante, non decisiva, per quelli che sono i rispettivi obiettivi. Quando si arriva alla fine i margini di errore sono sempre minori. Senza guardare agli ultimi punti che magari ci sono mancati, arrivare a questo punto della stagione a 8 giornate dalla fine a 3 punti dalla Champions e a pari punti con la Juve in un percorso di alti e bassi di risultati ma non come prestazione va bene. La squadra è sempre stata presente. Adesso siamo in volata, allacciamo i pedali e cerchiamo di fare il massimo. Vogliamo fare il massimo, 8 partite non sono pochissime e c'è spazio per tutti. Domani è una partita importante, indipendentemente dal discorso Nazionali dobbiamo pensare alla Roma e al campionato italiano".

E' contento del rapporto con la società? Si sente abbastanza sostenuto? "Con la proprietà ho un rapporto molto schietto, aperto, sincero e condiviso. Cerco di portare le mie esperienze e le mie idee per soddisfare quello che mi ha chiesto la società quando è venuta a cercarmi per venire a Roma. Per me è un'esperienza comunque fantastica, in mezzo a delle difficoltà. Non tutti vedono il calcio, giustamente, nel proprio modo, ma io cerco di portare e applicare quello che è il mio modo, che mi ha portato oggi ad allenare la Roma e a fare la mia carriera, cercando di chiedere soluzioni compatibili con le possibilità della società per avere una squadra sempre migliore. La priorità è la squadra, se la squadra funziona allora funziona tutto il resto. Il mio obiettivo è sempre di cercare di migliorare la squadra, seguendo il mio modo di vedere il calcio".

Gasperini il primo luglio sarà l'allenatore della Roma? "Me lo auguro sicuramente, che si possa continuare a fare un percorso dove non devo essere soddisfatto solo io ma tutte le componenti. Siamo partiti, intanto giochiamo con l'Inter e poi il primo luglio non lo so".

Si aspettava di più da Zaragoza? "Indubbiamente sì. Visto il suo tipo particolare di fisicità ci aspettavamo potesse non avere grande continuità ma fosse capace di avere le accelerazioni che a Napoli hanno portato al gol di Malen. Non è mai facile a gennaio, c'è chi si adatta subito ed entra subito in condizione e chi no. Lui fino ad ora ha avuto qualche difficoltà, speriamo che nel momento decisivo possa portare quello che pensavamo e crediamo possa dare".

Lei è ancora convinto come il primo giorno? "Il calcio è sempre così, in tutte le squadre che si prendono ci sono dei momenti. Il calcio è una bella scuola di vita: ti insegna a perdere, spesso, e a non esaltarti quando vinci. Quello che deve essere sempre importante e forte deve essere sempre la voglia di guardare avanti e di migliorarsi, di rialzare la testa e di continuare. Questo anima tutti, anche nella vita".

Tra i discorsi che potrebbero cambiare a fine stagione per il piazzamento in campionato c'è anche quello di Malen? "Penso abbia convinto tutti, ma ci sono valutazioni economiche che deve fare la società. Sul valore del giocatore non penso ci siano dubbi. Penso che questa sia una buona squadra, che non vada smantellata ma migliorata. Forse potevamo farlo un po' di più quest'anno, ma è una squadra che se è lì in quella posizione è perché ha dei valori e una base molto solida. Ho sentito qualche critica, ma se non ci fosse questo gruppo potresti arrivare anche dodicesimo o tredicesimo. E' un gruppo serio, solido e compatto, che va migliorato e completato sempre per renderlo ancora più forte e competitivo".

Parlando dell'addio di Bruno Conti a fine stagione, come si pone sulla presenza delle bandiere all'interno dei club? "Bruno Conti era il mio grande idolo, quando lo incontro mi inchino. Il Mondiale dell'82 è stata una delle feste più belle della nostra storia. Non ho letto di queste cose, sinceramente".