Barba a FR: “Ora spazio ai giovani, nella mia Roma c’era un’altra gestione”

Il difensore del Benevento si racconta tra passato e presente: ”Florenzi un fuoriclasse, si merita il successo che sta avendo al PSG. Inzaghi è un martello, con lui vogliamo la salvezza”

di Gianluca Viscogliosi

Zaino, scarpini e pallone in spalla per conquistare il mondo partendo da Roma. E’ un viaggio calcistico infinito quello di Federico Barba, arrivato dalla Capitale a Benevento passando per la Toscana, il Veneto, la Germania e la Spagna. Una cartina europea stropicciata, sudata, che ripercorre a Forzaroma.info partendo dalla tappa iniziale. All’ombra del Colosseo.

Per lei la gara contro la Roma è sempre particolare: quali sono le sue sensazioni?
Sono cresciuto a Roma come ragazzo e come calciatore, mi porto dietro tanti ricordi e tante amicizie. Da lì sono partito per tante esperienze in giro per l’Europa, ogni tappa del mio percorso mi ha fatto maturare tanto, mi ha lasciato qualcosa di unico a livello di visione del mondo. Non c’è un posto in particolare a cui sono legato di più, però sono davvero contento di ogni esperienza che ho fatto. Sono sempre molto contento poi di confrontarmi con una squadra così come la Roma.

Adesso però il suo giallorosso è quello del Benevento, con cui state facendo una stagione convincente. Cosa le sta dando questa piazza?
Ancora non abbiamo fatto nulla in questa stagione. L’obiettivo è ancora lontano, in ogni partita ci giochiamo la vita. La nostra posizione in classifica al momento è discreta e dobbiamo pensare che ogni vittoria ci porta quell’ossigeno e quell’entusiasmo utile poi per lavorare al massimo in settimana. Qui a Benevento ho trovato un ambiente familiare, un presidente che ci tratta come figli e una piazza serena con le persone che ti accolgono e ti vogliono bene. Senza tralasciare poi la parte tecnica e lo staff con cui personalmente sto collaborando dalla fine della scorsa stagione e con cui siamo in totale sintonia.

Quali sono i segreti di questa squadra e come vi sta guidando mister Inzaghi?
Il mister ci guida in allenamento e in partita. Ci dà molti consigli e poi ci trasmette quei trucchi del mestiere che però non posso svelare (ride n.d.r.)! E’ un vero e proprio martello. Si vede che è stato un grandissimo campione, ha una mentalità da top player e questo si nota. E’ bravissimo poi a trasmettere tutta la sua passione alla squadra, perché non ci fa mai accontentare di nulla qualsiasi cosa accada.

 

LaPresse

 

Tra gli ultimi arrivati c’è l’argentino Gaich: che impressioni le ha dato?
La prima impressione che ti trasmette a prima vista è quella di un calciatore dal fisico importante per un ragazzo della sua età. Ha fatto grandi cose, al momento noi non lo abbiamo visto perché è dovuto tornare in Russia per dei problemi di visto. Ci siamo allenati poco con lui insomma. Vedo che la gente ha tante aspettative nei suoi confronti, io lo lascerei tranquillo così da dargli tutto il tempo necessario per dimostrare le sue qualità.

Nelle giovanili della Roma ha vinto il campionato Allievi e quello Primavera: che ricordi ha di quel periodo?
Sono stati anni molto belli, avevamo un gruppo di ragazzi molto affiatato. Mi rende particolarmente felice il fatto che molti di questi attualmente stanno facendo un percorso di altissimo livello nelle rispettive carriere. Quel periodo lo ricordo con particolare felicità, eravamo tutti giovani romani, ci trovavamo spesso a condividere il tempo anche fuori dal campo. Voglio davvero bene a tutti loro, abbiamo passato tantissime esperienze divertendoci in ogni occasione ed è proprio questo che ci ha unito ancora di più.

E questi ragazzi sono Verre, Caprari, Ciciretti, Politano e tanti altri: perché nessuno ha trovato tanto spazio in prima squadra?
Sinceramente non ne abbiamo mai parlato, forse in quel momento c’era un’altra gestione e un altro tipo di Roma. Negli ultimi anni invece si tende di più a dare spazio ai giovani, con la panchina lunga, le tante gare ravvicinate o la novità delle cinque sostituzioni. Questi aspetti aiutano i ragazzi ad avvicinarsi di più alla prima squadra.

Tra l’altro il capitano di quella squadra Primavera campione era Alessandro Florenzi: che effetto le ha fatto e le fa vederlo lontano dalla Roma?
Sono dinamiche personali di Alessandro, scelte che ha fatto e che vanno rispettate. Per me rimane un grande, un fuoriclasse sul campo e un ottimo ragazzo fuori dal terreno di gioco. Per quello che l’ho vissuto io posso solo che parlarne bene. Gli auguro davvero il meglio, si merita tutto il successo che sta avendo e mi riferisco anche alla partita di livello che ha fatto martedì contro il Barcellona.

 

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A Empoli ha avuto Maurizio Sarri, più volte accostato alla Roma. Sarebbe secondo lei il tecnico giusto per la piazza e per il progetto giallorosso?
Ora a Roma c’è un altro allenatore, Fonseca, quindi non voglio fare paragoni. Per come l’ho conosciuto però mister Sarri è una sicurezza come allenatore, è fortissimo e riesce a lavorare bene sia con i giovani sia con gli altri tipi di giocatori. Parliamo di un maestro di calcio, ti insegna tantissimo e sono molto legato a lui perché in quegli anni di Empoli ho imparato molto.

All’andata la Roma vinse in goleada: quali errori non dovrete ripetere?
Sappiamo cosa non dobbiamo fare, siamo consapevoli della forza della Roma ma da quella partita dell’andata siamo cambiati tanto. Ci aspettiamo una partita difficilissima e noi dovremo dare il massimo. Mentalmente non potremo concedere nulla agli avversari.

Tornando al suo giallorosso, l’obiettivo personale può essere un altro anno di A, il prossimo, con le Streghe?
Al momento l’obiettivo è soltanto uno ed è quello di conquistare la salvezza il prima possibile. Non c’è domani. Pensiamo soltanto a questo.

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