30 e non 28, la Juventus continua a provocare. In barba alla giustizia

di Redazione, @forzaroma

(di Alessio Nardo) Il tormentone continua. Lo scudetto conquistato dai ragazzi di Antonio Conte è il ventottesimo o il trentesimo della storia juventina? Dando un’occhiata agli almanacchi ufficiali, non ci sarebbero dubbi.

I trionfi bianconeri sono 28, né uno di più, né uno di meno. La giustizia sportiva, nell’estate del 2006, fu chiarissima: revocato il titolo 2004-2005, assegnato all’Inter quello successivo. Una gigantesca farsa, secondo la maggior parte dei sostenitori della Vecchia Signora.

Calciopoli? Un complotto megagalattico per distruggere la triade ed il superpotere juventino. “Il processo penale di Napoli stravolgerà le sentenze sportive”, questa la promessa (o l’auspicio) degli stessi tifosi. E invece? A novembre ecco i responsi di primo grado, che confermarono tutto. La pena di 5 anni e 4 mesi inflitta all’ex grande capo Luciano Moggi avrebbe dovuto segnare la fine di ogni sterile polemica. E invece no. Siamo in Italia e la giustizia non conta. Contano il tifo, i partitini. E’ importante sottomettersi alle volontà del proprio popolo.

Che siano gli juventini, intesi come tifosi, a rivendicare degli scudetti farlocchi, ci può stare. Ma una società di grande prestigio dovrebbe prendere le distanze dagli sconclusionati ragionamenti di pancia, attenendosi alla realtà. Pura utopia! Emblematico quanto accaduto quest’oggi: all’esterno dello Juventus Stadium è stato affisso il simbolo del tricolore, con al suo interno il numero 30 e le tre stelle. Atto di provocazione, francamente fuoriluogo. Vincere è bello, voler stravincere (spesso) è disgustoso. Ancora una volta, nel mondo Juve, la figura migliore l’ha fatta Alessandro Del Piero: “Gli scudetti ce li sentiamo nel cuore – ha detto il “quasi ex” capitano bianconero” – ma è giusto rispettare le convenzioni”. Cosa che altri non fanno. Peccato.

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