Olsen: “Vogliamo vincere qualcosa ma non è facile. Via gli idioti razzisti dagli stadi”

Olsen: “Vogliamo vincere qualcosa ma non è facile. Via gli idioti razzisti dagli stadi”

Il portiere svedese si racconta: “Fisso sempre obiettivi a breve termine ma ho sogni grandi. L’abbraccio con De Rossi mi ha fatto capire di esser parte di questa squadra. Totti è fantastico, i tifosi li trovo anche quando vado a comprare il latte…”

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

Quante strade sbagliate devi prendere prima di imboccare quella giusta? Lo sa bene Robin Olsen, arrivato tardi nel grande calcio ma che con il passare dei mesi ha trasformato la paura dei tifosi dopo l’addio di Alisson in fiducia. La seconda divisione svedese, l’infortunio prima del Mondiale e lo scetticismo dei romanisti: il portierone ha trasformato tutto questo in forza. Il giudizio dei tifosi rispetto ad inizio stagione è cambiato parecchio e non è bastata qualche incertezza nelle ultime partite per fargli cambiare idea.

DEVIAZIONI  – Come in un’uscita in area di rigore ci vuole coraggio anche nelle scelte della propria carriera: “Quando ho deciso di andare al Klagshamn in seconda divisione anziché fare il salto nella prima, più di otto anni fa, era perché sapevo che quello sarebbe stato il passo iniziale. Da lì la mia carriera è decollata e il Malmo si è accorto di me”, ha raccontato Olsen in una lunghissima intervista al Dagens Nyheter in Svezia.
La strada non sempre è spianata, ma gli ostacoli l’hanno aiutato: “Quando mi guardo indietro penso di aver fatto una bella deviazione. Ma non è stata inutile, era una strada che dovevo prendere. Non sempre le cose vanno come ti sei immaginato. Prendere strade più storte, avere qualche battuta d’arresto, mi hanno reso ciò che sono ora. Hanno migliorato la mia mentalità. Porto sempre dentro tutto quello che ho passato”. 
Un po’ come quando si è infortunato alla clavicola prima del Mondiale, costringendolo ad una corsa contro il tempo: “Non sapere quanto ci avrei messo a recuperare mi ha stressato molto. La mia ragazza era incinta del nostro secondo figlio, mia figlia si è rotta una gamba una settimana dopo. È stato un momento difficile”.
Dopo la visita in Inghilterra da uno specialista, è tornato in Svezia senza certezze: “Mi ha detto che avrei potuto farcela, ma che non poteva garantirmi nulla. Non sono arrivato alla Coppa del Mondo nelle condizioni migliori, ho fatto solo una partita e un paio di amichevoli”. 
SOGNI – E un giorno prima degli ottavi di finale la notizia dell’interesse della Roma: “Quando mi è stato detto che l’agente era in contatto con Roma, è stata una grandissima gioia. E poi nel bel mezzo di una fase finale di Coppa del Mondo… Speravo di venire fin da subito: tutti i giocatori vogliono giocare al più alto livello possibile. Quando arrivi dalla Scandinavia è più complicato, perché c’è una grande differenza con il campionato italiano. Io poi nella carriera sono maturato tardi: per questo non mi sono mai fissato un obiettivo, ho lavorato sempre per obiettivi intermedi, a breve termine. Ha funzionato sempre bene. Ma i sogni sono sempre stati grandi. Sempre”. 
EREDITÀ – Al suo arrivo era chiamato a sostituire Alisson, al tempo venduto al Liverpool per una cifra record per un portiere. E la prima stagionale non è stata semplicissima: “Non ero nervoso, ma teso. Desideravo ardentemente quella partita, era il mio debutto in un campionato nuovo, in un club così grande. Ho cercato di mantenere la calma e facendo ciò che so fare. È finita bene, molto bene”. Soprattutto per quell’abbraccio di De Rossi a fine partita: “I compagni mi hanno aiutato a non subire gol e mi hanno supportato in ogni situazione. Daniele è stato il primo a voltarsi dopo il fischio finale e venirmi incontro per abbracciarmi. Ha significato molto. Da lì ho capito di far parte della squadra, si sono presi cura di me”.
Si è preso cura di lui anche Marco Savorani. Anche perché Di Francesco vuole sempre che l’azione parta da dietro e Olsen ha dovuto lavorare tanto su questi particolari: “Ci alleniamo molto duramente, ma dopo ogni esercizio senti che stai migliorando. Vai a casa con quella sensazione, torni a casa e ti senti meglio. Devi fare tanti sforzi, ma la ricompensa è grande. Scendiamo nei minimi dettagli per ottenere il meglio possibile. Ero abituato a pensare da portiere scandinavo, qui è completamente diverso. Sapevo che ci sarebbe voluto del tempo, ma per fortuna non è stato tanto. Sono riuscito ad adattarmi rapidamente e oggi imparo sempre cose nuove. Per esempio il controllo di palla: in Danimarca ricevi e rilanci lungo, qui devi tenerla un secondo di più per capire la situazione davanti a te”.

ROMA – La sua crescita non è stata parallela a quella della squadra, che fatica a salire al quarto posto mettendosi alle spalle le contendenti per la qualificazione alla prossima Champions League: Tutti vogliamo vincere, ma non è sempre facile. Abbiamo avuto i nostri momenti di calo, ma il modo in cui andiamo ad allenarci il giorno dopo una sconfitta e diamo tutto per migliorare per la partita successiva è un modo di pensare professionale. Vogliamo sempre migliorare per la partita successiva. Il calcio è questo, anche se si vuole, non è facile trovare una risposta e capire di chi o cosa è la colpa”.
Uno dei momenti più complicati è stato dopo la papera contro il Genoa: “Sì, è stato molto difficile. Sfortunatamente queste cose succedono, ma poi deve essere forte e ripartire il giorno dopo. È solo così che puoi superare un errore. Dopo la partita ero arrabbiato e lo ero anche il giorno dopo. Ma devi concentrarti sull’allenamento e dare tutto. Per dimostrare a te stesso e agli altri che è stato solo un errore ma che sei tornato di nuovo”.

ITALIA – Non solo De Rossi, però. Anche Totti ha un ruolo fondamentale nella sua Roma: “È una persona fantastica, che ha una storia bellissima qui nel club. Sono felice di rappresentare la squadra che ha rappresentato. Fa come una persona qualsiasi, viene e saluta sempre tutti”. Rispetto al suo Paese, diversissimo è il rapporto con i tifosi: “Ovunque tu vada ci sono romanisti. Anche se vai a comprare il latte. Ma è grandioso, questo dimostra quanto hanno a cuore la Roma e sono orgoglioso di rappresentare il club che amano. L’italiano? È difficile, non l’ho ancora capito bene. Ma so che migliorerò, l’importante è che le indicazioni sul campo le ho imparate velocemente”.
Chiusura sul razzismo, salito sulle pagine dei giornali di tutto il mondo dopo i fischi a Koulibaly“Non dovrebbe succedere. È il 2019, la gente va a guardare le partite perché gli piace il calcio. È una cosa che odio, quegli idioti non dovrebbero essere allo stadio”. 

 

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