Capello: “La Juve voleva De Rossi per Davids, ma ho detto no. L’unico rimpianto è il pareggio col Venezia”

L’ex allenatore giallorosso racconta i calciatori che hanno fatto la storia recente della Roma: “Potevamo vincere un altro scudetto. Ecco perché toglievo sempre Montella”

di Redazione, @forzaroma

Quella del 17 giugno 2001 è una data impressa a fuoco nella mente e nel cuore dei tifosi romanisti, anche se la paura di perdere quello scudetto per un’invasione di campo prima della fine del match è stata molto forte.E’ la più grande arrabbiatura che ho preso da allenatore. Avevo paura che arrivasse un calcio o un pugno a qualche giocatore del Parma e perdessimo lo scudetto in un modo ridicolo”, racconta Fabio Capello, allenatore giallorosso al tempo dell’ultimo Tricolore della Roma. Il tecnico friulano ha commentato la top 11 stilata da ‘calciomercato.com’, giocatore per giocatore.

Alisson Becker – “Giusto metterlo al posto di Antonioli. Per quello che ha fatto in giallorosso e che sta facendo al Liverpool, ha dimostrato di avere qualcosa in più”.

Marcos Cafu – “E’ stato uno dei più grandi terzini della storia. A destra il migliore in assoluto. Un grande giocatore con una voglia di vincere pazzesca. Ci sono tanti calciatori veloci, ma lui ha sempre corso con intelligenza abbinata alla qualità. Fuori dal campo era un’ottima persona, ancora oggi quando ci incontriamo capita di ricordare gli anni insieme alla Roma”.

Kostas Manolas – “Non sono d’accordo, io avrei scelto Aldair. Il brasiliano è stato un grandissimo difensore: veloce e tecnico, sapeva come si stava in campo. Però un difetto ce l’aveva, lo stesso di Maldini: faceva sempre un errore a partita. Poi si riprendeva eh, ma in ogni gara sbagliava qualcosa”.

Walter Samuel – “Era stanco del campionato argentino, così Baldini lo portò a Roma. Ci ha messo un po’ a ingranare, ma si vedeva fin dall’inizio che c’era del potenziale. Io l’ho sempre tenuto in campo, per dargli coraggio e fiducia”.

Vincent Candela – “Altro ottimo giocatore, tecnica e visione di gioco come pochi altri. Nella mia Roma ha dato tantissimo, era uno dei punti di forza di quella squadra”.

Miralem Pjanic – “Fortissimo, ma al suo posto preferisco Emerson. Era un grande centrocampista che purtroppo non ha vinto il Mondiale 2002 con il Brasile perché si è fatto male facendo il portiere”. Per gioco, a fine allenamento con la Seleçao. Lussazione alla spalla e addio nazionale: “Ha provato a farlo anche con me, ma gliel’ho sempre vietato. Se c’era una cosa che mi faceva arrabbiare era vedere i giocatori di movimento mettersi in porta durante gli allenamenti. Sono rimasto colpito quando successe a un mio ex compagno, così non l’ho mai permesso ai miei giocatori”.

Daniele De Rossi – “Volevo Davids alla Roma e la Juve chiese in cambio De Rossi. Ho detto di no. E dopo averlo fatto debuttare avevo avvertito tutti che non si sarebbe mosso dalla Roma. Ha dimostrato fin dall’inizio grande personalità da leader”.

Radja Nainggolan – “Non ce l’ho avuto, ma si vede che è un giocatore forte, capace di fare la differenza. Uno che rompe gli equilibri di una squadra con cambio di corsa e un ottimo tiro in porta”.

Francesco Totti – “Ah beh… un talento straordinario! In tanti mi chiedevano perché toglievo sempre Montella e non lui, ora posso dirlo: non volevo togliermi un’opportunità. Francesco poteva inventarsi la giocata decisiva da un momento all’altro, anche all’ultimo minuto. Un giorno mi chiama Maurizio Costanzo dicendomi che tanta gente stava prendendo in giro Totti, diventato sempre più protagonista di sfottò. Mi ha detto che voleva fare qualcosa insieme a lui. Poi si inventa il libro di barzellette, che ha avuto un grande successo dando a Francesco il giusto risalto mediatico che meritava”.

Gabriel Batistuta – “Sapevamo di essere competitivi, ma ci serviva quel qualcosa in più per stare davanti alle altre. Gabriel è stato l’acquisto per prenderci lo scudetto. Un grande sacrificio del presidente Sensi, ma per vincere serviva un bomber come lui. Ricordo una punizione-missile contro il Verona, di una potenza impressionante”.

Edin Dzeko – “Mica male come coppia d’attacco. Anche il bosniaco abbina qualità e personalità. Forse Bati era più veloce e aveva il tiro da fuori area, Dzeko è più bravo nel dribbling e nella tecnica”.

Fabio Capello – “Ho un solo rimpianto nella mia avventura con la Roma. L’anno dopo lo scudetto potevamo vincerne un altro, ma l’abbiamo buttato con quel 2-2 in casa del Venezia. Abbiamo pareggiato contro una squadra già retrocessa, tra l’altro siamo stati sullo 0-2 fino a pochi minuti dalla fine”.

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