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Roma, non si vince con le figurine. Alcuni ruoli sono scoperti

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L'estate scorsa bisognava rinforzare la rosa attraverso entrate mirate e funzionali alle necessità del tecnico.
Redazione

Le ossessioni sono una brutta cosa, scrive Gian Battista Olivero su La Gazzetta dello Sport. Tiago Pinto, ossessionato per sua ammissione da Renato Sanches, ha perso la scommessa. Ma non è l’unico errore commesso sul mercato dal portoghese. Le difficoltà finanziarie complicano il lavoro e stimolano la fantasia: la bravura emerge proprio quando la disponibilità economica è limitata. In estate la Roma ha ceduto per cifre oggettivamente alte Ibanez, Tahirovic e Volpato e questo è un merito di Pinto. Ma poi bisognava rinforzare la rosa attraverso entrate mirate e funzionali alle necessità del tecnico. Lukaku è stato un colpo a effetto dovuto, però, alla mancanza di offerte per il belga che altrimenti non avrebbe scelto la Roma. Paredes (costo basso per il cartellino, ma significativo per lo stipendio biennale) è stata una scelta sbagliata per il contesto tattico e per la sua parabola discendente. Aouar è arrivato gratis ma ha tanti problemi. Azmoun si rende utile ma è una riserva. Ndicka è altalenante. L’impressione è che Pinto abbia cercato il nome più che l’utilità, un po’ per proteggere se stesso e un po’ per ammaliare i tifosi, mettendo poi sulle larghe spalle di Mourinho il compito di assemblare la squadra. Che in alcuni ruoli è da quarto posto e in altri (gli esterni, la difesa al di là della perdurante assenza di Smalling) no. Non si vince con le figurine.

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