Brasile, Dunga: “Alisson è fortissimo, Gerson ha bisogno di armonia”

L’ex commissario tecnico della Seleçao ha parlato dei due giocatori che vestono la maglia della Roma: il portiere verdeoro e il talento ex Fluminense

di Redazione, @forzaroma

Carlos Dunga è stato sia capitano che allenatore del Brasile. Nel 1994 ha alzato la Coppa del Mondo a Pasadena dopo aver vinto contro l’Italia, ma oggi è intervenuto ai microfoni di ZonaCalcio.net e ha rilasciato alcune dichiarazioni su Alisson e Gerson, i due giocatori carioca in forza alla Roma. Queste le sue parole:

Come vede il campionato di serie A in questa stagione?
“Le cose per ora sembrano abbastanza chiare, con la Juventus in totale dominio e le altre che inseguono. C’è la Roma, la quale gioca un bellissimo calcio e che è la mia favorita per il secondo posto, poi un Milan che è in netta ripresa grazie ad un’ottima organizzazione datagli da Montella. Il Napoli è un’ottima squadra, ma che sicuramente non ha la forza della scorsa stagione”.

Mentre un altro brasiliano arrivato con molte aspettative, ma che finora non le ha mantenute è Gerson. Ci può spiegare che tipo di giocatore è?
“E’ un centrocampista che in Brasile le cose migliori l’ha fatte vedere da trequartista, da dieci dietro le punte. Ha delle qualità che mi piacciono moltissimo, come il passo lungo, la visone di gioco, tempi d’inserimento e il controllo di palla che è di primo livello. Però c’è da considerare che è un classe 1997, perciò necessita di tempo per entrare nei meccanismi di gioco della sua squadra, visto che, a differenza di Gabigol che è più solista, Gerson deve giocare in armonia con i suoi compagni”. 

Per quanto riguarda Alisson invece, giocatore che lei ha lanciato prima all’Internazionale de Porto Alegre e poi nella Selecao, può far bene in Italia?
“Ne sono estremamente convinto perché conosco benissimo sia le sue qualità caratteriali che quelle tecniche. Ha tutto quello che deve avere un grande portiere, ovvero una personalità molto importante, doti tecniche e dei riflessi incredibili. Ciò che più mi colpì di lui quando lo allenai per la prima volta, fu la sua tranquillità e la sua forza mentale. Parliamo del portiere della nazionale brasiliana per i prossimi 20 anni”. 

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