Dal “no” alle dimissioni all’isolamento dal gruppo: i retroscena dell’addio di Di Francesco

Dal “no” alle dimissioni all’isolamento dal gruppo: i retroscena dell’addio di Di Francesco

Pallotta l’avrebbe cambiato dopo il Bologna, Paulo Sousa era a Roma prima della partita con il Genoa ad aspettare l’ultimo passo falso. E c’è chi giura che abbia rifiutato più volte la proposta della società di lasciare

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

Aggrappato fino alla fine alla Roma. Di Francesco le ha provate tutte per rimanere sulla sua panchina, provando a raddrizzare una strada che già dal via della stagione si intuiva pericolosa. Non per egoismo, non per autocelebrazione: Eusebio credeva veramente di potersi togliere altre soddisfazioni con quella squadra e quella tifoseria che solo fino a qualche mese fa esultavano insieme a lui. Ma i malumori di Pallotta, le presunte pressioni di parte della società e l’ombra di un successore annunciato: tre venti che soffiavano nella stessa direzione e che non hanno fatto altro che rendere più impetuosa la tempesta intorno a Di Francesco. Che ieri, abbandonata la corazza della resilienza, si è abbandonato stremato ai suoi pensieri sul pullman della squadra, isolandosi da tutto il resto. E dichiarando, per la prima volta, la resa.

PALLOTTA E LE DIMISSIONI – Stavolta non ce l’ha fatta ad andare avanti. E fosse stato per James Pallotta sulla panchina della Roma ci sarebbe un altro già dalla partita con il Frosinone: dopo la figuraccia con il Bologna il presidente aveva deciso per l’esonero, su suggerimento del consigliere di fiducia Franco Baldini. A opporsi fu Monchi, che aveva scelto Di Francesco come il suo uomo per costruire le radici della nuova Roma. Ha spinto più che ha potuto per far sì che non fosse il tecnico a pagare, ma i rumors dell’Arsenal si sono fatte sempre più insistenti e la sua voce ha perso di risonanza. E c’è chi giura che più di una volta lo stesso Di Francesco abbia rifiutato la proposta di dimissioni proposta dalla società davanti agli avvocati. “Non mi dimetterò mai”, il suo monito portato avanti fino all’ultimo.

OMBRA – Non dev’esser stato facile allenare con un allenatore pronto a subentrare: Paulo Sousa prima dell’accordo con il Bordeaux era il prescelto da Franco Baldini per il cambio in panchina. Tanto che alla vigilia della partita con il Genoa era stato visto in un albergo in zona Monte Mario. La guardava dall’alto, la Roma, aspettando un annuncio che sarebbe arrivato il giorno dopo la partita se non fossero arrivati i tre punti. Ma Di Francesco non ha mollato e ha costretto lo stesso Sousa a considerare ipotesi alternative, nonostante le sue pressioni sulla società per arrivare subito ad una soluzione. Poi spazientito ha accettato il Bordeaux, costringendo la società a pensare ad un profilo diverso. Che adesso risponde al nome di Ranieri, che ha già dato la sua disponibilità e domani è atteso nella capitale per firmare il suo contratto da tre mesi. Con la Roma non ha avuto bisogno di trattare più di tanto: ha fatto sapere da subito che non c’entravano i soldi o le prospettive di un progetto futuro. Non gli dispiacerebbe un ruolo da direttore tecnico o comunque all’interno della società se non dovesse arrivare la conferma da allenatore, ma al suo primo amore non poteva dire di no. 

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