Spalletti lo assolve, Roma si interroga: con Dzeko o senza?

I numeri del bosniaco in questa stagione sono decisamente migliorati, ma continuano a pesare gli errori sotto porta

di Redazione, @forzaroma

Dzeko sì o Dzeko no? Oramai è un tormentone nella capitale. Il centravanti bosniaco della Roma continua a dividere più che unire, soprattutto nei giudizi e nella considerazione. Colpa di quei gol mangiati che vivono sulla scia di quelli della scorsa stagione, anche se poi Edin le cose giuste le fa e anche spesso, scrive Andrea Pugliese su “La Gazzetta dello Sport“. Come ha detto anche Spalletti a Firenze, «Dzeko è uno che ci completa: tecnico e fisico, con lui si può pure palleggiare». Vero, ma il problema è un altro. I gol, quelli falliti.

Spalletti gli «rimprovera» la mancanza di cattiveria e, di fatto, allo stato attuale è forse l’handicap peggiore per l’attaccante bosniaco. Fosse più cattivo, probabilmente avrebbe anche quel killing instinct fondamentale per un centravanti. Ce l’ha Higuain, ce l’ha Icardi e sta dimostrando di averlo anche Milik. Dzeko invece non ce l’ha e questo pesa. Anche a Firenze, domenica sera, ha fatto tante cose buone, ma poi tutto è evaporato di fronte a quel colpo di testa e quello stop di petto e successivo calcio alle stelle a tu per tu con Tatarusanu.

Questi i numeri della nuova stagione: 1,25 occasioni create a partita (contro una media del ruolo di 0,91), 5 tiri a gara (1,93 la media), poche palle perse (5,5 contro 9,24), a corollario due gol, l’assist a Strootman a Cagliari e i due rigori procurati. E allora perché discuterlo? Perché poi, a margine di tutto questo, ci sono stati anche gli errori, forse meno clamorosi della scorsa stagione, ma ugualmente pesanti. E allora mentre Pallotta gira a Milano a caccia di investitori che possano finanziare il progetto del nuovo stadio, Dzeko a Trigoria da oggi tornerà a pensare come aggiustare la mira.

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