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Abraham: “Mourinho mi ha detto di diventare un mostro, devo essere più cattivo”

Getty Images

L'attaccante inglese racconta i primi mesi sotto la guida del portoghese: "Vuole che diventi più 'cattivo' in campo"

Mirko Porcari

"Mourinho mi ha detto che sono un ottimo giocatore e mi ha suggerito di lavorare per sviluppare una maggiore" cattiveria" sul rettangolo di gioco. Mi ha detto di diventare una specie di mostro". Tammy Abraham racconta dal ritiro della nazionale inglese le sensazioni e le aspettative dei suoi primi mesi da romanista sotto la guida di Mourinho. Lo Special One lo ha voluto e ora lo sta aiutando a crescere per diventare un attaccante di livello mondiale. Come? Puntando sulla cattiveria, spiega il numero 9: "In campo non si può essere gentili, hai bisogno di quel carattere, devi spaventare i difensori e sotto questo aspetto sto cercando di migliorare. Mi ha detto che ero un giocatore troppo buono, che dovevo acquisire quella aggressività che si ottiene crescendo".

Mourinho e il consiglio ad Abraham: "Diventa un mostro, spaventa gli avversari"

"È sempre dura arrivare in un nuovo paese e abituarsi a una cultura diversa. Ho cercato di ambientarmi presto e ho cominciato ad imparare un nuovo stile di calcio. Sono andato a spiegare le mie ali e spero di poter mantenere il livello di prestazioni di cui ho bisogno per rimanere in nazionale" aggiunge l'attaccante inglese, che grazie alla Roma spera di non perdere il treno per Qatar 2022: "Il Mondiale era un mio obiettivo, speravo solo di essere chiamato per dimostrare di poter lottare per un posto tra i convocati". Contro l'Albania è entrato al posto di Harry Kane: "Lui è fantastico, lo ammiro molto e spero possa continuare a fare bene. Io ho cercato di farmi trovare pronto così come capita ogni volta che vengo chiamato in causa. Nel calcio può succedere di tutto e devi essere sempre in grado di farti trovare pronto". Sulla decisione di lasciare la Premier: "All’inizio era il mio pensiero fisso. Voglio davvero lasciare la Premier? È il miglior campionato e tutti vogliono giocarsi. Hai sempre dei dubbi, ma penso che andare in A e in una squadra come la Roma, che è un grandissimo club…non penso che la gente si dimenticherà di te finché fai il tuo, segnare e giocare bene. Già questo fa parlare di te. Devo solo continuare a fare le cose giuste e come vedi Gareth (Southgate, nda) tiene sempre un occhio sui giocatori all’estero". E sulla Serie A l'attaccante dice: "Non mi aspettavo che potesse essere così difficile. I calciatori sono molto intelligenti e per il modo di giocare in Italia la difesa è molto importante. Quindi per me si trattava di capire anche l’altra parte. In Inghilterra siamo abituati ad attaccare, attaccare, attaccare e devo imparare l’altra strada, come rompere le difese avversarie. Fa parte del processo di apprendimento e puoi vederlo con Lukaku e gli altri, che sono andati all’estero e sono tornati in Inghilterra, per me è questione di migliorare me stesso".