Cambiamento Roma: a gennaio via i “big”. E anche per Monchi è una novità

Dzeko è pronto a lasciare i giallorossi per raggiungere il Chelsea. In pieno campionato non si era ancora mai visto

di Valerio Salviani, @vale_salviani

Minuto 84, Inter-Roma. Dzeko esce per far posto a Schick. Una sostituzione che nella partita non cambierà niente, ma che può rappresentare l’addio del bosniaco al giallorosso. Dall’Inghilterra annunciano i dettagli dell’accordo (nel quale restano da limare i bonus) che porterà Edin alla corte di Conte. Poco importa la sua volontà di restare, o quella di Di Francesco, che nel post partita dribbla goffamente le domande sull’imminente cessione (“finché ce l’ho lo faccio giocare. Non sono cose che decido io”). Edin Dzeko si appresta a diventare un giocatore del Chelsea.

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NOVITA’ – Chi l’avrebbe mai detto? Eppure i tifosi della Roma ci hanno fatto il callo alle cessioni importanti. Non è il primo Dzeko, e a dirla tutta, ce ne sono state di più dolorose (vedi Salah). Ma a gennaio, in piena corsa per l’obiettivo quarto posto, con un ottavo di Champions alla portata da giocare, era un’eventualità che difficilmente si poteva prevedere, anche dal diretto interessato. Finora, la cessione più importante era stata quella di Gervinho, partito per la Cina alla fine di un ciclo e dopo l’addio del mentore Garcia, per una cifra (18 milioni) che in Europa non avrebbe pagato nessuno. Un addio a cuor leggero, che ha permesso l’arrivo di due che sono ancora parte integrante della rosa: Perotti e El Shaarawy. Ma per un punto fermo come Dzeko, i giallorossi non ci si erano mai neanche seduti a trattare. Cosa è cambiato? Sicuramente il direttore sportivo. Monchi ha rivoluzionato la filosofia romanista, cedendo più giocatori a cifre mai raggiunte da queste parti. Eppure, anche per l’ex Siviglia, vendere un big nel mercato invernale è una novità. O quasi. L’unica cessione davvero importante è arrivata nella stagione 2002/03. Gli andalusi erano da poco tornati in Liga dalla Segunda Division, e la stella di Antonio Reyes era troppo accecante per una dimensione ancora in divenire. “La perla di Utrera” venne venduto all’Arsenal per 20 milioni di euro. Da quella volta, Monchi non ha mai più ceduto un pezzo da 90 a gennaio, costruendo di stagione in stagione una squadra che riuscirà a portare a casa 9 trofei.

LA ROMA DI PALLOTTA – Rivoluzione culturale, progetto, futuro: alla voce abusi, durante la gestione americana della Roma, oltre alle cessioni pesanti, ci sono anche questi termini. Sacrifici necessari. Per il fair play, per il bilancio. Mai davvero per la squadra, che è un cane che si morde la coda. Con Pallotta alla guida, la gestione tecnica fa un passo avanti e due indietro. Cambiano i dirigenti, gli allenatori, i giocatori, ma la storia no, e anzi peggiora. Perché ora il sacrificio necessario (Emerson andrà al Chelsea insieme a Dzeko per 20 milioni e bonus) non basta più. Una strada senza uscita, che neanche la panacea stadio riesce più curare.

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  1. cpg35600 - 3 anni fa

    Che vendano tutta la squadra! Però non si lamentino qualora la Roma, con giocatori di rincalzo, non abiti più nei quartieri alti della classifica!
    Sarebbe una squadra di centro classifica. Non ci sarebbero lotte per poter partecipare a competizioni di carattere europeo. Con buona pace della tifoseria.

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  2. delgottardo.vincenz_820 - 3 anni fa

    Credo che due presidenti come Viola e Sensi la roma non li avra piu Pallotta e solo un venditore di fumo

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    1. cpg35600 - 3 anni fa

      Pienamente d’accordo!!

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