All’ultimo derby: Pallotta saluta, Lotito raddoppia. Roma-Lazio da alta classifica

Due destini opposti. Dopo 7 anni il presidente giallorosso sta per cedere la proprietà del club a Dan Friedkin; quello laziale ha detto che un giorno lascerà la carica al figlio Enrico

di Redazione, @forzaroma

L’impressione è che, se si fossero incontrati in un’altra vita, lontana da quella irrazionalità emotiva che il calcio scatena, avrebbero potuto persino diventare amici. James Pallotta e Claudio Lotito, infatti, sono entrambi uomini di grande passione e d’intelligenza economica non banale. Roma e Lazio – per caso o per scelta – li hanno eletti rappresentanti di due universi contrapposti e speculari, cuciti solo dal bisogno inestinguibile di superarsi. Così, nel giorno in cui Pallotta officia da lontano il suo ultimo derby da presidente, è facile giocare alle differenze tra i due, utilizzando come cartina di tornasole sogni e bisogni coniugati ai numeri, scrivono Massimo Cecchini e Stefano Cieri su “La Gazzetta dello Sport”. Nel periodo in cui sono stati affiancati, due spiccano su tutti: lo zero nei trofei giallorossi contro i 4 biancocelesti e i 592 contro il «sempre» della loro presenza nella Capitale.

Sarebbe troppo banale recitare “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” perché, se è vero che Pallotta non è mai stato sentito dai tifosi della Roma come «uno di noi», anche Lotito negli anni ha avuto i suoi problemi sentimentali. Certo, se si pensa che il presidente bostoniano come media punti-partita di campionato è stato il più vincente della storia giallorossa, si capisce come lascerà col rimpianto niente affatto segreto di non aver mai vinto nulla. Eppure per vincere Pallotta, da azionista di maggioranza, in 9 anni ha schierato un presidente, 2 vicepresidenti, 2 ceo, 3 amministratori delegati, 3 direttori generali, 4 direttori sportivi e 8 allenatori. Quanto basta per raccontarsi che troppe scelte sono state sbagliate, troppi campioni salutati con fretta eccessiva (da Alisson a Pjanic fino a Salah) e che le due bandiere destinate a unire passato e presente – Totti e De Rossi – liquidate con troppa sufficienza.

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