Stadio Roma, Raggi: “Non so che fine farà il progetto. Ce l’hanno tutti con me, forse perché sono donna”

Stadio Roma, Raggi: “Non so che fine farà il progetto. Ce l’hanno tutti con me, forse perché sono donna”

La sindaca della capitale replica: “Parlare di sistema Raggi è vergognoso e oltraggioso. Io non sono lo sfogatoio d’Italia”

di Redazione, @forzaroma

“Contro di me c’è un accanimento mediatico, forse perché sono donna. Questa cosa deve finire, io non sono lo sfogatoio d’Italia. Virginia Raggi non ci sta e risponde in maniera forte anche a chi chiedeva le sue dimissioni in seguito alle vicende del progetto Stadio della Roma. “Parlare di sistema Raggi è vergognoso e oltraggioso – ha detto la sindaca della capitale a ‘Porta a Porta’ -. La procura ha detto che io non c’entro, sono stati coinvolti altri esponenti di altri partiti come Michele Civita, ex assessore della giunta Zingaretti, e il vicepresidente del consiglio regionale Palozzi, ma si parla di sistema Raggi. Michele Civita è l’ex assessore di Zingaretti, con cui ha lavorato per decenni, possiamo dire che sia il suo braccio destro, ma su di lui nessuna parola. Lo stadio è cosa della città di Roma ma le procedure urbanistiche si svolgono in Regione. Chiamare in causa la Regione a guida Pd? E’ la procura che la chiama in causa. Io mi aspetto che domani inviti anche Zingaretti e poi Berlusconi come referente di Palozzi .Io non c’entro, forse questo accanimento mediatico è perché sono donna o forse perché sono del M5S o perché sono scomoda. Io non sono lo sfogatoio d’italia”.

Poi le parole sul futuro del progetto Stadio della Roma: “Che fine farà lo stadio? Non lo sappiamo. Gli atti della procedura sembrano tutti validi, non ci sono state infiltrazioni nelle procedure. Forse c’era qualcosa a livello sotterraneo, che però mirava ad altri progetti. Noi ci riserviamo di fare tutti gli approfondimenti del caso, anche su Eurnova. Se non ci sono irregolarità a mio avviso si potrà andare avanti. Data? Prima capiamo bene come stanno le cose.

Poi su Parnasi: “L’ho incontrato nella primavera 2017 nei vertici con l’As Roma e Eurnova. Che impressione ho avuto? Noi partivamo da posizioni antitetiche: lui per mantenere le cubature, noi per ridurle. I tecnici del Comune e i tecnici di Eurnova hanno ripreso il progetto e si è iniziato a ridurre le cubature. Luca Lanzalone ci ha aiutato sul fronte della normativa perché il precedente assessore più che dire ‘non si deve fare’ non faceva. Il progetto precedente? Ho trovato un progetto da 1 milione di metri cubi di cemento e per noi tutta questa speculazione immobiliare non era ammissibile”.

Virginia Raggi prosegue: “Io non ho strumenti di ispezione e indagine. Ci basiamo su curriculum e capacità, questo può portare dei problemi come nel caso Marra. Ma non si tratta di fragilità, semmai di fragilità di sistema. Io non rispondo per gli altri, non controllo i telefoni”. Su Lanzalone, ormai ex presidente di Acea: “E’ un professionista che ha portato brillantemente in porto il concordato in una società di Livorno. Non ho parlato di lui con di Maio, sono 24 ore che leggo cose folli sui giornali. Ho letto che Di Maio sarebbe stato ieri in Campidoglio: smentiamo questa cosa, non è venuto in Campidoglio”.

Poi la sindaca ha replicato anche all’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini: “Lui non ha firmato una sola carta. Per opporsi a un progetto bisogna produrre degli atti. Non c’è un atto. Per cui abbiamo chiamato Lanzalone che avevo incontrato prima per chiedere chiarimenti sul concordato preventivo. Lo scelsi io, avevamo lavorato insieme all’opposizione e c’era uniformità di vedute, anche se poi abbiamo visto non a livello pratico. All’indomani dell’arresto Marra ci fu uno scossone in consiglio e Fraccaro e Bonafede ci diedero un po’ di supporto. Io chiesi di poter fare un approfondimento sul concordato preventivo in continuità. Lanzalone presidente di Acea? Abbiamo tirato fuori una serie di curriculum e tra questi il suo. E la governance di Acea ha suscitato fiducia nel mercato. Acea da allora ha fatto lavori che non erano mai stati fatti”.

L’intervento della sindaca continua così: Da quando mi sono candidata tutti gli uomini che mi ronzano intorno vengono definiti miei amanti o miei tutor. Io non ho badanti. Con nessun altro sindaco si sono permessi di fare quello che fanno con me, ho resistito a due anni di secchiate di fango. Come ha detto il premier Conte più che di Sistema Raggi o di Sistema Roma bisogna parlare di Sistema Italia. Ricordo i casi Expo o Mose. Forse dobbiamo interrogarci come Paese. Le intercettazioni? Si apre un mondo, la Magistratura stabilirà il limite tra il lecito e l’illecito”.

Il no alle Olimpiadi: “Non sono assolutamente pentita di aver detto no alle Olimpiadi a Roma. La città non era in grado di indebitarsi ulteriormente rispetto ai 13 miliardi di debito attuale perchè le regole del Cio dicono che Roma si sarebbe dovuta assumete gli ulteriori oneri derivanti dalle Olimpiadi stesse”.

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