Caos Stadio Roma, Berdini: “Spero non si faccia più, Tor di Valle non ha alcun requisito urbano”

Caos Stadio Roma, Berdini: “Spero non si faccia più, Tor di Valle non ha alcun requisito urbano”

L’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Roma ha parlato del progetto della struttura dei giallorossi

di Redazione, @forzaroma

Intervistato da Radio Uno, l’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Roma Paolo Berdini ha parlato della vicenda legata allo Stadio della Roma e dell’operazione Rinascimento che ha visto l’arresto dell’imprenditore Luca Parnasi e 5 dei suoi collaboratori, dell’ex assessore Michele Civita e del Presidente di Acea Luca Lanzalone: “Io criticavo fortemente il luogo dove si voleva fare lo stadio, e spero che a questo punto non si faccia più, perché non ha alcun requisito urbano. Non è la più indicata per il futuro della città. Io prendevo esempio da città del mondo da Manchester a Parigi, dalla piccola Udine fino alla nostra Torino. Lì siamo nel deserto e forse Roma, che ha la periferia più estesa del mondo, non doveva ampliare ulteriormente le occasioni di periferia“.

Queste invece le parole dell’ex assessore al quotidiano “La Repubblica”: “Mafia capitale aveva fatto emergere la disarticolazione delle funzioni pubbliche di un’amministrazione. Un esempio su tutti: si distrugge quel piccolo gioiello che era l’Ufficio Giardini del Campidoglio per dare in appalto alle cooperative legate al malaffare quelle stesse funzioni. Quello che emerge dall’inchiesta sullo stadio della Roma, invece, è ancora peggiore, perché pare proprio che stavolta sia tutta la città e il suo destino a essere stata consegnata nelle mani del malaffare”.

Perché il progetto dello Stadio diventa così importante per l’M5S?
“Me lo spiegò il vicesindaco Luca Bergamo. Dopo l’uscita di Francesco Totti, quando disse in tv “Famo ‘sto stadio”, mi chiamò: “Paolo, dobbiamo fare l’impianto, una posizione contraria non la reggiamo in città”.

Fu fatto per un consenso elettorale?
“È evidente. Io dissi che il consenso si poteva ottenere se avessimo messo mano a un progetto sulle periferie abbandonate. Le buche non ci sono solo oggi, sa? Io provavo a chiedere un intervento organico e invece si pensava che la scorciatoia per il consenso fosse dire sì allo stadio. Panem et circenses”.

Berdini è intervenuto questa mattina sulle frequenze di Centro Suono Sport, nel corso della trasmissione “Te la do io Tokyo”.

Il suo stato d’animo all’indomani della vicenda stadio della Roma?
“E’ una grande amarezza per un’occasione persa, per la città e per la Roma, di cui come sapete sono tifoso: se avessero accettato una mediazione onesta e intelligente che avevo proposto, cioè non costruire su terreni assolutamente ‘folli’ ma decisi dall’amministrazione, in modo da moltiplicare gli effetti sociali dell’investimento a questo punto avremmo già messo la prima pietra e non ci sarebbero tutte queste conseguenze, anche sul tracollo del management della Roma. Evidentemente si tende più verso la speculazione immobiliare che verso la moderna imprenditoria, che sta in Francia e in Inghilterra e anche a Torino e nella piccola Udine. Lì fanno stadi, non speculazione immobiliare”

Come mai si è inisistito su Tor di Valle?
“La risposta è nei numeri, Parnasi ha comprato il terreno per 40 milioni e con l’andata in porto della variante lo avrebbe rivenduto a 200. Se con un colpo si guadagnano 160 milioni (guarda caso quasi il debito che Parsitalia aveva con UniCredit) si va anche fino alla morte, finché non sbattono la testa tutti. E questa città va a fondo… Perché poi gli investitori seri vedono che non è il caso di investire su Roma, che sarebbe la città più bella del mondo”

Cosa succederà ora?
“Il tema è difficile, il caso di corruzione va dimostrato. Ma il Comune ha la possibilità di riaprire la trattativa con la Roma, riproponendo altre aree, magari quelle del primo screening. Mettendosi a tavolino per fare lo stadio, senza speculazione, di cui Roma ormai è stufa. Sarebbe un bel segnale di liberazione. Finalmente arriverebbe uno stadio moderno, come c’è in tutte le città d’Europa. Ci sono tutte cose stupende, che troviamo tutte al di là di Roma. Evidentemente qui non se siamo degni…

E’ possibile continuare questo progetto?
“Sarebbe prudente per tutti, in primo luogo per la Roma, abbandonarlo. Se c’è intelligenza si può cercare un’altra occasione per la Roma, per Pallotta e per chiunque voglia investire per il bene della città, non per la speculazione”

Il suo posto è stato preso da Lanzalone. Lei è rimasto sorpreso da quanto è emerso dall’inchiesta?
“L’ho già scritto nel mio libro, appena conobbi Lanzalone mi dissero di stare attento, che aveva già incontrato la Roma a Londra, visto che lui aveva uno studio legale lì. Evidentemente si era iniziato a fare tutto alle mie spalle molto prima. Quando me ne sono accorto ho lasciato questa allegra combriccola che ha portato Roma al disastro”.

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