Chievo, Hetemaj: «Il mio lavoro? Rubo palloni. E punto sempre a vincere»

di Redazione, @forzaroma

(L’Arena.it) Fuori la neve. Alta. Perché quando cade ad Helsinki, può succedere che il cielo dimentichi l’interruttore acceso. Gli occhi curiosi del piccolo Perparim Hetemaj cercavano conforto e calore. L’attenzione cadde su una palestra. Dentro gli amici.  Un amico. Si giocava a calcio. Per modo di dire. Fuori troppo freddo, troppa neve.  Dentro il destino che preparava l’accoglienza per Perpa. Kosovaro, arrivato in Finlandia per fuggire una guerra cattiva. L’esperienza vissuta in un campo di accoglienza.

 

Poi l’inizio di una nuova storia. Lui e la sua famiglia. «Quel giorno incontrai per la prima volta il calcio», racconta oggi il centrocampista del Chievo, giocatore-chiave della risalita gialloblù, che giusto ieri ha compiuto 26 anni. «Ne fui rapito. Volevo giocare. Ma non avevo le scarpe adatte. In pratica per convincere l’allenatore a darmi spazio, mi tolsi le scarpe e giocai solo con le calze».

 

Due settimane dopo arrivarono gli scarpini per il sognatore scalzo.  Non erano tempi allegri. Un paio di scarpe potevano riempire la vita.  Capite perché oggi Perparim è uno che quando in campo cade sa subito rialzarsi?  Corini lo ha reinventato guastatore della trequarti. Un po’ più in su rispetto a ieri. Corri, lotta, pialla. «Riconquista», dice lui. Perché la vita, la sua, è stata tutta una conquista. Trovare, scoprire, lottare.  Oggi il Chievo, ieri la maglia dell’Hjk Helsinki. Poi il viaggio. Nuovi viaggi.  Atene, l’Apollon, il Twente, Brescia, Verona. «La mia ultima fermata. Per ora va bene così», sorride.  Ultima nota prima delle cose di tutti i giorni.  Ama Pavel Nedved. Perparim si rivede nello spirito indomito che ha sempre contraddistinto il trequartista ceco.  E magari, dopo le ultime esibizioni, ci si è anche avvicinato nel ruolo.

 

A proposito: Hetemaj, dopo le divagazioni sul passato, passiamo al presente. Corini le ha cambiato abito. Le piace quello nuovo? «Mi trovo bene. Cambia poco alla fine. Provo a dare sempre qualcosa sia in fase difensiva che in fase d’attacco. Stiamo facendo bene e sono molto contento». Due partite, sei punti, la svolta. Che cosa è cambiato nel vostro campionato? «Io non penso si possa parlare di svolta. Il campionato è lungo. Ci sono 38 partite. L’obiettivo è la salvezza. Parlare ora di svolta, senza avere in tasca ancora i punti salvezza, non serve».  E allora? «E allora la dimostrazione che il Chievo può portare a casa quello che vuole dovrà arrivare da qui in avanti». Qual è stata la partita, comunque, che in questa prima parte di campionato ha segnato il passaggio ad essere la squadra di Corini? «I segnali non sono mancati da subito. Battere la Sampdoria, dopo cinque sconfitte consecutive, per noi è stato importante. Anche con Di Carlo l’idea era quella di andare in campo sempre per vincere. E adesso non è cambiato tanto».  Quindi non è quella la gara che ha cambiato la storia? «Trovare una partita che spicca tra le altre mi è difficile. Conta vincere. Punto. Tutto il resto lascia il tempo che trova». Paloschi è esploso. Oggi è giocatore chiacchierato. Ha stupito anche lei. O c’è dell’altro? «A me piace questo Chievo. Ci sono tanti buoni giocatori che oggi restano fuori. Purtroppo in campo vanno solo in undici. Ma la nostra qualità non si ferma solo lì».

 

Quindi Paloschi… «Alberto segna. E chi segna finisce per forza di cose in vetrina». Dopo Genoa e Cagliari, la Roma di Zeman. Forse una delle squadre più in forma del momento. L’avversario che magari nessuno vorrebbe affrontare. «Ho visto tante partite della Roma. Sono molto forti. Hanno tanta qualità. Stanno facendo bene e sono in forma. Non so cosa ha intenzione di fare il mister. Decide lui, non certo io. Ma per come sta in forma adesso il Chievo, credo che proveremo a vincere». Spavaldo. «Sì, è giusto giocarla per vincere. È quello che ci sentiamo di fare adesso. Abbiamo buona intesa. Ci proveremo». Hetemaj, perché lei è un cliente così scomodo per gli avversari che finiscono per invadere la sua zona? «Perché io vivo per la conquista. Anzi, per la riconquista della palla. Se non è mia, me la vado a prendere. Lotto su ogni pallone. È la cosa che penso mi riesca meglio».  Caratteristica innata? «Beh, è sempre stato così. Sento che devo fare questa cosa. Per chi mi sta di fronte posso diventare… noioso. Ma io sono lì per fare quello. Gioco per il Chievo, per i compagni, per i tifosi. Gioco soprattutto per tutti quelli che credono in me».

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