Baldini: “La squadra è competitiva per un posto in Champions. Potevamo scendere a patti con qualcuno dei media ma abbiamo preferito non farlo” (DIRETTA e FOTO)

di Redazione, @forzaroma

Ecco le parole del Direttore Generale della Roma Franco Baldini nella conferenza stampa di oggi. (AGGIORNA)

Inizia a parlare Baldini con una premessa “Buongiorno a tutti. Sembra che sia rituale che ogni 2 o 3 mesi debba venire qui a spiegare delle cose. Io sono stato scelto da questa proprietà per rendere al più presto possibile competitiva questa squadra, senza che questo debba far incorrere a rischio di fallimento o problemi finanziari. Tutto questo viene continuamente messo in dubbio da voci che riguardano partenze mie o di altri, e questo è umilante per me. Ho detto quando sono arrivato che sarei rimasto fino al completamento del mio percorso, o fino ad un eventuale licenziamento, e questo non è mai successo. Ogni giorno dobbiamo sempre chiarire, verificare, stabilire che la proprietà è solida e che non rinuncerà di portare a compimento il suo lavoro. Si parla di gente che va e che viene, non va via nessuno. Abbiamo un debito di riconoscenza verso chi ci ha scelto. Con i miei collaboratori non ho screzi né dissapori, ma nel tempo si è consolidata un’amicizia piuttosto forte, direi addirittura esagerata. Voglio ribadire che né Fenucci, né Sabatini, né Baldissoni hanno nessun tipo di problema. Abbiamo sempre considerato la diversità di problemi un fattore positivo. Una persona ha come unico patrimonio la propria faccia e la propria parola, ed è l’unico bene che non vorrei perdere. Noi siamo abituati ad assuefarci al fatto che le radio ci diffamino quotidianamente, veicolando informazioni false. Ci saremmo aspettati che testate serie verificassero con più accuratezza le proprie notizie. Io finché avrò un po’ di forza per poterlo fare, sarò qui a difendere i colori di questa squadra e di questa città”.

 

 

Ecco le domande dei giornalisti

Una bruttissima partita allo Juventus Stadium. Alla squadra sembra mancare personalità, sembra che i giocatori non sentano il senso d’appartenenza. Di chi è la responsabilità?
“Ce l’ha a momenti e a momenti no. Dopo la gara di San Siro eravamo qui a dire che il gruppo era fortissimo, l’allenatore idem. Le responsabilità sono nostre, il pesce puzza dalla testa. Ieri è avvenuta una riunione con tutti i dirigenti e sono state riportate informazioni false. E’ stata definita una caccia alla talpa che non c’è mai stata”.

 

 

 

Zeman dopo la partita con la Juve si è lamentato della squadra, Florenzi ha detto che la squadra fa il 10% di quello che dice il tecnico boemo.
“Per tutto il pre-campionato c’era una squadra convinta di fare quel che il tecnico le diceva. Evidentemente i primi risultati hanno invece minato questa convinzione, e questo si è visto con la Juve. Credo che bisogna crederci di più”.

 

 

 

 Spalletti ha dichiarato “pensavo che il problema fossi io, invece non era così”. Avete capito qual’è il problema? Sabatini ha parlato di sopravvalutazione di giocatori, è un’ammissione di colpa.
“Da lontano mi sembrava una risorsa Spalletti per la Roma, e non il contrario. Riguardo Sabatini, a volte certe cose si dicono per provocare delle reazioni nei giocatori stessi. Credo che l’abbia detto per questo e non per una reale consapevolezza”.

 

 

 

 In due anni avete scelto due progetti diversi l’un con l’altro. Avete considerato la pressione di Roma? Avete considerato che giocatori di 18 o 20 anni in una piazza atipica come Roma era un rischio? Cosa dite ai tifosi?
“Siamo sicuri di aver allestito una squadra competitiva. Gli incidenti di percorso fanno male, molto più male a noi che a voi. Anzi, voi mi sembra che siate piuttosto felici di rimestare nel torbido. Non si fermerà questa società, che è solida ed ha obiettivi precisi. Vorrei anche considerare quello che la società sta facendo in tema di iniziative extra sportive. E’ una società che vuole chiamare quasi i tifosi a farne parte. Sul progetto fallito, Luis Enrique e il nuovo progetto Zeman. Secondo me è lo stesso progetto, ovvero fare un calcio investendo sui giovani e approfittando delle ristrutturazioni delle squadre rivali. Non c’è cosi diversità tra Luis e Zeman, è l’idea di un calcio propositivo e attrattivo”.

 

 

 

Mi sembra che questa squadra abbia perso la forza dei giovani. Con la Juve hanno giocato Taddei, Perrotta, Stekelenburg, Totti, Burdisso. Sembra una squadra vecchia.
“Mettetevi d’accordo, a volte dite che la squadra è troppo giovani. Ora è troppo vecchia. L’età media della squadra di Torino è di 24 anni”.

 

 

 

Quali possono essere gli obiettivi stagionali della Roma? De Rossi ha parlato con spirito dirigenziale. A fronte di due stagioni in cui il calcio italiano è oggettivamente mediocre, quali possono essere gli obiettivi?
“Quest’anno vogliamo competere per un posto in Champions League e lo riteniamo possibile”.

 

 

 

Nell’intervista a La Stampa c’è un passaggio che ha fatto discutere, quello della vittoria che non manca alla Roma
“Lo denunciavo come un problema, non come un dato di fatto. La differenza vera tra noi e la Juve è la ferocia. Se un tossicodipendente è abituato a farsi tutti i giorni, è ovvio che un giorno che non si fa arriva persino a rubare. Se uno si fa una volta ogni diciotto anni, è ovvio che non ha la stessa mancanza. Per questo ho detto quella frase. Credo di essermi spiegato”.

 

 

Si è domandato perché quando la Roma va così in difficoltà, inizino a fiorire queste notiize che si rivelano infondate? C’è qualcuno che vuole infangare questa dirigenza?
“E’ persino inutile domandarselo. Questo progetto non è mai stato ben visto. Forse avremmo dovuto scendere a patti con tanti. Per come son diventato questa è una cosa che non riesco più a fare. C’è questa volontà di destabilizzare l’ambiente, forse la mia colpa è non saperlo accettare. Scendendo a patti avremmo potuto controllare diverse situazioni, garantendo maggior serenità ai giocatori. E’ un dubbio che ogni tanto mi pongo”.

 

 

Patti con chi?
“Con tanti di voi, tanti giornalisti”.

 

 

Questa è una conferenza contro la stampa o per spiegare i problemi della Roma?
“Mi è stato chiesto se c’è l’intenzione di destabilizzare l’ambiente da parte di qualcuno, e io ho risposto”.

 

 

Arriverà Pallotta. Lei crede che i giocatori non sentano la mano del padrone?
“La proprietà ha dato a noi le chiavi di casa. Se i giocatori sentono questa mancanza è colpa nostra, non certo della proprietà che è a svariati chilometri di distanza. Proprietà con la quale ci confrontiamo ogni giorno”.

 

 

Quant’è soddisfatto del suo lavoro fin qui?
“Il mio umore cambia a seconda dei risultati. Su quanto fatto dalla società sono molto soddisfatto, per i risultati poco soddisfatto. Ma sono convinto che presto sarò molto soddisfatto”

 

 

 

Secondo lei è colpa dei giornalisti che la Roma lo scorso anno ha perso 16 partite, se è arrivata settima? Lei ha parlato di responsabilità ma non è entrato nello specifico. Ci può elencare degli errori specifici?
“Ad aprile, quando parlai di sopravvalutazione di giocatori, era un discorso consuntivo, facendo un piccolo bilancio. Parlavo di carattere, di dare alla squadra quel qualcosa in più che spesso era mancato. La valutazione di Sabatini sabato sera era volta a motivare i giocatori. Sono convinto che la rosa attuale sia buona e competitiva. Le nostre responsabilità sono sottolineate ogni giorno dal vostro lavoro. Alcune ce le dobbiamo risolvere tra di noi. Io continuo a sostenere che questi giocatori non siano da bocciare, a fine anno faremo i conti”.

 

 

 

Non ritiene un errore l’aver confermato la cerimonia della Hall of fame per domenica, in un momento cosi delicato?
“La cerimonia è stata un evento preparato da tempo, la cui organizzazione ha richiesto molto impegno. Non era possibile spostarla. Ma questo non c’entra nulla con i risultati della squadra. E’ un evento per i tifosi, affinché possano festeggiare la propria storia. Spero che ci sia un’accoglienza meritevole per questi giocatori che verranno”.

 

 

 

 E’ stato vago sulle responsabilità. Come si esce da questo momento? Con l’allenatore avete parlato?
“Stiamo cercando di instaurare quel clima di convinzione nei giocatori. Voglio ricordare che ogni singolo componente di questa squadra è stato scelto assieme all’allenatore. Alcuni risultati hanno minato questa convinzione e va di nuovo instaurata il prima possibile”.
 State pensando di intervenire di nuovo sul mercato?
“A gennaio saranno trascorsi 4 mesi di campionato e potremmo capire quali saranno le nostre necessità, e nel caso intervenire”.

 

 

 

Quando lei ha accettato questa proposta l’ha fatto quasi per un dovere morale nei confronti di Roma e della Roma, nonostante fosse attratto dal calcio inglese. Non si sente un pesce fuor d’acqua?
“Non mi sento un pesce fuor d’acqua. Sento che questo calcio e questa città ha la possibilità di fare un cammino alla ricerca di qualcosa di meglio di quel che abbiamo”.

 

 

 

Lo scorso anno avete fatto scudo attorno a Luis Enrique dall’inizio alla fine. Quest’anno, di fronte a Zeman, qual’è la posizione della società di fronte ad un eventuale secondo fallimento?
“Non prendiamo in considerazione l’idea di un fallimento. Avremo lo stesso atteggiamento di coerenza. Quello che si ottiene nel calcio, si ottiene solo attraverso un percorso di stabilità e consistenza. Perseguire i propri obiettivi nonostante i rovesci. Avremo questo comportamento non solo con l’allenatore”.

 

 

 

 E’ passato un anno dal suo arrivo. Tre persone volute da lei, Luis Enrique, Tancredi e Lo Monaco, sono andate via. Si sente depotenziato?
“No, altrimenti avrei avuto altri colloqui. Luis Enrique? Avrei continuato con quel percorso, lui ha rinunciato. Tancredi è una scelta tecnica dell’allenatore. Siamo tuttora molto amici con Franco, mi ha fatto male, ma non entro nel merito delle scelte tecniche. Daniele Lo Monaco è tuttora mio amico, ma c’è una parte della società che non è devoluta a me al 100%. Io a quello mi sono limitato”.

 

 

 

 Le chiedo di approfondire due punti. Perché è un po’ più defilato in questi ultimi periodi? Perché Sabatini acquisisce un ruolo quasi più importante del suo? Su Zeman: ha la sua fiducia in maniera illimitata o è tutto in discussione?
“Nemmeno abbiamo accennato alla fiducia a Zeman. Non è neanche un oggetto di discussione. Ha assolutamente la fiducia, sappiamo che ha i giocatori che possono rappresentarlo presto sul campo. Sulla prima linea o seconda linea, c’è sintonia tra le parti dirigenziali. Non ci poniamo il problema di chi va a parlare, neanche ci spartiamo i compiti. Chi si sente di dover dire qualcosa, lo fa. Non c’è una gerarchia dittatoriale. Ognuno può rappresentare il suo punto di vista”.

 

 

 

Lei ha detto che Sabatini ha voluto suscitare una reazione dei giocatori. Lei e Sabatini siete ancora in grado di fare una cosa del genere? Nello spogliatoio le vostre parole hanno ancora valore o c’è bisogno del presidente dato che lei è un dipendente?
“Io sono un dipendente che si sta giocando più del suo. E’ un discorso fuoriluogo. La reazione che volevamo suscitare io e Sabatini che effetto avranno? Lo vedremo domenica. Noi crediamo di avere dalla nostra parte tanta storia di calcio per esser credibili di fronte ai calciatori, molto più di una persona che viene dall’America. Lui stesso si ritiene meno credibile di noi”.

 

 

Lei crede di lavorare nelle stesse condizioni che aveva immaginato? I suoi rapporti con Mark Pannes?
“Ci siamo sentiti, insieme facciamo delle cose. I rapporti sono buonissimi, altrimenti non starei in paradiso a dispetto dei santi. Me ne andrei. Sulle condizioni dico di no, sarei bugiardo se dicessi di aspettarmi di lavorare in condizioni ambientali cosi poco favorevoli. Un ambiente più sereno e meno avvelenato da continue polemiche e falsità sarebbe più semplice da affrontare”.

 

 

 

 Negli ultimi tre anni sono cambiate tre proprietà, tre presidenti, allenatori vari, dirigenti e giocatori. I problemi sono sempre gli stessi.
“E’ un messaggio che forse i dirigenti non riescono a trasmettere alla squadra, è un dubbio che ci siamo posti. Ci sono anche casi eclatanti di giocatori che qui non si sono espressi al meglio, e che una volta usciti da questo contesto hanno dimostrato un valore reale e non solo potenziali. Cerchiamo di farci delle domande e darci delle risposte”.

 

 

 

Lei ha dichiarato a Sky di voler sfatare la tradizione nel calcio italiano di voler vincere anche giocando bene. E’ sempre stata una sua concezione, anche fin dai tempi in cui fu cacciato Zeman per prendere Capello?
“Io all’epoca non ero alla Roma, ma un semplice consulente. Arrivai quando c’era già Capello. Credo che ad un certo punto ci si debba dare non solo obiettivi, ma anche sogni. Non rinnego l’esperienza di Capello, ma credo che ci sia la possibilità di vincere giocando alla Zeman”.

 

 

 

Lei se l’è presa con i giornalisti, ma il clima all’estero in tal senso com’è?
“Prima forse ho esasperato i toni, ma è difficile lasciarsi scivolare addosso tutte le falsità. Per me non c’era neanche bisogno di chiarire certe cose. L’erba del vicino non è mai sempre verde, ma nelle altre esperienze della mia carriera non mi sono mai trovato dentro questa confusione”.

(FINE)

 

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