"Quando mi ha chiesto se poteva essere un po'romanista ho spostato la famiglia in Toscana" ha dichiarato il conduttore televisivo
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Carlo Conti ha il sorriso fresco, la generosità spontanea e una inclinazione democristiana che, se glielo fai notare, lo indispettisce un poco. E impossibile farlo lamentare di alcunché, sentirgli dire una parola di troppo su qualcuno. Sorride anche con gli occhi e si rallegra del successo dei piatti che dividiamo nella trattoria storica scelta da lui a Firenze: frittatina al tartufo, ribollita, pappa al pomodoro, passato di fagioli con farro e una tagliata di filetto, praticamente il festival del colesterolo scrive Elvira Serra sul Corriere della Sera.
Ha già portato suo figlio Matteo allo stadio? "Di più! Ho trasferito la famiglia a Firenze quando, uscendo dall'asilo, mi chiese se poteva tifare un po' anche la Roma».
Il calciatore di sempre? "Picchio De Sisti, n. 10 del secondo scudetto, nel 69».
L'allenatore? "Pioli. Perché ha saputo gestire lo spogliatoio dopo la morte di Astori, facendo lo psicologo e l'amico".
Il prossimo scudetto? "Ci basta il bel gioco. Anche perché il calcio lo abbiamo inventato noi fiorentini".
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