Stadi italiani, l’Uefa non ci fa sconti

Stadi italiani, l’Uefa non ci fa sconti

L’Uefa sta adottando delle norme ed un rigore severissimo nel considerare a norma gli stadi in grado di ospitare le competizioni europee

di finconsadmin

L’Uefa da Settembre ha  ha tolto l’autonomia alle singole federazioni per scegliere gli impianti dei grandi appuntamenti europei. ome riporta l’edizione odierna del “Corriere dello Sport”, il numero degli impianti utilizzabili per ospitare gare di qualificazione e amichevoli internazionali, resta, per ora, quello con cui l’Italia è partita a settembre, 11 (ma in realtà sono 9) più il Friuli quando avrà ultimato il restyling. Gli impianti verranno di volta in volta sottoposti ad una verifica congiunta tra Figc e Uefa.

Se parliamo di categoria 4 (l’elite) allora non si sfugge dallo Juventus Stadium e dall’Olimpico di Torino, dal Meazza di Milano e dall’Olimpico di Roma. Così come anche il Braglia di Modena ha standard qualitativi molto soddisfacenti. A seguire ci sono i categoria 3 con deroga: il San Paolo di Napoli, il Franchi di Firenze, il Barbera di Palermo, il Dall’Ara di Bologna, il Bentegodi di Verona e il Ferraris di Genova. C’è da dire, però, che Bologna e Verona, per le gare Uefa, avrebbero una capienza ridotta. Napoli ha il grosso problema dei parcheggi. Anche al Barbera è stato necessario intervenire con divisori tra area conferenze e sala stampa, secondo i criteri Uefa. Il dettato Uefa è meticolosissimo: capacità minima di area stampa, numero minimo di fotografi, postazioni di commento, studi tv, grandezza minima dello spogliatoio arbitrale, metri quadri di parcheggi esterni, indice di illuminamento dell’impianto di gioco.

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