Totti, i due anni da dirigente della Roma: operatività al minimo, silenzi e fughe

Totti, i due anni da dirigente della Roma: operatività al minimo, silenzi e fughe

Da questo pomeriggio l’ex numero 10 non farà più parte dei giallorossi. Chiude dopo 24 mesi nei quali ha inciso poco o nulla, restando nell’ombra, aspettando qualcosa di meglio

di Valerio Salviani, @vale_salviani

La seconda vita di Francesco Totti alla Roma è cominciata a luglio di due anni fa. Pallotta era tornato nella capitale dopo il giorno dell’addio al calcio di Francesco. I due si erano visti per mettere a punto gli ultimi dettagli del nuovo contratto. “È andata bene, presto sarò dirigente” le parole di Totti. La firma su un contratto di 6 anni, che doveva essere solo l’inizio. Nessuno in quel momento poteva immaginare che appena due anni dopo sarebbe arrivato l’addio.

IL CAPITANO – Il 20 agosto 2017 è tempo della prima uscita ufficiale. A Bergamo si gioca Atalanta-Roma. Totti in tribuna si siede affianco al ds Monchi. Gli occhi della gente sono ancora tutti per lui, sembra non essere cambiato niente dall’addio al calcio. Per tutti Francesco continua a essere “il Capitano”, anche e soprattutto perché il suo nuovo ruolo non è chiaro. Pallotta aveva parlato da subito della possibilità di renderlo dt, ma i due avevano deciso insieme di darsi del tempo, così da dare modo a Totti di “crescere” al fianco di un dirigente esperto come lo spagnolo.

PICCOLI PASSI “È cambiato tutto ma sembra non essere cambiato niente” spiega Ilary. Il primo anno di Totti lontano dai campi scorre veloce, ma i ritmi sono sempre gli stessi. Per la Roma Francesco c’è sempre. Parla con i giocatori, è presente agli allenamenti, viaggia con la squadra. La maglia di Totti continua a essere la più venduta e lui è sempre il più cercato da stampa e tifosi, nonostante in campo la squadra riesca a costruire una stagione da protagonista, raggiungendo la semifinale di Champions. Totti parla poco (in tv), ma se parla tutti si fermano. Le sue dichiarazioni sono sempre prese in grande considerazione, almeno dai tifosi. Perché in società continua a essere un oggetto del mistero. Impara e cresce, ma la sua parola conta poco nel club. Non partecipa mai alle riunioni con il presidente Pallotta, ma sceglie quei giorni per andare in vacanza. Una situazione che non lo gratifica, ma che Totti accetta in attesa di un’investitura che gli è stata promessa al momento della firma.

INERME – Il secondo anno non parte benissimo. La società chiede a Totti di parlare ai tifosi, che si aspettavano un passo in avanti e si ritrovano invece una squadra che fatica più del previsto. È il 5 settembre. “La Juventus è irraggiungibile, lottiamo per la Champions”. Parole che stonano in bocca all’ex capitano, ma che certificano l’unità d’intenti tra Francesco e la direzione. Il lavoro di Totti nella Roma non cambia. Lui continua a non incidere e quando è il board si riunisce lui va in vacanza. La squadra fatica e per lo storico numero 10 è sempre più dura restare a guardare. Vorrebbe fare di più, dire la sua, ma la società ancora non ci sente. Di Francesco è in bilico, lui lo difende e resta dalla sua parte. Ma non basta. Dopo la sconfitta a Oporto (12 febbraio) arriva l’esonero del tecnico. Totti in silenzio, accetta ancora una volta le decisioni prese da altri, ma resta al suo posto. Monchi, invece, saluta.

ILLUSIONE – Arriva Ranieri. Questa volta è Totti a scegliere. Il vuoto di potere lasciato da Monchi è l’occasione per dimostrare che merita di essere ascoltato. È la scelta migliore per il momento della Roma, anche se non porterà i frutti sperati. L’idea di dare un ruolo operativo a Totti a fine stagione si fa sempre più forte nei piani alti. Fanno eco le voci dei tifosi, che chiedono a gran voce un Totti più coinvolto. “Se deciderò, allora cambierò qualcosa” spiega Francesco, che sembra farci la bocca. Poi però, qualcosa si rompe. La Roma annuncia l’addio a De Rossi. È un colpo per tutti, Totti compreso che, anche in questo caso, non viene interpellato.

ADDIO – La faccia di Totti, il giorno dell’addio di De Rossi, non nasconde la sofferenza di quelle ore tribolate. Eppure, anche quel giorno, è impossibile pensare a quello che sta per succedere. Totti sembrava essere l’ultimo appiglio a quella Roma che è stata e che, forse, non sarà più. La rottura arriva con la scelta di Fonseca, voluto fortemente da Baldini. Lui, probabilmente, aveva già deciso di andare via. A Londra, nell’incontro col presidente, viene invitato (per la prima volta) ma non si presenta. È finita. Totti lascia soldi e sogni a Trigoria. Va via. È una sconfitta per tutti.

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