I segreti del Mental Coach, Corapi: “A Schick serviva autostima. Pastore potrei ribaltarlo”

I segreti del Mental Coach, Corapi: “A Schick serviva autostima. Pastore potrei ribaltarlo”

L’esperto numero uno in Italia ha parlato alla redazione di ForzaRoma.info: “Di Francesco deve metterci più cuore. Anche Ronaldo è seguito da un professionista”

di Valerio Salviani, @vale_salviani

“La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre” diceva Einstein. A volte è processo naturale, altre volte c’è bisogno di un aiuto. In America quella del mental coach è una figura consolidata da anni. In Italia sta sbocciando ora, l’ultimo caso è stato Patrik Schick, che per liberare il suo potenziale si è messo in mano ad un luminare del settore. Ma cosa fa nello specifico un mental coach con un calciatore? In un’intervista esclusiva a ForzaRoma.info ce ne ha parlato Sandro Corapi, tra i massimi esperti in Italia con i suoi 38 anni di esperienza nel mental coaching, e fondatore di Enthusia, società specializzata in corsi di formazione sulla crescita personale e professionale.

Ci parli del lavoro di un mental coach con un calciatore.
Si parte con un’analisi della situazione, sia a livello mentale, che a livello fisico e tecnico. Poi si stabiliscono degli obiettivi professionali e si crea una strategia per realizzarlo. Si lavora su tutte le dinamiche, in particolar modo sulle convinzioni e sulle credenze, fattori mentali interiori che spesso fanno perdere fiducia e autostima, con conseguenze sulle prestazioni in campo.

Il mental coach deve essere a disposizione di un giocatore in ogni momento, ad esempio anche prima di scendere in campo?
Dipende dal modello di coaching, ognuno ha il suo. Io opero con incontri fissi, poi giornalmente sono reperibile per parlare di tutte le dinamiche, delle situazioni e delle interferenze che si creano, sia a livello personale che ambientale.

Nel suo libro parla di 7 passi per cambiare il proprio destino. A un calciatore quanti ne servono per liberare il suo potenziale?
Uno solo, la volontà. E’ fondamentale che ci sia la volontà da parte del calciatore. Se c’è la volontà di intraprendere un percorso di miglioramento con un professionista, è l’inizio di una nuova carriera. Ad esempio per quanto riguarda Schick, a lui per riuscire nel suo percorso serviva proprio un mental coach, un professionista che lavorasse su di lui, sulle sue convinzioni e sulla sua autostima. Con una bassa autostima le prestazioni sono inferiori alle aspettative.

In un ambiente come quello romano può essere anche più importante una figura come quella del mental coach, per aiutare un calciatore a non buttarsi via?
Dipende dal carattere del calciatore. Da anni lavoro giornalmente con calciatori e allenatori professionisti e le dico che il mental coach è una figura indispensabile. Lo è in ogni settore, nel calcio anche di più. Il lavoro si fa sia sui calciatori in difficoltà, che su quelli che non sono in difficoltà. Se è in difficoltà la strategia è ovviamente quella di riportarlo a prestazioni di rilievo, nel caso contrario si devono mantenere le prestazioni e anche in quel caso ci sono delle strategie, che permettano a un calciatore di raggiungere obiettivi importanti.

Quindi anche uno come Cristiano Ronaldo ne avrebbe bisogno…
Lui sicuramente ha avuto un mental coach. Ha uno staff intorno che si è costruito per migliorare le sue prestazioni, sicuramente anche dal punto di vista mentale. Lui ora è diventato coach di se stesso, è l’esempio perché punta sempre all’ottimizzazione delle prestazioni e questo è il compito di un mental coach. Anche Cristiano Ronaldo commette degli errori in campo, nessuno è perfetto e tutti possono migliorare. Un attaccante che fa un gol, mediamente ne ha sbagliati altri due. Può migliorare le sue prestazioni anche del 50%. Dipende tutto da un lavoro che deve essere serio. Molti si improvvisano mental coach, ma non sanno di cosa si parla.

Ci parli del suo progetto.
Sto lanciando un programma improntato sul calciatore chiamato “calciatore vincente”. Sono dei video che sto distribuendo alla comunità dei calciatori gratuitamente e le dico che in poco più di un mese ho ricevuto 800 richieste da calciatori interessati a migliorare l’aspetto mentale. La richiesta è pazzesca, qualcuno mi scrive “ti prego, ho bisogno di questi video”. Il secondo progetto è invece “allenatore vincente” e partirà entro 3 mesi. A Coverciano è piaciuto moltissimo e sono stato già relatore al “The coach experience” di Rimini. All’AIAC (Associazione italiana allenatori calcio) sono entusiasti perché parlo di cose che nel mondo degli allenatori sono sconosciute. Mi riferisco alla comunicazione, alla leadership, al problem solving, alla gestione dello stress, fattori che gli allenatori non conoscono e che è il mio pane quotidiano. La vita dell’allenatore è più difficile di quella di un calciatore.

A Di Francesco cosa consiglierebbe?
Lui è un grande allenatore, è un guerriero. E’ un bravo comunicatore, ha caratteristiche molto forti, forse troppo. Parlo soprattutto di relazione in generale. Fa parte del suo carattere, è un genuino, non si ferma davanti a nulla e dice quello che pensa. Non so come si comporta a livello individuale, ma gli direi di metterci più cuore e questo lo aiuterebbe a diventare un allenatore ancora più grande.

Su Pastore.
E’ un talento, ma per i successi avuti nel passato potrebbe inconsciamente essere entrato in una comfort zone che non gli permette di esprimere al meglio il suo potenziale. Dategli il mio numero che lo ribaltiamo alla grande.

Se fosse stato il mental coach di Francesco Totti all’apice della sua carriera, gli avrebbe consigliato di lasciare la Roma per raggiungere il massimo livello?
I mental coach non devono dare consigli, in quel caso si entra nella sfera del mentoring, che è un’altra cosa. I mental coach creano le condizioni affinché le decisioni prese dall’uomo siano le migliori possibili. A monte, con Totti avrei fatto un’analisi generale di tutta la realtà, e avrei capito quale sarebbe stata la cosa migliore per lui in quel momento, valutando anche tutte le conseguenze di una decisione del genere. Avrebbe deciso lui, il mental coach chiarisce le idee in un eventuale stato di confusione e indecisione.

 

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