Caso tamponi: ecco cosa rischia la Lazio e perché può essere rivoluzionata la classifica

Il presidente avrebbe negato qualsiasi responsabilità, ma il club biancoceleste rischia delle penalizzazioni

di Redazione, @forzaroma

Ancora non è stato risolto il caso tamponi che ha visto protagonista la Lazio. La Procura Federale è pronta ad andare avanti con l’inchiesta e, secondo quanto riportato da Il DomaniClaudio Lotito (deferito) dovrà fare un passo indietro e non essere al centro della scena, in modo da mettere al riparo la società dal rischio di responsabilità diretta e di esposizione a sanzioni più dure. La battaglia legale sarà complicata: possibile che si parta con un rinvio, rispetto alla data del 16 marzo, giorno antecedente la gara di Champions League a Monaco. L’avvocato della Lazio ha infatti chiesto al Tribunale Federale Nazionale di posticipare al 23 dello stesso mese.

Nell’incontro con i procuratori federali, il numero 1 della Lazio dichiara dunque che “in virtù delle dimensioni e complessità della società, io non posso seguire tutti i rami delle attività e funzioni aziendali“, e che si è occupato delle “problematiche tamponi soltanto in situazioni eccezionali perché i miei organi mi hanno investito per assumere una posizione ufficiale della SS Lazio”.

Come spiega anche Gazzetta.it, l’impianto accusatorio della Procura si basa su circostanza ben definite: tre mancate “tempestive comunicazioni” di positività alle Asl competenti, l’avere consentito, o non avere impedito, a tre calciatori di partecipare all’allenamento del 3 novembre unitamente al resto del “gruppo squadra” nonostante che la positività dei tre fosse nota (secondo la ricostruzione della Procura, beninteso) al medico sociale e il non avere sottoposto al periodo di isolamento obbligatorio (10 giorni) in caso di asintomaticità due calciatori, che invece sono stati utilizzati o iscritti a referto in occasione di due gare di campionato.

 

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