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Mou e il possesso palla: più qualità, meno quantità. Che differenza con Fonseca

Mou e il possesso palla: più qualità, meno quantità. Che differenza con Fonseca - immagine 1

Appena il 28% con l'Atalanta, il 31 col Torino. La Roma dello Special One punta più sulla concretezza

Redazione

Josè Mourinho e Paulo Fonseca, due mondi opposti del Portogallo. E non solo per l'enorme palmares del primo in confronto al secondo. Prendendo in esame quanto fatto nei primi 6 mesi dallo Special e quanto realizzato in due anni dal secondo, si trovano tra i due pochi punti di contatto e tante differenze sostanziali. Con la staffetta portoghese in panchina i Friedkin hanno voluto puntare ad un cambiamento. Più che dal punto di vista della rosa che è rimasta sostanzialmente la stessa, è stata una mutazione dal punto di vista mentale. La Roma di Fonseca era una squadra alla costante ricerca del possesso palla e la formazione schierata in campo era proprio in base a questa caratteristica. Ne beneficiavano i vari Villar, Mayoral, che si è guadagnato il posto a suon di belle giocate e di pensieri intelligenti più che pratici. Ma pure Darboe e Cristante, abbassato nella linea difensiva sia per necessità ma anche per scelta, tutte soluzioni accantonate del neo arrivato.

 

Mou e il possesso palla: più qualità, meno quantità. Che differenza con Fonseca- immagine 2

 

Possesso palla: conta la qualità 

I giallorossi hanno chiuso lo scorso anno al sesto posto nella classifica totale delle squadre con più possesso palla con il 52,6% di media a partita, mettendosi alle spalle delle big come Inter e Milan.Quest'anno invece si trovano al quinto posto ma con il 50.4% medio, numero viziato anche dall' 80% registrato nel match contro la Salernitana. Oltre ai freddi numeri, è in campo che la differenza si nota ancor di più. La Roma di Mourinho accetta di essere dominata nel possesso, quella di Fonseca no. Il risultato è che lo scorso anno i giallorossi, dopo aver fatto la partita per larghi tratti, venivano poi beffati e sconfitti per mancanza di cattiveria e di agonismo, quest'anno invece accade l'esatto opposto. Contro il Torino, 31% di possesso palla, e contro l'Atalanta, 28%, la Roma ha lasciato il pallino del gioco agli avversari per poi andarli a colpire in contropiede, portando a casa in entrambe le situazioni il bottino pieno. Eccola la differenza sostanziale tra i due, da una parte il completo controllo del match che però non coincideva spesso con la vittoria, dall'altra una totale o quasi non curanza della fase di possesso, ma una cattiveria quasi mai vista all'Olimpico in fase di transizione. Anche il cambio di portiere è uno specchio di tutto questo. Pau Lopez era stato acquistato per la sua capacità con i piedi, per permettere alla squadra di uscire sempre pulita dal basso, Rui Patricio invece è stato scelto per la sua affidabilità. L'ex Sporting CP, non ha spiccate doti da palleggiatore ma a differenza dello spagnolo, garantisce una regolarità incredibile. 

Marco Di Cola