Balzaretti: “Mi sento ancora un giocatore, ce la metterò tutta per tornare” – FOTO – AUDIO

“Non ci sono tempi di recupero certi, devo fare ancora dei mesi di terapia. Non si sa ne quando e come si riuscirà a risolvere il problema”, dice il terzino

di finconsadmin

Intelligenza, sincerità, grande umanità: tutto questo è Federico Balzaretti, che ha spiegato in conferenza stampa la sua situazione fisica, senza nascondere nulla. Accompagnato dal dottor Colautti, il terzino ha iniziato la conferenza con un suo monologo riassumibile in “ce la metterò tutta, mi sento un giocatore ancora, proverò in tutti i modi a guarire”. Balzaretti ha voluto ringraziare tutti, dallo staff medico alla società fino ai compagni di squadra ribadendo più volte che “la Roma è una grande famiglia, tutti mi sono stati vicini”.

Il numero 42 ha spiegato il suo problema, nato una decina di mesi fa dopo la partita con il Torino: “Abbiamo riscontrato questo problema alla sinfisi pubica. Abbiamo fatto l’operazione a Boston che non ha dato i risultati, abbiamo fatto altri tentativi, come a Monaco di Baviera, poi abbiamo deciso di fare questo ultimo doppio intervento a Germania. Questo problema non mi permette di correre o di fare le cose minime, appena faccio una corsa più veloce in campo o provo qualche calcio purtroppo non riesco a reggere i ritmi dell’infiammazione”.

Purtroppo, in patologie come queste “non ci sono tempi di recupero certi, devo fare ancora dei mesi di terapia”. Nessuna diagnosi sbagliata, come precisato anche dal dottor Colautti, tutto è stato deciso di concerto insieme a staff e società. La seconda operazione a Boston è stata scartata “perchè non era funzionale al problema”. Infine un omaggio a mister Garcia: “E’ come un padre,  è fantastico, una persona speciale”

 

 

LE PAROLE IN CONFERENZA STAMPA

“Ho voluto chiarire io la situazione, per fare una cronostoria del mio percorso, dei miei sentimenti, grazie a voi posso mandare questo messaggio alla gente che segue la Roma. E’ successo questo problema una decina di mesi fa, alla fine di un allenamento un dolore sul pube, non avendo mai un problema simile pensavo fosse passeggera. Ho giocato 90′ contro il Sassuolo e dopo quella gara non riuscivo più a camminare. Pensavo fosse una cosa breve, abbiamo trattato tutto come fosse una pubalgia, abbiamo riscontrato questo problema alla sinfisi pubica che spiegherà bene il dottore, dove ci dovrebbe essere la cartilagine e ora non c’è più. Abbiamo provato in tutti i modi con la società e i dottori ad andare in America, abbiamo fatto l’operazione che non ha dato i risultati, abbiamo fatto altri tentativi, come a Monaco di Baviera, poi abbiamo deciso di fare questo ultimo doppio intervento a Germania. Questo problema non mi permette di correre o di fare le cose minime, appena faccio una corsa più veloce in campo o provo qualche calcio purtroppo non riesco a reggere i ritmi dell’infiammazione. Alla luce di questo e l’intervento di Monaco, siamo tornati qua e il problema era persistente, abbiamo fatto degli esami che hanno riscontrato un peggioramento purtroppo. Essendo chiaro con tutti, lo faccio anche con i tifosi, devo fare ancora dei mesi di terapia, di preciso non so quanti, i dottori mi hanno dato uno strumento con il quale dormire la notte che speriamo possa migliorare la situazione a livello di dolorabilità, che è la cosa più difficile da superare. C’è anche la possibilità che questo dolore rimanga per sempre con tutte le conseguenze possibili. Ce la metterò tutta, mi sento un giocatore ancora, proverò in tutti i modi a guarire. E’ molto molto difficile, è frustrante andare in campo e non riuscire a fare nulla, abbiamo provato di tutto. Per ora i risultati, non per colpa dei dottori, non sono andati a buon fine. Ci proverò in tutte le maniere a tornare a giocare perchè è la cosa che più amo, è la mia professione. Chi mi conosce sa quanto ci tenga. Mi  sento in parte in colpa con i miei compagni, vorrei stare in campo con loro, gli sono vicino sempre. Un altro ringraziamento alla società che mi sono stati vicini, cosi come i dottori, non mi hanno mai fatto mancare nulla. La Roma è una grande famiglia, mi stanno supportando a 360° e non posso che dire grazie. Sto vivendo un periodo difficile anche a livello psicologico. A differenza di altre patologie, è una cosa che non si sa quando andrà via perchè non ci sono tempi di recupero precisi. Dentro di me ho tantissima fede, di quello che io potrò fare, ho una famiglia stupenda che mi aiuta sempre nel quotidiano. Voglio ringraziare tutte queste persone. Ai tifosi dico che non mollo assolutamente, ce la metterò tutta. Non si sa ne quando e come si risolverà il problema”

 

 Come ti senti quando arrivi a Trigoria?
C’è la speranza, la risonanza di mercoledi è stata traumatica, la situazione è anche peggiorata. Ho tanta speranza che la terapia possa dare i propri frutti per raggiungere il mio obiettivo cioè giocare a calcio. La speranza è quella di farcela. Il mio dare tutto non è in campo per adesso e questo è quello che mi tiene vivo.

Come è stato difficile psicologicamente venire qui e non scendere in campo?
Quello che manca più di tutto è la quotidianetà del campo, più del giocare la domenica. Giocare la domenica dipende dalle scelte del tecnico. Non condividere in campo gli scherzi, il ritiro, è pesante. Loro mi fanno sentire comunque parte del gruppo. Logico che non è facile, non vivendo la quotidianetà è normale sentirsi un po’ distaccato. La speranza è di poter rivivere la gioia della vittoria ma da sudato, con la stanchezza della partita che ha accompagnato una carriera. La mia è iniziata da quando avevo 6 anni.

Stai pensando a una riduzione dello stipendio?
La società ha carta bianca, può fare quello che vuole, non c’è nessun problema. Non è questo il nodo centrale dell’argomento ma i sentimenti, quello che vive una persona. Ho parlato con il Presidente, ha carta bianca la società. Credo che la società non ha voluto mai fare nulla perchè è una famiglia, vede che ce la sto mettendo tutta per guarire, pesa le persone ma non le tratta solo come calciatori. Ecco la differenza perchè molti giocatori vogliono venire qui, la Roma è veramente una famiglia. Credo che una famiglia come la Roma si vede nei momenti in cui un ragazzo non sta bene. Coccolare uno che fa 5 gol a partita è facile, farlo sentire importante quando si è in un momento difficile è un valore in più che riconosco alla società. Qualunque cosa mi chieda la società la farò

Per Colautti – Sbagliata la diagnosi?
Non parlerei di diagnosi non esatta ma di patologia complessa per il calciatore. All’inizio è stato intrapreso un trattamento conservativo, visto che non dava gli effetti sperati abbiamo guardato intorno per vedere se c’erano aspetti che indirettamente ritardavano la guarigione. Ecco perchè abbiamo deciso tutti insieme l’intervento a Boston e poi quello a Monaco. Federico mai è stato sottoposto a trattamenti contro la sua volontà o contro la sua salute. Tutti i trattamenti sono leciti per la patologia.

Ti senti di aver dato di più o aver perso di più? Vale la pena ritrovarsi come Batistuta?
Qualsiasi cosa è stata decisa insieme e ringrazio tutto lo staff medico della Roma, stiamo facendo tutto il possibile. Volgio provare a giocare nella maniera più assoluta, non voglio avere rimpianti, il non mollare senza averci provato non è la mentalità. Ho sempre dato il 1000% e questo è un orgoglio per me. Voglio arrivare tutte le sere a casa dando il 1000%, se non basta darò il 1001% per tornare a giocare. Tutto quello che è stato fatto non è lesivo per la mia vita futura.

In questo calvario di dieci mesi, c’è stato un momento in cui hai pensato al ritiro? Per Colautti ci può spiegare il problema della cartilagine?
Che passano queste cose sarei bugiardo a dire che non è vero, sono una persona razionale e lucida anche nei momenti più difficili. Credo sia impensabile non pensare ‘magari non ce la faccio e dovrò smettere di giocare’ ma subito dopo entra la parte del carattere e del giocatore, che dice ‘non mollo, ce la posso fare’.

Risponde Colautti: E’ un’articolazione pubica dove convergono i muscoli adduttori che fanno si che ci si possa muovere nello spazio. C’è un’alterazione strutturale di questa articolazione, di come si fronteggiano, e possono andare nell’usura e nel caso di Federico l’usura si è evoluta in maniera veloce e questo ha contribuito nel percorso riabilitativo.

C’è stato un qualcosa che vi siete pentiti di non aver fatto?
Per me no, quello che è successo è qualcosa che nasce negli anni, dalla mia conformazione, dalla mia corsa, tutti avete sempre detto “ho una brutta corsa”. Forse il mio modo di giocare ha portato a un’usura, se non mi fossi allenato forse non avrei mai avuto la fortuna di giocare nella Roma a 31 anni. Forse un’usura precoce ce l’ho avuta in quella zona, è arrivato un momento che quella zona specifica non ha retto più i ritmi e lo sforzo. Abbiamo pensato razionalmente agli interventi, alle terapie, ogni singolo lavoro è stato pensato in maniera razionale e specifica. Ci sono delle cose che al di là della natura degenerano perchè la natura fa il proprio corso. Gli interventi sono stati fatti tutti per un motivo, forse quest’infiammazione è talmente forte o profonda che questi interventi non sono bastati per farmi stare bene.

E’ vero che a Boston ti è stata proposta una seconda operazione a cui hai detto di no? Per Colautti: in questi anni sempre più calciatori decidono di andare all’estero per curarsi, come mai?
L’altra operazione che ci era stata prospettata a Boston non era funzionale al problema, sarebbe stata una cosa tanto per farla. Abbiamo pensato che la seconda operazione di Monaco sarebbe stata importante perchè andava a tagliare dei nervi che procuravano il dolore, l’avevano fatto anche altri calciatori che aveva prodotto risultati. L’ultima parola è sempre la mia. E’ giusto sentire il parere di tante persone, uno va all’estero o in Italia perchè non si fanno le cose campate per aria, il fatto di andare all’estero era perchè persone con problemi simili al mio avevano avuto risultati.
Risponde Colautti: La società ha i suoi consulenti, è opportuno da parte nostra consigliare delle consulenze non per forza straniere. Questo cercando la miglior professionalità possibile poi al termine delle valutazione il giocatore insieme a staff e società decide il suo orientamento. Noi dobbiamo solo supportare questi termini

Come è cambiato rapporto con Garcia? Ti hanno promesso qualcosa i compagni?
Prometto io qualcosa a loro. Il mister è fantastico, non ci sono parole per descrivere le qualità umane di questo ragazzo, per noi è un padre. Mi fa sentire più che partecipe, mi chiama sempre prima e dopo l’operazione, durante l’estate. A me dispiace, contavamo tutti che a settembre potevo stare bene. Mi dispiace non dare sul campo questo contributo, con me si comporta in maniera incredibile, è una persona speciale.

Chi ti è stato più vicino dei compagni a Trigoria? Ti piacerebbe fare l’allenatore?
All’ultima domanda non rispondo,  voglio rimanere con la testa al 100% sul campo di calcio con la maglietta giallorossa e gli scarpini. Voglio ancora giocare. Difficile fare nomi, ci sono nomi con cui lego maggiormente, come Daniele e Morgan, con i quali ho rapporti più profondi, ma tutti mi sono vicini e cercano di coinvolgermi e cerco anche io di mettere il naso fuori per vedere che fanno in campo. Questo fa la differenza, non farti sentire isolato, è qualcosa che mi dà la forza di andare avanti e superare queste difficoltà, di svegliarmi la mattina e andare in campo per provare. E’ un qualcosa che non vedo vicino, dico la verità, devo andare a piccoli piccoli obiettivi, il mio problema non lo avverto in palestra, devo fare qualcosa di superiore per capire se la terapia dà risultati o no. Il mio test è andare in campo e correre, non ho mai avuto problemi nella quotidanietà, come alzarsi dal letto o camminare, come hanno avuto chi ha avuto la pubalgia. Il mio problema è che non riesco a correre, appena correvo 10′ mi si infiammava. L’unica cosa che prometto è che ce la metterò tutta per guarire, per tornare a essere un calciatore, per fare una corsa senza avere male. Vi ringrazio per essere qui e siete riusciti a far trasmettere questo messaggio alla gente.

FINE

 

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