Capello: “Difficile vincere a Roma perché devi costruire e modellare la mentalità di tutti”

Capello: “Difficile vincere a Roma perché devi costruire e modellare la mentalità di tutti”

L’ex tecnico aggiunge: “Cassano è il giocatore con maggior talento che avevo e si è buttato via”

di Redazione, @forzaroma

“Non seguire la sua strada” è stato il consiglio di Capello in diretta Sky a Esposito dell’Inter facendo riferimento a Zaniolo. Una frase che ha scatenato le risposte della mamma e dell’agente del numero 22 giallorosso. Torna a parlare anche l’ex allenatore della Roma a Radio Radio, ma senza toccare l’argomento. Queste le sue parole:

Come mai è così difficile vincere a Roma?
Se tu vai alla Juventus diventi un operaio. Vai al Milan ed è lo stesso discorso. Entri a Madrid e quello che è alla reception e ti dicono che sei nel club più importante del mondo . Vieni a Roma e devi costruire, rimodellare la mentalità di tutto. Noi abbiamo vinto un campionato e io dicevo “Basta fare festa, lo abbiamo fatto per sei mesi”. Io ho vinto ovunque, ma Roma è stato l’unico posto dove non abbiamo fatto la festa tutti assieme con calciatori e famiglie. Questo significa che si dà importanze ad altre cose. Io ho chiesto il perché non avessimo fatto una festa tutta nostra

Accetterebbe di fare il presidente della Roma?
No lasciamo stare, sono un pensionato. Sono chiacchiere da televisione.

Voleva portare a Roma Ibrahimovic?
L’ho visto per la prima volta a Roma quando giocammo contro l’Ajax. Poi sono andato alla Juventus e gli ho chiesto di comprarlo.

C’è un giocatore che non ha allenato e non ha rispettato le attese iniziali?
Sotto questo aspetto ho avuto poche delusioni. Se devo dirne uno che mi fa arrabbiare anche se è un amico è Cassano. E’ il giocatore con più talento che c’era nella Roma. Si è buttato via e me lo sono trovato anche a Madrid.

Più di Totti era talentuoso?
Negli ultimi venti metri si perché aveva capacità di dribling nello stretto. Totti aveva qualcosa in più quando calciava da fuori.

Un ricordo su Franco Sensi
Gaucci mi diceva sempre di chiamare Sensi. Lo chiamai e mi disse di vederci e poi mi chiese di mandare il mio avvocato per venire a Roma.

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