Capello: “Roma è una piazza difficile. Quello che sta succedendo ne è la dimostrazione”

L’attuale ct della Russia a Radio anch’io sport: “E’ una piazza magnifica, con un pubblico meraviglioso, che però ti può portare alle stelle e subito dopo nella polvere. In questo modo diventa difficile lavorare serenamente”

di Redazione, @forzaroma

Fabio Capello, attuale ct della Russia, allenatore dello scudetto giallorosso nella stagione 2000-2001, è intervenuto telefonicamente a Radio Anch’io Sport:

Un anno fa parlò di campionato italiano poco allenante. Lo pensa ancora?
Io dissi che era poco allenante ma che si vedevano novità interessanti soprattutto da parte degli allenatori. La cosa che mi era piaciuta di più erano i giovani stranieri che erano stati valorizzati ma che poco dopo venivano ceduti. Il campionato italiano è migliorato in questa stagione: c’è una grande attenzione sia a livello tecnico tattico sia sui giocatori. Ma vedere la juve a questo punto mi fa pensare che la distanza tra ciò che ha fatto la Juventus e quello che hanno fatto le altre è molto grande.

Tornerai mai ad essere l’allenatore della Roma?
Io ho fatto cinque anni alla Roma e ciò che sta succedendo ora è la dimostrazione di quanto sia difficile vincere nella Capitale. E’ una piazza magnifica, con un pubblico meraviglioso, che però ti può portare alle stelle e subito dopo nella polvere.

In questo modo diventa difficile lavorare serenamente. Io ho allenato a Roma per 5 anni e anche se qualcuno dice che si poteva vincere di più, io rispondo che in quel periodo c’erano 6-7 squadre forti e quando devi competere con tante squadre diventa difficile. Ora invece c’è praticamente una sola squadra.

Chi potrà battere la Juve?
In Italia sarà difficile battere la Juve. Credo che con Allegri la squadra abbia ottenuto quella maturità che ancora le mancava in Europa. Ora è pericolosa per tutti quanti. Mancherà Pogba che è un giocatore in grado di fare la differenza e questo è un handicap.

Farebbe il presidente della Federcalcio?
Faccio già fatica a fare la Nazionale perché sto troppo poco tempo sul campo. Non mi piace stare dietro le scrivanie e comunque è ormai quasi finito il mio ciclo.

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