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2016, fuga dallo stadio. La Serie A peggio dell’India

Gli impianti italiani sono sempre più vuoti. L'Olimpico è la cartolina perfetta dell'intero movimento calcistico nazionale

Redazione

In Serie A si continua a disertare lo stadio. Il rito della domenica è diventato un appuntamento per pochi intimi. Per vedere lo Stadio Olimpico pieno, per esempio, serve la palla ovale del rugby, altrimenti per le partite di calcio non si riempirebbe. I dati sono sconfortanti: la media degli spettatori è sempre più bassa. Si è passati dai 22.221 dello scorso anno ai 21.516 della prima parte della stagione 2016/17. L'Inter guida la classifica del pubblico con 47.989 tifosi sugli spalti, anche l'altra milanese è cresciuta rispetto all'anno scorso, ma i dati favoriscono le due compagini solamente perché a San Siro si è già presentata la Juventus, portando molti paganti al botteghino. Roma e Lazio, invece, sono disastrose: i giallorossi hanno perso circa 6mila tifosi di media e sono scesi a 29.011, un dato raccapricciante per il tifo romanista, che nell'anno dell'ultimo Scudetto contava 64.271 spettatori di media a partita. I biancocelesti, invece, sono scesi a 15.850 persone portate sugli spalti, rispetto ai 21.000 della scorsa stagione.

Non si parla solo dell'Olimpico, ma di un problema legato a tutti gli stadi italiani. Al San Paolo, per esempio, si è passati dai 38.000 tifosi di media della scorsa stagione ai 26.000 di quest'anno. Il tifo partenopeo diserta lo stadio per protesta a causa del caro biglietti alzato dal presidente De Laurentiis. Pochi tifosi e impianti enormi, questo è il problema dell'Italia. Si salva solo lo Juventus Stadium, che si riempie ogni domenica per il 95,6% Il confronto con il resto d'Europa è imbarazzante: in Germania ogni impianto è gremito, con una media di 43.426 tifosi a partita. In Inghilterra, dove le case di gioco delle squadre sono molto più piccole, i tifosi 36.179. In Spagna 26.835, in Francia 22.551. Perfino in Messico (25.557) e in India (25.371) il numero dei tifosi è maggiore rispetto all'Italia. Tra tornelli, tessere del tifosi, paura degli scontri e barriere che dividono i settori, la gente ormai considera l'andare allo stadio una specie di corsa a ostacoli.

Il problema è che nessuno lavora per invertire questa tendenza, non interessa alle forze dell'ordine - gli stadi vuoti si controllano più facilmente -, non ne hanno, per ovvi motivi, le televisioni. In fondo, non ne hanno interesse neanche i club: i ricavi da biglietteria sono diminuiti in maniera meno proporzionale rispetto al diminuzione dei tifosi (252 milioni nel 1990, 239 nel 2000 e 221 milioni nel 2005). I diritti radiotelevisivi hanno riempito le casse delle società, rispetto a quanto accadeva 25 anni fa, quando la maggior parte degli incassi derivava proprio dalla gente che si sedeva sugli spalti. Una partita senza pubblico è una partita morta, ma a molti conviene lasciar la gente sul divano.

(Il Fatto Quotidiano - T. Rodano)