Cento giorni di solitudine: Pastore, la luce si è spenta di nuovo

Cento giorni di solitudine: Pastore, la luce si è spenta di nuovo

Infermeria, panchine e ancora il mercato. La rinascita del Flaco è già dimenticata

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

Il passato era menzogna, la memoria non aveva vie di ritorno e qualsiasi primavera antica è irrecuperabile. Lo scriveva Gabriel García Márquez ma a pensarlo è chi, fosse solo per un attimo, ad Javier Pastore aveva creduto di nuovo. Cent’anni sono forse troppi, eppure più di cento sono i giorni di solitudine che l’argentino ha dovuto vivere lontano dai riflettori. Centotrentasette per la precisione, per il flagello del polpaccio la scorsa stagione e per la botta all’anca con conseguente edema osseo quest’anno.

FLOP – Un totale di 23 partite senza essere convocato, 19 panchine senza entrare e solo 18 presenze da titolare. Di cui sei consecutive quest’anno (Milan, Udinese, Napoli, Parma e le due con Gladbach in Europa League) che ne avevano rilanciato le ambizioni. Anche Fonseca aveva imparato a fidarsi dopo averlo aiutato e stimolato in estate, convinto che se fosse stato in buone condizioni avrebbe ancora potuto dare una mano alla Roma. Petrachi aveva fatto lo stesso, chiedendogli uno sforzo in più e quel carattere che non aveva mostrato nella gestione Monchi. E Pastore era riuscito anche a trasformare i fischi dell’Olimpico in applausi, non tanto per le giocate davanti ma soprattutto per le rincorse e i recuperi ai quali non era abituato nessuno.

ADDIO? – L’anno scorso sono stati 96 i giorni infermeria ai quali vanno aggiunti i 41 che lo stanno tenendo fuori dal 23 novembre, vigilia della partita con il Brescia. Un numero destinato a crescere visto che da Trigoria filtra che prima di un mese con ogni probabilità non tornerà ad allenarsi con il resto del gruppo. Un percorso in picchiata che ha riacceso anche le voci su un addio che in autunno aveva allontanato: in Francia ci sono ancora estimatori e nonostante le smentite di rito Pastore, ma soprattutto Petrachi, ci stanno pensando. Troppo pesante lo stipendio e troppo forte l’esigenza di alleggerire il monte ingaggi per non farlo. In fondo l’amore con la Roma è stato solo verità effimera.

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