Tor di Valle, pensilina senza collaudo

Nei documenti non si fa alcun riferimento a prove di carico su quella considerata dalla soprintendente Eichberg «audacissima con lo sbalzo maggiore mai realizzato in un’opera di cemento armato»

di Redazione, @forzaroma

La pensilina a sbalzo dell’ex ippodromo di Tor di Valle su cui la Soprintendenza vuole apporre un vincolo di tutela, non fu collaudata. Nel documento di collaudo depositato in prefettura a dicembre del 1959 non si fa alcun riferimento a prove di carico sulla futuristica copertura pensata dall’architetto Lafuente e realizzata dall’ingegner Calogero Benedetti, considerata dalla soprintendente Margherita Eichberg «audacissima con lo sbalzo maggiore mai realizzato in un’opera di cemento armato». Ed è forse nella parola «audacissima» che si nasconde il giallo del collaudo, che, pur esistente, manca di un esame indispensabile. Perché? Una serie di fattori porterebbero ad ipotizzare il motivo di una “dimenticanza” che avrebbe permesso a una costruzione unica nel suo genere di incantare, fino a pochi anni fa, gli amanti delle corse del trotto, e da pochi giorni anche la Soprintendenza, che, con il suo possibile «niet», ha lanciato l’ultima «maledizione» sul progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. L’impianto sportivo, ricordiamo, dovrebbe sorgere, in parte, proprio sull’ex ippodromo.

Un regio decreto del ’39 imponeva alle opere pubbliche e a quelle private che avrebbero avuto un utilizzo pubblico, prove di collaudo statico, sia relative alle sollecitazioni della struttura al proprio peso, sia di carico, ovvero con l’aggiunta di pesi extra. Nel collaudo dell’ex ippodromo si legge che furono eseguite prove di sollecitazione al proprio peso sia per le tribune che per la pensilina sovrastante. L’esame della pensilina, come riportato dal collaudatore, evidenzia «fessurazioni delle vele», pur precisando che si tratta di parametri inferiori al previsto. Prove di carico, invece, vengono eseguite sulle tribune (600 kg per metro quadro, per intenderci il peso di quattro uomini che saltano insieme per esultare), ma non sullo sbalzo.

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Possibile che sia stato evitato questo esame a causa delle «fessurazioni» riportate nella prima prova di «sollecitazione al proprio peso»? Il collaudatore non spiega perché, sessanta anni fa, non venne eseguito l’esame più importante. Sappiamo però che nel corso della sua storia la struttura venne costantemente monitorata dalla proprietà. «Facevamo eseguire verifiche strutturali addirittura ogni anno», spiega Gaetano Papalia. La sua famiglia commissionò la realizzazione dell’impianto, rimasto di sua proprietà fino a quattro anni fa, quando le corse del trotto sono state sospese e poi trasferite a Capannelle.

«Era mio zio ad occuparsi di queste cose, ma ricordo che la pensilina era sempre sotto osservazione perché si trattava di un’opera di grande valore architettonico». «Se la memoria non mi inganna – dice Papalia – circa dieci anni fa venne eseguito un esame più accurato sullo sbalzo, una prova di carico». Gaetano Papalia ricorda un’altra cosa. Delle prove veniva incaricato l’ingegner Benedetti, quel Calogero Benedetti che tanti anni prima aveva realizzato l’opera e che la conosceva come le sue tasche. Negli anni, quindi, la pensilina di oltre venti metri è stata “coccolata”dalla proprietà. Un’attenzione straordinaria, che per legge non era dovuta. Le normative in materia di strutture pubbliche o ad uso pubblico, infatti, spiegano che un’opera correttamente collaudata ha una vita di almeno 50 anni, durante i quali non vi è alcun obbligo di verifiche strutturali, a meno che non via sia stato qualche evento particolarmente significativo (terremoti, inondazioni, ecc). Quello degli ormai ex proprietari di Tor di Valle era dunque eccesso di zelo? Secondo Papalia «sì», visto che sotto la tettoia sedevano ogni settimana migliaia di scommettitori. Meglio stare tranquilli, insomma, soprattutto se l’opera è «audacissima» e la prova più difficile del collaudo, nel collaudo non c’è.

(M.Vincenzoni)

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