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Cassetti: «Con lui sono pronto a restare»

(Il Romanista-I.De Lillo) «Fortunatamente ho avuto Zeman per sette anni, se mi chiedesse di rimare non ci penserei due volte». A Marco Cassetti non sono bastati 45’ a Cesena per salutare come si deve la Roma.

Redazione

(Il Romanista-I.De Lillo) «Fortunatamente ho avuto Zeman per sette anni, se mi chiedesse di rimare non ci penserei due volte». A Marco Cassetti non sono bastati 45’ a Cesena per salutare come si deve la Roma.

Non gli sono bastate 8 presenze in questa stagione con la maglia giallorossa per dimostrare il suo amore per la Capitale. Ha ancora voglia di giocare, magari ancora con la Roma. Nonostante un contratto in scadenza tra un mese. (...) «Non è stata un’annata positiva sotto tutti gli aspetti, anche per me dal punto di vista personale- ha detto il difensore- Chi indossa questa maglia sa quanto è importante, mi dispiace lasciare Roma però purtroppo anche gli amori più belli finiscono. Dopo la partita in casa dell’Inter sono andato da Luis Enrique a dirgli che avrei preferito giocare come terzino mentre lui mi disse che mi vedeva come un centrale. Non ho mai più ripreso il discorso con il mister perché sapeva qual era il mio pensiero». Cassetti da quando è arrivato Luis Enrique è stato uno dei giocatori meno presenti e anche se aveva annunciato l’addio dopo l’ultima giornata di campionato, adesso ci ripensa perché ama la Roma e perché potrebbe rivedere Zeman col quale ha giocato a Lecce. «Ho ancora molta voglia di giocare. Brescia? Sicuramente non ci torno, io resto qui».

 

Il boemo sarebbe l’allenatore ideale sia per lui che per la Roma: «Se mi chiedesse di restare rimarrei sicuramente. E’ lui che mi ha fatto esplodere come terzino destro, fino ad allora avevo quasi sempre giocato nel centrocampo a 3, io non ne ero persuaso, lui mi convinse con i fatti. Quando l’ho avuto ero molto più giovane; è naturalmente una fatica fisica e mentale averlo come allenatore perché adotta dei carichi di lavoro impegnativi e per questo bisogna stringere i denti, però alla fine vieni ripagato perché ti rendi conto di correre a velocità doppia rispetto agli avversari». Sia Zeman che Luis Enrique sono conosciuti, tra l’altro, per la fase difensiva non sempre impeccabile, ma Cassetti evidenzia un particolare: «Sono sincero, Luis Enrique ci lavorava poco perché credeva molto nel pressing degli attaccanti. Quando questo però non succedeva, perché erano movimenti diversi rispetto ai soliti, allora prendevamo una marea di gol». Questo spiega come mai la Roma quest’anno abbia chiuso il campionato con 60 gol fatti e 54 subiti. Con Zeman i cambiamenti sarebbero radicali e, avvisa Cassetti «tutti i giovani potranno trarre beneficio da questo tipo di gioco. Anche Stekelenburg dovrà abituarsi a correre perché il boemo è uno che non fa sconti a nessuno». Cassetti parla come chi ha esperienza e conosce bene i promessi sposi, Roma e Zeman, che gli hanno fatto vivere momenti indimenticabili: «Il più bello con la Roma? Sicuramente la Champions, in casa con il Manchester e l’ottavo contro il Lione». Non sarebbe male che fosse lui un testimone del matrimonio. Intanto auguri Cassetti, da ieri sono 35 anni.