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Leggo

Senza luci a San Siro, la Roma dice addio alla Coppa

Senza luci a San Siro, la Roma dice addio alla Coppa - immagine 1

Mourinho paga l'approccio terrificante di Smalling e compagni che spalancano la porta dopo soli 2' all'ex Dzeko

Redazione

Le luci a San Siro accecano. Anzi bruciano le speranze della Roma di poter diventare grande in questa stagione, scrive Francesco Balzani su Leggo. I giallorossi escono di nuovo sconfitti a San Siro e salutano la coppa Italia ai quarti contro un Inter troppo forte per lei. Mourinho, entrato in campo nell'ovazione dei suoi ex tifosi, ammira (si fa per dire) l'approccio terrificante di Smalling e compagni che spalancano la porta dopo soli 2' all'ex Dzeko. L'Inter domina e rischia subito il bis con Barella che coglie la traversa. Poi i nerazzurri si concedono pause che la Roma prova a sfruttare tra errori sotto porta (di Zaniolo, ammonito di nuovo) e trame poco lucide. Ci provano seriamente solo Mkhitaryan ed Abraham, mal assistiti e mal compresi. Così l'Inter si stufa e riprende palla: va a finire sui piedi di Sanchez che buca Rui Patricio prodigioso pochi minuti prima su Barella. Il sospetto di un fallo su Oliveira scatena altre proteste, ma nessuno va al Var. Una prova di forza quella di Inzaghi, la seconda dopo il 3-0 in campionato. A rendere ancora più amara la serata il ko di Abraham per un problema muscolare. La partita finisce qui, la coppa Italia della Roma finisce qui. Mourinho lascia il suo San Siro da sconfitto tra cori e striscioni. Ringrazia e prova nostalgia, di quando allenava campioni. “L’accoglienza di tutto il mondo interista evidenzia che il mio rapporto con loro è eterno, ma ero qui per la mia Roma e la mia gente. E non siamo riusciti a vincere. Provo a dimenticare i primi 5 minuti, dopo quelli abbiamo giocato molto bene contro una grande squadra. Il 2° gol ha cambiato la partita e cambiato anche l’atteggiamento dell’arbitro che fin li era stato bravo. Il giallo a me? Per il suo curriculum vale tanto…” le parole ironiche dello Special One. Poco prima Pinto era stato duro: “Zaniolo è un patrimonio, nessuno si permetti di giudicarlo”.