Onorare la maglia della Roma ep.4: Bruno Conti

Onorare la maglia della Roma ep.4: Bruno Conti

Lo Stadio Olimpico fa il tutto esaurito in una partita celebrativa di fine maggio del 1991. Così come accadrà 16 anni dopo con Francesco Totti, il popolo romanista saluta e rende onore tra le lacrime alla bandiera giallorossa e campione del mondo: Bruno Conti

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“E’ Bruno Conti il vero brasiliano dei mondiali. È il più forte fra tutti i giocatori che ho visto in Spagna” sono le parole con cui nell’estate del 1982 Pelé celebra il neo-campione del mondo, proveniente dal itorale laziale. E pensare che solo qualche anno prima, MaraZico sarebbe potuto diventare uno starter della MLB, la più famosa lega di baseball del mondo.

Bruno è il terzo di sette fratelli (4 femmine, 3 maschi) della famiglia Conti, tre di loro dormono nello stesso letto in una casa sì modesta, ma a cui non manca a niente. Il padre è un muratore, e quando torna a casa prepara la bruschetta per tutti. È lui a dire di no agli americani del Santa Monica, importante squadra di baseball interessata a suo figlio.
Nettuno, città del litorale laziale, è infatti “terra di baseball”, lo sport che i marines a stelle e strisce avevano portato quando gli Alleati sbarcarono ad Anzio nel gennaio del ’44 e Bruno oltre ad essere bravo con il pallone tra i piedi, è un ottimo lanciatore.
Ebbene, Bruno è troppo piccolo per andarsene oltreoceano e quindi inizierà a concentrarsi sul calcio. Dopo essere scartato dal mago Herrera, che lo ritiene troppo magro per poter giocare a calcio, Brunetto supera finalmente il provino con l’AS Roma di Liedholm. È l’inizio di una storia d’amore che dura tutt’oggi. Dopo la breve parentesi al Genoa, dove viene mandato in prestito per farsi le ossa per 2 volte, Niels Lieadholm lo riporta a casa. Il ragazzo è effettivamente più piccolo rispetto a compagni e avversari ma ha tecnica e spirito di sacrificio, così il Barone gli insegna ad essere amico del pallone, ad affrontare gli avversari in dribbling e crossare sulla testa o sul piede della punta, che in questo caso è bomber Pruzzo, conosciuto ai tempi del Grifone.

Nel 1979 Venditti porta Francesco De Gregori ad assistere alla sua prima partita di calcio, il quale rimarrà stregato da un goal di Bruno. Quel Nino con le spalle strette de “La leva calcistica della classe 68” è ispirato al giocatore della Roma.
Conti, quando entra in campo e si toglie la felpa della Roma mostrando il numero 7 sulle spalle macina chilometri, segna e serve preziosi assist ai compagni. Nel 1980 vince il primo trofeo in giallorosso (la Coppa Italia contro il Toro) e esordisce con la Nazionale di Enzo Bearzot. Diventa inseparabile nei ritiri azzurri con Claudio Gentile, anche se quando gialorossi e bianconeri si incontrano, se le danno di santa ragione.
Insieme arrivano al Mondiale ’82. Conti è l’unico azzurro che mostra sprazzi di ottimo calcio nelle fasi iniziali del torneo in un Italia che non convince. Le vittorie contro l’Argentina di Maradona e il Brasile di Zico danno all’Italia la qualificazione per la semifinale, e a Bruno il soprannome “Marazico”: una sintesi perfetta tra il pibe de Oro e il Galinho.

Marazico usa un piede solo, il mancino, ma con quello fa impazzire prima i suoi avversari e poi tutti gli italiani quando pennella la palla del 2-0 sulla testa di Paolo Rossi nella semifinale contro la Polonia. Il 3-1 al Bernabeu fa alzare la coppa alla Nazionale e a Bruno Conti, che torna in patria da eroe.
Un anno dopo coronerà il sogno Scudetto con la Roma da protagonista. L’anno successivo, invece, raggiungerà la finale di Coppa campioni giocata in casa all’Olimpico: Bruno sbaglia il secondo rigore, poi sbaglia anche Graziani e la coppa va al Liverpool. Ma tornando alla canzone (beffardamente premonitrice) di De Gregori: “non è da questi particolari che si giudica un giocatore”.  Seguono altre vittorie in Coppa Italia con la Roma, l’amicizia con Maradona che gli chiede di raggiungerlo a Napoli ogni volta che si incontrano a centrocampo, fino alla stagione 1990/91 dove gioca una sola partita ufficiale.
Il 23 maggio 1991 gioca per un’ultima volta con la maglia giallorossa numero 7, salutando tra le lacrime i suoi tifosi.
Da allora continua a essere parte integrante della società come Talent Scout e in seguito dirigente del settore giovanile e ambasciatore dell’AS Roma.

Marazico, Sindaco de Roma, Pollicino, ecc. Tanti i soprannomi affettuosi per Bruno Conti. Uno scudetto e 5 Coppe Italia vinte con i giallorossi, diversi talenti scoperti nella nuova veste da talent scout, e una vittoria curiosa di cui lui stesso si sorprende: “Me vojono bene pure i laziali”.

Luca Rapetti
Retrofootball®

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