Onorare la maglia della Roma ep.1: Paulo Roberto Falcao

Onorare la maglia della Roma ep.1: Paulo Roberto Falcao

“Paulo, con che numero vorresti giocare?”, “Se non crea problemi a nessuno Mister, a me piace la 5”. Chi porge la domanda è Niels Liesholm, a rispondere è il nuovo arrivato in casa giallorossa: Paulo Roberto Falcao.

di Contenuto sponsorizzato

Questo numero gli piace a tal punto che non è disposto a lasciarlo neanche quando un gruppo di tifosi a Porto Alegre firma una petizione affinchè indossi la 10 nell’Internacional. In Brasile la storia della maglia col 5 si divide tra prima e dopo Falcao. Jorginho al Chelsea è solo l’ultimo dei centrocampisti che hanno indossato questo numero in suo onore. La prima scena della storia d’amore tra Falcao e i tifosi della Roma vede un mazzo di fiori rigorosamente gialli e rossi e un cappello con gli stessi colori che gli vengono regalati da alcuni dei diecimila romanisti accorsi all’Aeroporto.

Paulo ringrazia e indossa il berretto di lana sorridente nonostante il caldo afoso di quella domenica 10 agosto 1980. In un’epoca dove non c’è ancora Youtube a mostrare le prodezze dei giovani talenti sudamericani, quest’accoglienza assume un valore ancora più grande. Falcao non ha neanche partecipato al Mondiale del ’78 in Argentina e a dirla tutta, Roma aveva sognato per mesi l’arrivo del connazionale Zico. Ma non importa. Falcao è la speranza brasiliana di quella Roma. Durante l’anteprima del Film “Fuga per la vittoria” il protagonista Pelé (nel film con la maglia degli Alleati), rispose a un giornalista: “Zico alla Roma? Se la Roma vuole un condottiero meglio Falcao”. E infatti il gaucho di Porte Alegre è la richiesta di Liedholm, conquistato dall’intelligenza calcistica e disciplina difensiva del calciatore.

Nell’amichevole di presentazione Dino Viola chiederà al giocatore di mostrare qualche colpo del “joga bonito” brasiliano. Paulo lo accontenterà mandando in visibilio l’Olimpico, ma a fine partita dirà al suo presidente che quei giochetti da “foca ammaestrata” non gli appartengono, lui è un calciatore professionista. Carmelo Bene dice nel libro “Un dio ti guarda” di Sandro Veronesi che Falcao è stato il più grande giocatore senza palla che si sia mai visto. Un giocatore che per poterlo apprezzare a pieno, dovevi vederlo allo stadio. Non in televisione.

Una nota nella scheda di Falcao alla Federcalcio brasiliana riportava “intellettualmente superiore“, che tradotto nella carriera del Divino ha significato saper prevedere il gioco e giocare a tutto-campo: difendere la propria porta e andare a fare goal in quella avversaria. In maglia bianca con colletto giallorosso, con la coccarda sul petto della coppa Italia conquistata dalla Roma nella stagione precedente al suo arrivo, Falcao segna il rigore decisivo per la finale di Coppa Italia contro il Torino, vincendo il suo primo trofeo con la maglia dei capitolini. Ma Falcao è “il Divino”. Scendendo dalle scalette di quel volo Rio-Roma pronunció delle parole pesanti come macigni: “Sono venuto per vincere lo scudetto“. Molti pensarono a una frase di circostanza per ingraziarsi i nuovi tifosi, ma alla sua terza stagione giallorossa la profezia si avvera. Paulo Roberto Falcao, l’ottavo Re di Roma, progenitore di Francesco Totti, venne per cambiare la storia del calcio della Capitale. E ci riuscí. Obrigado Paulo.

Luca Rapetti
Retrofootball®

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy