Amelia: “Tifosi tornate allo stadio! La Roma è un rimpianto. Alisson non va bruciato”

L’ex portiere milanista si racconta in una lunga intervista, ma fa anche il punto sul momento dei giallorossi

di Redazione, @forzaroma

Con il sogno mai realizzato di tornare alla Roma, anche come terzo portiere come nell’anno dello scudetto, Marco Amelia ricomincia dalla serie B inglese. Intervistato da teleradiostereo ha parlato del passato e del momento attuale della Roma. Ecco l’intervista:

Come mai non sei mai stato il portiere titolare della Roma?
“Non c’è mai stata la possibilità di chiudere al 100% una trattativa. Dispiace perché sono cresciuto nella Roma, quando sono andato via mi sono ripromesso di tornare nella Roma. Il calcio è questo. Ho giocato per altri club, ma dispiace non averlo mai fatto nella Roma. Dispiace perché sono cresciuto nella Roma”.

È vero che è difficile giudicare un giovane portiere?
“Sì, è vero, soprattutto perché il ruolo ai primi anni ha bisogno di esperienza. All’inizio dare un giudizio sulle prime partite di un ragazzo giovane. Il portiere si vede in due anni, come affronta i momenti brutti, ma anche quelli belli, perché il troppo entusiasmo non va bene. Spesso giudichiamo un portiere troppo forte, nonostante lo si abbia visto poco. Scuffet ha avuto delle difficoltà. Appena un giovane fa bene lo paragoniamo subito al migliora. Bisogna aspettare due o tre anni di maturazione per giudicare”

Donnarumma?
“Gigi per quello che sta facendo ha la possibilità di prendere il suo posto nella Nazionale e di diventare uno dei migliori portiere. Ha struttura fisica e mentalità, non è facile giocare a San Siro. Glielo auguro perché il calcio italiano ha bisogno di un portiere come lui che possa far bene anche per la nazionale, anche perché Buffon non è eterno”.

Se fossi l’allenatore della Roma chi sceglieresti tra Alisson e Szcezsny?
“Secondo me Szczesny. Alisson ha bisogno del tempo di ambientamento come tutti i brasiliani. Anche Dida, Julio Cesar e molti altri hanno avuto bisogno di questo periodo. Io inserirei Alisson piano piano, non lo brucerei. Szczesny è una certezza, anche se prima o poi il passaggio va fatto. La coppa ti permette l’inserimento ed influenza la testa del ragazzo perché deve farsi trovare sempre pronto”.

Che consigli ad un giovane portiere?
“Di trovare un buon allenatore. Di lavorare tanto sulla base tecnica, che ti permette di arrivare a tutto, ma di anno in anno serve un allenatore che ti sa dare le giuste indicazioni. Quando seguo i dilettanti vedo poco lavoro di tecnica e tanto su cose che non hanno senso, però non è colpa degli allenatori. Ci vorrebbe un Coverciano anche per i portieri”.

Il portiere pensa quando gioca?
“Il ruolo è tutto pensiero. Sui calci d’angoli pensi alle posizioni, devi ricordare dove stanno tutti e se arriva una palla nell’area piccola devi prenderla tu. In contropiede pensi a posizionarti per anticipare il cross. E’ tutto un ragionamento per farti trovar pronto e posizionarti bene. Se arriva Salah sto fermo perché tanto te la tira addosso (ride ndr)”.

Che pensi se un giocatore ti tira un rigore come quello di Zaza?
“È stata un po’ goffa, non si è mai visto un rigore del genere. Mi verrebbe da ridire e gli direi: Che t’è venuto in testa?. Poi secondo me la sua rincorsa è stato un modo per avere più tempo per riflettere contro uno dei portieri più forti”.

Se invece trovi uno che ti fa come Pellè?
“Lo aspetto sotto al tunnel (ride ndr”).

Hai mai litigato con un tuo compagno?
“Sì, ma solo per motivi giusti. A volte basta una manata fatta bene, e la mia non è piccola, per sistemare molte situazioni (ride ndr) se con le parole non si risolve nulla. Con Onyewu ci ha pensato Ibra. Era una situazione giusta, anche se mi dispiace perché è un amico. Lì è stata comica perché sono due animali, parlavano inglese ed in 25 non siamo riusciti a dividerli. Sono talmente grandi che si sarebbero fatti male. Give me five ed è finita così”.

Il compagno o avversario più antipatico?
“Compagno è difficile. Avversario ci sarebbe un grandissimo elenco, ma forse Pippo Inzaghi. Era uno che ti dava fastidio in campo ed era la sua forza. Ovviamente è un’antipatia calcistica”.

L’allenatore?
“Ho avuto dei problemi con Gasperini, ma ho una stima profonda per lui. Nel periodo di Genoa perché non capivo certe cose. Non mi fece giocare una partita importante di Coppa UEFA senza motivo e non capivo questa situazione. Se hai rapporto con l’allenatore ci sta che chiedi spiegazioni”.

Esperienza positiva al Chelsea?
“E’ un altro mondo in Inghilterra ed in particolare nel Chelsea. Ho lavorato con Mourinho ed Hiddink, entrambi con filosofie vincenti”.

Farai l’allenatore?
“A me piacerebbe farlo. I portieri guardano tutto e la devono studiare dal punto di vista tattico”.

Un messaggio verso i tifosi della Roma e della Curva Sud?
“Era impagabile. Questo lo vedo come un problema attuale per la Roma, che risente dell’assenza dei tifosi. Lasciate perdere tutta questa gente e andate allo stadio. Alla fine queste restrizioni non servono a nulla. Il calcio è della gente e negare certe cose è inutile. Vedrete che tra poco i diritti tv saranno un problema per il calcio e bisognerà pregare la gente di tornare allo stadio e me ne sono accorto giocando all’Inghilterra”.

Cosa è successo con la Vivace di Grottaferrata?
“Mi è stato chiesto di salvare questa squadra di Grottaferrata ed ho avuto ostruzionismo da alcuni soci. Io ci tenevo tantissimo, ma se ci sono ostacoli di persone che hanno manie di protagonismo. Lasciate stare il calcio perché non deve diventare politica. Non deve essere così e si rischia di danneggiare quello che piace ai bambini. Non posso tornare sui miei passi. Quando c’è stata una riunione, dov’era presente mio padre, c’è stata una maleducazione incredibile. Gli ultimi 20 giorni li ho passati su quel campo perché mi dispiace davvero”.

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