Pallotta-Friedkin, avanti a oltranza

Pallotta-Friedkin, avanti a oltranza

La trattativa per la cessione della Roma è ripartita a ritmo serrato: c’è la forte volontà di chiudere entro martedì

di Redazione, @forzaroma

La trattativa Pallotta-Friedkin è ripartita. La conferma, scrive Stefano Carina su Il Messaggero, arriva sia oltreoceano che dagli uffici di Viale Tolstoj.

Se il sito Romapress.net ieri ha riportato alcune dichiarazioni ottimistiche di un legale del gruppo del magnate texano sul felice esito del negoziato – “Suppongo che raggiungeremo l’accordo finale prima del nuovo anno, noi siamo fiduciosi che questo accada” – dal quartier generale giallorosso avvalorano l’indiscrezione, precisando come i contatti siano ripresi in modo serrato. La volontà è chiudere a breve, preferibilmente entro il 31 dicembre.

Le due diligence sono ormai state completate e ora Dan Friedkin, fermatosi 8 giorni (dal 13 al 20) nella Capitale con la moglie Debra e il figlio Ryan, ha rotto gli indugi, decidendo di prendersi la Roma. Sul tema del nuovo stadio da costruire a Tor di Valle s’è incentrato il braccio di ferro tra Pallotta e il tycoon texano. L’imprenditore bostoniano, sin dall’inizio, ha inteso valutare il progetto come se avesse già ricevuto l’ok per la costruzione. Di diverso avviso Friedkin e chi lo rappresenta, disposti a riconoscere all’asset soltanto il valore degli 80 milioni spesi sinora.

E questa divergenza di vedute ha avuto ripercussioni inevitabilmente anche sulla differente valutazione del pacchetto di maggioranza. Friedkin ha offerto 750 milioni, dai quali vanno defalcati i 272 milioni di debiti e i 150 della ricapitalizzazione già approvata (di cui 50 da versare entro la fine dell’anno, rappresentando il sostegno finanziario di cui ha bisogno la società giallorossa per la gestione della squadra).

Il problema è che Pallotta non dimentica i 180 milioni spesi nei precedenti due aumenti di capitale. Un totale di circa 600 milioni che non prenderebbe la via di Boston. Il guadagno netto si assesterebbe così sui 150 milioni. Il doppio di quelli originariamente messi sul piatto nel 2011 (70 milioni, a cui si aggiunsero i 40 di Unicredit) dal presidente giallorosso, non ritenuti ancora sufficienti. Ma per Friedkin 750 milioni è il prezzo giusto per diventare azionista di maggioranza e non più semplice partner, come era stato paventato inizialmente.

Il tycoon punta a entrare dalla porta principale, ossia nell’As Roma SPV LLC, la società che detiene il controllo indiretto di As Roma spa tramite la sua controllata Neep Roma Holding spa.

 

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