Romanisti appesi. Indagano i pm

Gli ultras laziali: “E’ stato un sano sfottò post derby”

di Redazione, @forzaroma

Procurato allarme. Alla fine di una giornata carica di polemiche e preoccupazioni, gli investigatori hanno fatto sapere che sulla vicenda dei quattro manichini “giallorossi”, impiccati sul ponte pedonale di via degli Annibaldi, non si procederà per il reato di minacce. Si tratterebbe di uno “scherzo” tra tifosi, che non poteva però essere ignorato dagli uomini della Digos. Quando il sano sfottò delle curve sfugge di mano, è possibile vedere anche i fantocci di calciatori della squadra avversaria appesi per il collo con le maglie dei giocatori della Roma: De Rossi, Nainggolan e Salah. Con il Colosseo a fare da sfondo, la cartolina dell’orrore è stata completata da uno striscione che recitava: “Un consiglio senza offesa, dormite con la luce accesa”. Ma andiamo con ordine. Giovedì, intorno a mezzanotte, le forze dell’ordine sono state allertate dalla macabra presenza. In un primo momento si era ipotizzato che si trattasse di un gesto messo in atto dalla tifoseria giallorossa, nell’intento di protestare contro i risultati non proprio soddisfacenti che la Roma ha conseguito nell’ultimo periodo. Le indagini, però, scattate immediatamente, hanno presto risolto il mistero, grazie anche all’intervento chiarificatore degli ultras biancocelesti che hanno parlato di “sano sfottò che genera il derby capitolino”. La faccenda deve essere inquadrata in quel botta e risposta tra gli ultras della Lazio e i sostenitori giallorossi. Una dialettica iniziata durante l’ultimo derby, quando in curva nord era apparso uno striscione: “Arrivederci al prossimo incubo”. Evidentemente gli ultras della Roma erano già pronti a rispondere, visto che dalla curva sud si era presto replicato: “Dormiremo sogni tranquilli”. Tralasciando gli errori grammaticali, la querelle sembrava essere finita lì, anche se la vittoria della Lazio aveva generato un finto funerale inscenato a Trigoria il giorno successivo al derby. Anche in quel caso il tocco macabro non era mancato, considerando la bara e le sagome disegnate per terra, quasi a rappresentare la morte, calcisticamente parlando, della squadra. In quel caso si era parlato di un cattivo gusto.

Trascorsi alcuni giorni, ecco arrivare un siparietto ancora più tetro: la scoperta dei manichini impiccati davanti al Colosseo. Un rinvenimento che ha portato gli inquirenti, almeno nelle prime ore, a formulare diverse ipotesi. Forse anche a causa delle ultime vicende giudiziarie legate proprio ad una parte del tifo giallorosso. Nei giorni scorsi, infatti, l’operazione condotta dal sostituto procuratore, Eugenio Albamonte, ha portato al fermo di 13 persone sottoposte a misura cautelare dagli agenti della Digos. Le indagini sono partite a seguito all’aggressione avvenuta il 31 marzo 2016, a 3 giorni al derby Roma-Lazio. Le maglie azzurre indossate da alcuni turisti simpatizzanti per i biancocelesti, hanno provocato la reazione di un gruppo di tifosi della Roma che hanno organizzato una spedizione punitiva, terminata con un brutale pestaggio e una persona ferita con un coltello, all’interno del pub Yellow di via Palestro. Questa volta, gli ultras della curva nord hanno ridimensionato l’accaduto rivendicando il gesto e riconducendolo agli scherni tra tifoserie. A risolvere definitivamente l’enigma, un video diffuso sul web. Nel filmato si intravedono nella penombra una ventina di tifosi, affacciati sulla passerella da cui penzolano i manichini “giallorossi”. La stessa passerella su cui era esposto lo striscione. Insomma, secondo gli ultras il tutto rientra nella dialettica tra tifoserie rivali. Ma la Digos non la pensa così e ha ipotizzato il reato di procurato allarme. La procura di Roma, in particolare il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari, attende il deposito ufficiale degli atti. Grazie al video, inoltre, gli inquirenti stanno identificando le persone che hanno partecipato a questa sorta di esibizione.

(Ossino-Musacchio)

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