De Rossi sveglia l’Italia: «Ora attenta Spagna, non siamo più così male»

Daniele: «Risorti all’Europeo». Fazio ed Emerson: fascino azzurro. Pallotta: «Successo storico»

di Redazione, @forzaroma

Se dagli USA il presidente Pallotta ha giudicato la Roma vista contro il Villarreal «fantastica, forse la migliore della mia gestione, in grado di risvegliare i ricordi più belli», evidentemente si deve essere dinanzi a qualcosa di diverso rispetto ad una semplice vittoria in trasferta.

Di questa straordinaria vittoria se ne sentiva il bisogno come calcio italiano. Non è un caso che un giocatore particolarmente sensibile a questi temi come Daniele De Rossi sappia cogliere i segni del tempo e legga questo successo come buon auspicio verso quella sfida tra Italia e Spagna che dovrà portarci al Mondiale. Forse i brutti anatroccoli azzurri sono tornati a essere cigni, ed in fondo lo dimostra anche il fatto che due ottimi giocatori di età speculari – un senatore come Fazio e un giovane come Emerson – pur con dei distinguo aprano la porta ad una possibile convocazione da parte della Nazionale di Ventura. Come dire, grazie alla Roma – che con 77 gol ha segnato più di tutte le formazioni nostrane – il marchio Italia ricomincia a tirare.

«La vittoria sul Villarreal – spiega De Rossi – può avere come prologo il 2-0 dell’Italia sulla Spagna all’Europeo. Ci possono essere infatti delle analogie. Questo è conferma che il nostro calcio sia sempre uno dei migliori. L’organizzazione delle squadre italiane è sempre il top che in Europa. Più che altro questo è un ritorno, perché come risultati non lo è stato per tanti anni. In quel periodo dal punto di vista del gioco ci siamo imbruttiti. Qui c’è da fare un discorso sulla qualità. Barcellona e Real Madrid hanno qualità che non si possono trovare nelle squadre italiane, però loro come idea hanno sempre voluto giocare, e se lo fanno loro non vedo perché non possiamo farlo noi. Certo, c’è chi nasce con una certa dote di pensiero, chi invece ha altre doti, e lì c’è bisogno di avere una grande squadra e un grande allenatore. Ho visto giocatori non sbagliare una palla senza avere i piedi di Pirlo, basta vedere le nostre partite dell’Europeo. Perciò è fondamentale che l’allenatore ti dia un’impronta e che tutti i giocatori siano collegati. È un lavoro di squadra ed è quello che sta succedendo», come riporta Cecchini su La Gazzetta dello Sport.

Alla specie di «endorsement» alla rinascita del calcio italiano si uniscono virtualmente due ormai dei titolari della squadra, Fazio ed Emerson. Storie speculari. L’argentino alla soglia dei 30 anni, in attesa di un ritorno nella sua nazionale (e ieri il c.t. Bauza lo ha detto possibile) la scorsa settimana ha detto come – avendo «nome e sangue italiano» – sarebbe onorato anche dell’interessamento di Ventura. Più intrigante invece la soluzione Emerson. A Vilarreal il 22enne brasiliano ha detto che «sarebbe bello» se l’Italia s’interessasse a lui. Ovvio che la sua prima scelta è per la sua Patria («Io sono brasiliano – dice a Goal.comla mia volontà sarebbe quella di giocare per la Seleçao, ma se mi arrivasse la proposta dell’Italia ci penserei bene, è un Paese per cui ho grande affetto»). Il ruolo in azzurro ha di sicuro meno scelte e magari Ventura ci rifletterà.

 

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