Negli USA da Ibra o in Giappone, poi la panchina. Ecco il futuro di capitan De Rossi

Negli USA da Ibra o in Giappone, poi la panchina. Ecco il futuro di capitan De Rossi

Il capitano giocherà contro il Parma l’ultima partita all’Olimpico. Gli allestitori già da alcuni giorni sono al lavoro per le sciarpe e le maglie dell’addio. Gli Stati Uniti l’ipotesi più concreta, ancora da giocatore. Difficile l’Asia o il Boca Juniors…

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

“Daniele non si ritirerà dal calcio giocato”. Il messaggio è chiaro: quella contro il Parma sarà l’ultima partita di De Rossi con la maglia della Roma, ma non l’ultima da calciatore. A 35 anni il capitano ha preso la decisione di lasciare i giallorossi per una nuova avventura. All’estero, ovviamente, perché incontrare la Roma da avversario è utopia. Negli ultimi anni della carriera ha sempre manifestato interesse verso gli Stati Uniti, mondo dal quale è sempre stato affascinato. In MLS sono pronti a fare carte false e l’ipotesi principale si chiama Los Angeles FC, la squadra di Zlatan Ibrahimovic.

GOODBYE – Il tuffo sarà grande, fino a qualche tempo fa inimmaginabile. La moglie Sarah dei due era quella più convinta a un trasferimento oltreoceano: “Daniele si fa tanti problemi, pensa ai figli, alla scuola… Sono io quella che dice ‘andiamo’”. E chissà se saranno state proprio le sue parole a convincerlo: da giugno una nuova avventura – che annuncerà alle 12.45 in conferenza stampa – lontano dalla Capitale. Gli allestitori dello stadio Olimpico sono già da qualche giorno al lavoro per stampare sciarpe e magliette che andranno a realizzare una scenografia così come quella di Totti. Poi con ogni probabilità il futuro sarà negli USA, quel mondo che ha imparato a conoscere e apprezzare dopo aver conosciuto Sarah, che è londinese di nascita ma con un padre cresciuto nel Bronx. E di lui Ibrahimovic ai tempi del PSG diceva: “Spero venga, è un campione”. Difficile, se non impossibile, un trasferimento nelle altre mete che i calciatori scelgono per gli ultimi anni della carriera: gli emirati non lo attirano, ama il Giappone e la cultura orientale (negli ultimi anni è stato spesso in vacanza a Tokyo) ma in piedi c’è solo l’idea Vissel Kobe dove gioca Iniesta. Sullo sfondo anche l’idea Boca Juniors, sogno che il piccolo Daniele aveva fin da bambino. Chi spinge di più per averlo però sono gli Stati Uniti, a partire dall’allenatore dei Portland Timbers: “Qui tutti vorrebbero Daniele, non ho dubbi. Ha le caratteristiche perfette per gli americani, giocatori del suo tipo piacciono molto”. E lì potrebbe vedere da più vicino un’altra delle sue passioni, l’NBA: magari proprio LeBron James, che dalla scorsa estate è passato ai Lakers, che diventerebbero i vicini di casa se dovesse scegliere Los Angeles.

PASSIONE PEP – Guardando ancora più avanti, il futuro sembra già scritto: quando terminerà la carriera da calciatore inizierà quella da allenatore come papà Alberto. È stato allenato da Lippi, Capello, Ranieri, Spalletti, Conte (e chissà se con lui avrebbe cambiato idea), tutti grandi allenatori dai quali ha “rapito” qualcosa sapendo già che quella leadership gli sarebbe servita in un futuro. Tra i primi a spingere per formarlo per quel ruolo c’è Pep Guardiola, fresco vincitore della Premier League e che nel suo staff come ex calciatore ha già Arteta: secondo tanti il tecnico avrebbe telefonato più volte all’ex compagno e amico De Rossi per averlo al Manchester City, magari nel settore giovanile, per iniziare con lui il viaggio in panchina. Per il momento Pep, così come la Roma (“le porte per lui saranno sempre aperte”, ha detto Pallotta) possono aspettare: Daniele vuole ancora giocare, appassionarsi e vivere il calcio come piace a lui. Lontano dagli occhi ma non lontano dal cuore.

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