Caro Fonseca, il derby non sarà mai “solo una partita”

La Roma non ha onorato il match con la Lazio. Non l’ha giocato, non l’ha sentito, non l’ha trasmesso. Non era in campo. Ma ancora peggio ha fatto il portoghese che lo ha anche minimizzato

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

I derby non si giocano, si vincono. Quella di Rudi Garcia era una estremizzazione atta a stimolare giocatori e ambiente. In realtà un derby si può anche perdere. Non si dovrebbe. Ma succede. E’ il gioco del calcio e della vita. Però un derby si deve onorare e soprattutto si deve giocare oltre che non “stravincere” alla vigilia con battute che portano solo sfiga e sfottò (e qui Fonseca non c’entra nulla).

La Roma non l’ha onorato, non l’ha giocato, non l’ha sentito, non l’ha trasmesso. La Roma non era in campo. Ma ancora peggio ha fatto Fonseca che lo ha anche minimizzato. “E’ solo una sconfitta”, ha detto a fine partita aggiungendo che in fondo la squadra aveva iniziato bene e che manca esperienza. Eppure Dzeko, Pedro o Smalling non ci sembrano più “ingenui” di Luis Alberto o Lazzari. Questo no. In primis perché la Roma non ha perso “solo una partita”. Ma ha fatto cilecca in tutti i big match dimostrando un’ansia da prestazione trasmessa proprio dal suo allenatore. Senza alibi. Perché questa non sarà la migliore Roma della storia, ma molte altre in passato hanno reso orgogliosi i propri tifosi in partite dal genere: dal 3-0 di Mazzone a 4-1 di Capello passando per pareggi tirati a prescindere dall’obiettivo finale.

Fonseca certe partite non solo le perde, ma non le gioca. E ormai sono troppi gli indizi che fanno una prova: Juventus (in coppa Italia), Siviglia, Atalanta, Napoli. In quest’ordine. Divertirsi con Crotone o Benevento non basta, e non basterà per arrivare quarti. Un derby poi non va perso per mille motivi: da quello psicologico a quello affettivo che magari non interessa ad alcuni mini-radical chic. Ma ai tifosi sì, e fidatevi pure ai giocatori. E soprattutto non va reso superficiale come ha fatto Fonseca: prima, durante e dopo. “Non ho mai perso un derby”, ha detto quasi orgoglioso alla vigilia. Come se le mancate vittorie potessero rappresentare un successo. Lo svolgimento della partita è stato ben peggiore. Mai, e poi mai, la Roma aveva giocato una stracittadina con questa debolezza di spirito. Paulo l’ha preparata malissimo, e l’ha interpretata peggio. Alla fine del primo tempo più che sperare in un recupero, si sperava in un tiro in porta. Per vederlo abbiamo dovuto aspettare il minuto 85 tra gente che scivola, gente che si guarda attonita, gente che non sa cosa fare. Non c’è un piano B, non c’è una contromossa, non c’è nemmeno un sano rosso da frustrazione. Non c’è niente. A fine partita ti aspetti le scuse, e invece no. “Dai in fondo è solo una partita”. Così fa ancora più male. Perché non sarà mai solo una partita.

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